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Rigopiano, i periti della Procura: «L'hotel andava evacuato»

Rigopiano, i periti della Procura: «L'hotel andava evacuato»
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Mercoledì 29 Novembre 2017, 14:34 - Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 01:20

Per salvare le vite umane era necessario evacuare l'hotel due giorni prima della tragedia. Lo scrivono i periti della Procura di Pescara: «Tale evacuazione avrebbe dovuto avvenire già dal primo pomeriggio del 16 quando sia i bollettini meteorologici e il relativo avviso di condizioni meteorologiche avverse sia il bollettino valanghe emesso dal Servizio Meteomont avevano confermato lo scenario di precipitazioni nevose intense e di possibile attività valanghiva». La valanga avrebbe comunque distrutto l'hotel, ma «la sospensione temporanea dell'esercizio dell'Hotel Rigopiano e la tempestiva evacuazione delle persone» avrebbe permesso di salvarli prima «ben prima che i quantitativi di neve al suolo rendessero ingestibile la percorribilità della strada provinciale».

La zona dove era costruito l'Hotel Rigopiano era un'area soggetta a valanghe. È quanto emerge ancora dalla relazione dei periti della procura di Pescara che indaga su quanto avvenuto a Farindola il 18 gennaio 2017. Con 29 vittime, quella dell'Hotel Rigopiano è la più grave tragedia causata da una valanga avvenuta in Italia dal 1916. Secondo i periti inoltre la causa della slavina non furono le scosse di terremoto registrate quella mattina. «Si può concludere, con una ragionevole certezza, che le scosse sismiche non hanno giocato un ruolo causale diretto per il distacco della valanga, la quale viceversa è stata innescata per carico gravitativo». «L'evento del 18 gennaio - aggiungono - può essere considerato relativamente eccezionale per la sua entità e magnitudo ma certamente e oggettivamente prevedibile sulla base di analisi, anche routinarie, in materia di geologia, geomorfologia, nivologia, climatologia e ingegneria della montagna», concludono i periti. Uno di loro, Igor Chiambretti, al Tgr Abruzzo la scorsa settimana aveva anticipato come si potesse «evitare la perdita delle vite umane. Il danno all'edificio era non evitabile, anche se l'edificio era costruito secondo buoni criteri, ma le pressioni di impatto erano tali che avrebbero distrutto anche un bunker in cemento armato».

 

 

«Il bacino valanghivo al termine del quale era ubicato l'Hotel Rigopiano dimostra di avere tutte le caratteristiche morfologiche, morfometriche, vegetazionali e nivologiche per poter essere catalogato quale un sito valanghivo soggetto a fenomeni di magnitudo anche elevata con tempi di ritorno estremamente variabili (indicativamente da 3 a 12 anni per gli eventi di media magnitudo e da 36 a 72 anni per gli eventi di magnitudo estrema)», si legge nel documento, redatto da Bernardino Chiaia, Igor Chiambretti e Barbara Frigo, che confermano quanto già emerso nel gennaio scorso a seguito dell'inchiesta svolta dal Forum H2O, che aveva per primo denunciato come l'hotel fosse stato costruito sui detriti conoidi delle valanghe.
 

«L'analisi morfometrica sin qui svolta e la comparazione di diverse riprese aeree fotografiche (che coprono il periodo tra il 1945 e l'attuale) consentono di confermare la presenza di due conoidi miste i cui agenti morfogenetici e deposizionali sono ascrivibili, con sicurezza, ai processi gravitativi di versante (colate detritiche, valanghe, processi eluvio- colluviali e frane di crollo) - proseguono i periti - Si rileva altresì un'assoluta negligenza da parte dei soggetti preposti nel fatto di non aver considerato l'area in oggetto come area valanghivo, nonostante le notevoli storiche emergenti, anche in assenza di studi specifici commissionati. Ciò ha comportato l'omissione della messa in atto di procedure di protezione e/o di opere di difesa».

Dalla lettura delle carte aeree quindi si comprende come «particolare il vallone che insiste sulla località di Rigopiano, mostri evidenti e numerose tracce di attività valanghiva avvenuta nel corso dell'inverno 1944-1945. Buona parte del bosco risulta rimosso lungo il percorso della valanga e la conoide è pressoché priva di alberi salvo alcune piante isolate - concludono i periti - Sono ben visibili, nelle valli limitrofe, numerose tracce penetranti (corridoi di deforestazione di colore grigio chiaro) causate dallo scorrimento di valanghe nella fascia occupata dalle faggete».

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