Migranti, i mercanti di uomini: un business da dieci miliardi l'anno

Migranti, i mercanti di uomini: un business da dieci miliardi l'anno
di Silvia Barocci
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Lunedì 20 Aprile 2015, 06:36 - Ultimo aggiornamento: 07:50

La cifra la offre lo stesso premier Renzi: gli scafisti arrestati sino ad oggi sono 976. Ma il dato in sé dice poco. Perché a finire (non sempre) in carcere sono traghettatori che, talvolta in condizioni del mare proibitive, spingono a forza centinaia di migliaia di disperati su imbarcazioni di fortuna, mentre a farla franca sono quasi sempre i boss di un mercato fiorente i cui profitti fanno gola anche agli uomini dell'Isis per finanziare la jihad. Il network criminale dei trafficanti - stando all'Organizzazione internazionale per le migrazioni - intasca proventi tra i tre e i dieci miliardi di dollari l'anno, un traffico secondo solo a quello della droga. Non è un caso se l'ultima inchiesta della Dda di Palermo sia per associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina. I magistrati di Catania e Agrigento negli ultimi mesi hanno raccolto testimonianze tra i sopravvissuti delle traversate che confermano la medesima pista: in Libia, Sudan, Egitto e Siria la rete criminale fa capo sempre alle stesse persone. Che operano senza scrupoli pur di intascare, per ciascun viaggio, sui 3-4mila euro. Cifre che, durante l'operazione Mare Nostrum, sarebbero state scontate del 50% visto che le navi italiane, almeno fino al primo novembre scorso, si avvicinavano a poche miglia dalla Libia per salvare i migranti in difficoltà.

LA RETE

Che la situazione sia andata peggiorando negli ultimi due mesi e che il caos libico abbia rafforzato l'interesse delle milizie islamiche nel traffico di esseri umani le autorità italiane ne hanno avuto contezza dalla presenza di scafisti armati di kalashnikov, che non hanno esitato a sparare contro le motovedette italiane pur di impedire il sequestro delle imbarcazioni. Ma ci sono anche numerose intercettazioni che hanno portato, tre settimane fa, il gup Palermo Daniela Cardamone a spiccare un mandato d'arresto internazionale nei confronti di tre presunti trafficanti di esseri umani. Uno di questi, Ghermay Hermias, quarantenne etiope che da anni vive in Libia, parlando al telefono con uno scafista gli prospetta incassi record: «ho raccolto un milione di dollari con l'ultimo barcone». Di lui gli investigatori sanno quasi tutto: gestisce una fattoria dove nasconde fino a 600 clandestini e si sposta tra i porti di Garabulli, Zawia e Zuwara. Per ciascun viaggio chiede tra i 1.200 e i 1.600 dollari a testa e al telefono vanta buoni contatti con la «polizia libica». Il secondo nome nella lista dell'Interpol è quello di John Maray, sudanese che si sposta tra Khartoum e la Libia. Viene considerato una persona affidabile. «Per organizzare i viaggi - confida al telefono ad un altro trafficante - vanno rispettati determinati fattori e cioè che le partenze non devono avvenire col mare in tempesta e non bisogna dare adito alle lamentele dei migranti».

L'EGIZIANO

Il terzo è invece un eritreo, Shamshedin Abkadt, latitante. Potrebbe invece trovarsi in Turchia un altro boss, 32 enne, del Nord dell'Egitto, le cui intercettazioni sono finite agli atti di un'inchiesta della procura di Catania. E' Ahmed Mohamed Farragh Hanafi, considerato uno dei capi del traffico illegale di profughi siriani ed egiziani. Capace di organizzare tutto nel minimo dettaglio, anche l'assistenza legale per gli scafisti fermati a Catania: «L'avvocato ti sta arrivando direttamente, gli sto mandando dei soldi».