Aspettava la grazia per aver ucciso ladro che gli rubava il suv: si costituisce imprenditore latitante

Aspettava la grazia per aver ucciso ladro che gli rubava il suv: si costituisce imprenditore latitante
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Lunedì 15 Settembre 2014, 14:24 - Ultimo aggiornamento: 20:49

Era in attesa che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si esprimesse sulla richiesta di grazia nei suoi confronti.

Ma non essendo arrivata alcuna risposta, stamattina Antonio Monella, imprenditore bergamasco condannato in via definitiva a 6 anni e 2 mesi di cella per aver ucciso, nel 2006, un ladro albanese che gli stava rubando il suv fuori casa, ha deciso di costituirsi e di presentarsi nel carcere di Bergamo, dove ora si trova rinchiuso. Per raccogliere firme a favore della richiesta di grazia si era mosso anche il mondo politico locale con un sostegno bipartisan all'imprenditore: per lui si era mosso anche il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, più volte a casa di Monella per dimostrargli la sua vicinanza, ma anche il sindaco di Arzago d'Adda, Gabriele Riva, che è pure segretario provinciale del Partito democratico, oltre a vari parlamentari di diversi schieramenti.

Monella aveva chiesto la grazia a Napolitano lo scorso marzo, pochi giorni dopo la sentenza definitiva del 25 febbraio. Intanto gli era stato concesso un differimento di 6 mesi della pena, che però era scaduto a fine agosto. Non arrivando alcuna notizia dal Quirinale, a breve il procuratore di Bergamo Francesco Dettori avrebbe dovuto dare esecuzione alla pena, facendo dunque scattare l'arresto. Così stamattina, alle 10, accompagnato dal figlio ventiseienne Alberto e dal suo legale, l'avvocato Enrico Mastropietro, Antonio Monella ha raggiunto il carcere di Bergamo.

Oggi il comitato che si è costituito per raccogliere le firme a favore della grazia ha emesso una nota, nella quale ribadisce la necessità di arrivare a un provvedimento di clemenza da parte del Capo dello Stato: «Nel rispetto della sentenza, ci permettiamo di sollecitare nuovamente la concessione del beneficio della grazia, quantomeno parziale, per far sì che la pena venga comunque eseguita, ma con modalità diverse dal carcere, tenuto conto del comportamento del condannato e delle particolari circostanze in cui si è consumato il tragico evento». «Mio papà ora è in carcere. Non è fuggito - ha invece sottolineato il figlio Alberto fuori dalla casa circondariale -. Speriamo che questo comitato e queste parole siano un segnale forte anche per Roma».

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