«Garlasco, graffi freschi sul braccio di Stasi». In aula l'ad dell'azienda Atala

«Garlasco, graffi freschi sul braccio di Stasi». In aula l'ad dell'azienda Atala
3 Minuti di Lettura
Lunedì 3 Novembre 2014, 12:38 - Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 11:22

Con l'audizione dell'amministratore delegato della Atala è ripresa oggi a Milano l'udienza del processo di appello bis a carico di Alberto Stasi, imputato per l'omicidio di Chiara Poggi, l'allora sua fidanzata uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007.

La deposizione del manager della azienda produttrice di biciclette fa parte di un pacchetto di sette nuove testimonianze disposte alla scorsa udienza dalla prima Corte d'Assise d'Appello sulla bici nera da donna, le scarpe e sui presunti graffi sull'avambraccio di Alberto.

L'ad della Atala dovrà fornire chiarimenti sui pedali in dotazione della bicicletta Umberto Dei bordeaux sequestrata ai tempi dell'inchiesta. Pedali che, secondo gli accertamenti della parte civile, sarebbero stati scambiati con quelli montati sulla bicicletta nera da donna nella disponibilità degli Stasi e acquisita lo scorso aprile. I sette testi dovrebbero essere esaminati tutti in giornata e rispondere alle domande di accusa, difesa, parte civile e giudici. In aula, come ad ogni udienza, sono presenti i genitori di Chiara e anche l'ex studente bocconiano.

Due graffi «freschi» all'interno dell'avambraccio sinistro di Alberto Stasi, di cui però non esistono fotografie, e che l'ex studente bocconiano aveva giustificato, senza però metterlo a verbale, come provocati dal suo cane. Lo hanno ribadito oggi al processo d'appello bis i due brigadieri della stazione dei carabinieri di Garlasco, dai quali il giovane il 13 agosto 2007 si precipitò a dare l'allarme subito dopo aver scoperto il corpo senza vita della sua fidanzata. I due militari, come ha riferito Paolo Reale, cugino di Chiara e consulente informatico della famiglia Poggi, hanno spiegato ai giudici di aver notato, quando Stasi si trovava fuori dalla villetta di via Pascoli (aveva accompagnato i due carabinieri dopo averli avvertiti), due graffi «freschi» all'interno dell'avambraccio sinistro di Stasi che avrebbero dovuto essere fotografati al ritorno in caserma.

Entrambi i testimoni hanno affermato di aver fatto presente ai loro superiori gerarchici, e che coordinavano le indagini, dei due segni «rossi» e della necessità di fotografarli, cosa che invece non avvenne. Le testimonianze dei due brigadieri, che nel pomeriggio hanno deposto in aula, sono state raccolte dal pg di Milano Laura Barbaini, assieme a quelle di altre persone,la scorsa estate nel corso di approfondimenti di indagine. Di una serie di queste testimonianze la difesa, che si è riservata di depositare memorie per la prossima udienza in calendario per il 13 novembre, ha chiesto l'acquisizione agli atti del processo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA