Scrisse ai genitori «mi odiate» e si lanciò dal tetto della scuola. Padre e madre condannati a tre anni

Giovedì 14 Giugno 2018
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Scrisse ai genitori «mi odiate» e si lanciò dal tetto della scuola. Padre e madre condannati a tre anni

Si lanciò dal tetto della sua scuola dopo avere scritto una lettera e girato un video con terribili accuse per i suoi genitori: «Mi odiate, non mi rimpiangerete». E' accaduto quattro anni fa a Forlì e adesso è giunta la sentenza per il padre e la madre di Rosita Raffoni, 16 anni.

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Una condanna a tre anni e quattro mesi di carcere per il reato di maltrattamenti e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, oltre al pagamento delle spese processuali. È quanto ha deciso la Corte d'Assise di Forli, presieduta da Giovanni Trerè, nei confronti dei coniugi Roberto Raffoni e Rosita Cenni, chiudendo così il processo di primo grado aperto per il suicidio della figlia sedicenne della coppia, Rosita Raffoni, che il 17 giugno 2014 si lanciò dal tetto dell'istituto scolastico che frequentava, lasciando in un messaggio video sul suo telefonino e in una lettera pesanti accuse sul comportamento dei genitori tali dallo spingerla a farla finita.

Il padre della ragazzina è stato invece assolto, «perchè il fatto non costituisce reato», dall'ipotesi di istigazione al suicidio. Alla lettura della sentenza, arrivata dopo circa sette ore e mezza di camera di consiglio, non erano presenti i due i coniugi diversamente da quanto accaduto durante le precedenti sedici udienze del procedimento. Rispetto alle richieste avanzate dalla difesa rappresentata dall'avvocato Marco Martines - che aveva chiesto l'assoluzione per i suoi assistiti - e della pubblica accusa, rappresentata dalla Pm, Sara Posa - che aveva chiesto sei anni di carcere per Roberto Raffoni per istigazione al suicidio e maltrattamenti e due anni e sei mesi per Rosita Cenni per maltrattamenti - la Corte d'Assise con la sua sentenza ha parzialmente accolto la richiesta per l'uomo mentre per la moglie il verdetto è stato più severo di quanto chiesto dal Pubblico Ministero.

Il procedimento forlivese, che oggi ha vissuto il suo primo epilogo, aveva preso le mosse dalla morte della 16enne che, prima di buttarsi dal tetto della sua scuola, aveva lasciato un video girato col telefonino e una lettera. Grido di dolore e atto d'accusa al tempo stesso.

Sorta di testamento-denuncia impossibile da ignorare per la magistratura inquirente. Verso la fine della requisitoria della Pm forlivese, nelle scorse settimane, era stato fatto sentire in aula - a porte chiuse - un estratto del lungo filmato girato dall'adolescente col suo telefonino prima del gesto estremo. Dalla voce della 16enne, i giudici avevano potuto ascoltare le accuse rivolte ai genitori cui la ragazza diceva di averla odiata aggiungendo che, proprio per questo, il suo suicidio a loro non sarebbe loro dispiaciuto tanto.

Nella registrazione Rosita aveva sottolineato che i genitori non l'avevano mai capita, conosciuta, né accettata per quello che era. La ragazza, ancora, aveva anche manifestato il dispiacere di lasciare la vita, spiegando che avrebbe voluto fare tante cose, andare all'estero, avere un ragazzo, rendere felice qualcuno. Parole risuonate in un aula di Tribunale che, oggi, ha emesso la sua sentenza.

Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 22:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA