Gomorra girata nella casa del clan. Il manager: «Per noi un set perfetto»

Gomorra girata nella casa del clan. Il manager: «Per noi un set perfetto»
di Dario Sautto
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Martedì 19 Settembre 2017, 10:03 - Ultimo aggiornamento: 12:46

Torre Annunziata. «Io non sapevo che quella fosse la casa di un vero boss di camorra». Si è difeso, ieri, Gianluca Arcopinto, organizzatore generale della prima serie di Gomorra, finito a processo insieme al location manager Gennaro Aquino con l'accusa di favoreggiamento personale alla famiglia Gallo, camorristi del parco Penniniello di Torre Annunziata già condannati in via definitiva per aver imposto il pizzo proprio alla Cattleya, la casa cinematografica che ha prodotto la fiction. Ieri, dinanzi al giudice monocratico Gabriella Ambrosino del tribunale di Torre Annunziata, Arcopinto si è sottoposto all'esame, rispondendo alle domande anche dei legali e del pm Maria Benincasa.

«Non ho scelto io quella sede ha detto perché questo era il compito di Aquino. Dopo la bocciatura delle altre location e le difficoltà di trovarne una a Scampia, ci trovammo in piena emergenza. Non avevamo ancora il set giusto per girare alcune scene e alla fine fu proposta la villa dei Gallo. L'ok arrivò direttamente dal regista e dallo scenografo, che visitarono la casa e decisero di sceglierla». Lì furono girate tutte le scene della prima serie: l'abitazione del boss Francesco Gallo, soprannominato Francuccio o pisiello, divenne «casa Savastano», la residenza del capoclan Pietro della fiction. A febbraio 2013 arrivò la stipula del contratto con i Gallo e fu versato un acconto, a marzo iniziarono i lavori «perché la casa andava adeguata e furono spesi molti soldi», ma il 4 aprile spuntò l'intoppo. Gallo fu arrestato per associazione mafiosa e traffico di droga, la casa fu sequestrata e la produzione andò in tilt. «Durante quei giorni ha spiegato Arcopinto non sapevamo se effettuare lì le riprese, oppure partire nuovamente con la ricerca di una location. Poi, Giovanni Stabilini (amministratore delegato della Cattleya, ndr) decise di andare avanti, e da quel momento la produzione prese in mano la situazione. Avevano loro i rapporti con l'amministratore giudiziario della casa e con la magistratura, io non ho saputo più nulla».
Il clamore dell'operazione «Mano nera» contro la camorra di Torre Annunziata, però, secondo Arcopinto non era stato avvertito da chi stava girando la serie tv: «Io mi interfacciavo solo con l'avvocato di Francesco Gallo e sapevo che era stato arrestato semplicemente per spaccio di droga. Poi, a settembre, quando ero già fuori dalla produzione, scoprì che in realtà era accusato di reati gravissimi». A giugno, infatti, Arcopinto era stato rimosso «perché avevamo speso troppo senza aver concluso ancora le riprese» e fu nominato organizzatore generale Matteo De Laurentiis, unico prosciolto in udienza preliminare perché «subentrato dopo i fatti». Nel frattempo, il processo principale si è chiuso anche in Cassazione: Gallo è stato condannato a 6 anni di carcere e spedito al 41-bis, il regime duro. Il padre, Raffaele «zì Filuccio» che aveva i rapporti con alcuni referenti della Cattleya durante la detenzione del figlio, è in cella per scontare 5 anni e 8 mesi, mentre la madre Annunziata De Simone che aveva riportato l'«imbasciata» dal colloquio in carcere è stata condannata a 5 anni e 4 mesi, tutti con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Alla prossima udienza fissata esattamente un mese prima dell'uscita della terza serie saranno ascoltati proprio Stabilini e Riccardo Tozzi, produttore di Gomorra, indicati come testi dalla difesa di Arcopinto. Cattleya, come per il primo processo, non è parte civile.

 

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