Expo, i 5 arrestati restano in carcere. Un'interrogato dice: «Maschera? Per lo smog»

Expo, i 5 arrestati restano in carcere. Un'interrogato dice: «Maschera? Per lo smog»
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Lunedì 4 Maggio 2015, 16:10 - Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 15:57

Il gip di Milano, Donatella Banci Buonamici, ha convalidato gli arresti e disposto la misura cautelare in carcere per le cinque persone fermate venerdì scorso durante le devastazioni a Milano nel corteo No Expo. Si tratta di Jacopo Piva, milanese di 23 anni, Heidi Panzetta, residente a Milano e di 42 anni, Anita Garola, milanese di 33 anni, Davide Pasquale, 32 anni di Alessandria e Mirko Leone, 27 anni di Lodi.

Il giudice, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e del pm Piero Basilone, ha disposto il carcere per le cinque persone accusate di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall'uso di oggetti atti ad offendere (armi improprie come mazze, bastoni e pietre) e dal numero di persone. Stando agli atti dell'indagine, gli arrestati per contrapporsi con violenza alle forze dell'ordine durante le devastazioni di venerdì scorso hanno lanciato contro gli agenti anche bottiglie e un grosso masso di cemento.

Interrogati dal giudice nel carcere milanese di San Vittore, gli arrestati, tutti accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall'uso di armi improprie e dal numero dei partecipanti, hanno respinto gli addebiti.

Jacopo Piva, residente a Rozzano, nell'hinterland milanese, lavora come commesso in un negozio di calzature. Alle spalle ha solo una denuncia, lo scorso agosto, per aver tracciato una 'tag' su una pensilina. Il giovane, secondo quanto ha riferito il suo difensore, l'avvocato Loris Panfili, ha raccontato al gip di essere andato a Milano solo per «partecipare alla manifestazione del primo maggio, contro il precariato contro l'Expo» e di essersi trovato «nel mezzo degli scontri provocati da altre persone». Ha spiegato inoltre che la mascherina, trovata dalle forze dell'ordine nel suo zaino, «serviva solo per

riparare dallo smog circolando in bicicletta».

«La mia assistita ha spiegato di non aver partecipato agli scontri, e di essere andata al corteo con alcuni amici per manifestare pacificamente», ha spiegato l'avvocato Paolo Antimiani, difensore di Heidi Panzetta, la donna 41enne, che ha una figlia e lavora come barista, arrestata il primo maggio in zona Pagano. «È accusata di aver preso dei bastoni in mano ma lei ha negato tutto - ha sottolineato - spero che i filmati chiariscano la situazione».

Ha respinto gli addebiti anche Pasquale Davide, elettricista 32enne di Tortona (Alessandra), accusato anche di lancio di oggetti pericolosi. «Ha spiegato di aver solo raccolto un bullone e di averlo gettato subito a terra - ha sostenuto il suo difensore, l'avvocato Daniele Cattaneo -, e di essersi coperto il volto con la felpa per ripararsi dal fumo dei lacrimogeni. Non è contrario a Expo - ha concluso - ed è venuto a Milano per partecipare alla 'May day parade' del primo maggio in quanto lavoratore precario».

Il pm I cinque arrestati avrebbero agito in un contesto di «violenza collettiva» contro le forze dell'ordine, ha spiegato la Procura di Milano nella richiesta di convalida degli arresti e di misura cautelare. Secondo il pm, la resistenza contestata agli arrestati si è caratterizzata per un'aggressione attiva e violenta nei confronti degli agenti in servizio. Nell'atto con cui la Procura ha chiesto il carcere per gli arrestati, da quanto si è saputo, si evidenzia la differenza tra la resistenza 'classicà di un uomo che si oppone all'intervento delle forze dell'ordine per non farsi identificare o per fuggire e quella che avrebbero messo in atto i cinque, i quali avrebbero aggredito gli agenti con lancio di pietre e l'uso di bastoni.

In un caso sarebbe stato lanciato anche un intero blocco di cemento. Si è trattato, dunque, secondo la Procura, di una vera e propria azione violenta e aggressiva contro le forze dell'ordine, inserita in un contesto di «violenza collettiva». Nei verbali d'arresto, poi, vengono specificate le singole condotte di resistenza attribuite agli arrestati. Si fanno cenni inoltre al danneggiamento dell'arredo urbano, anche se questa parte di indagine dovrà essere approfondita, anche grazie all'analisi dei filmati, e potrebbe portare a ipotizzare il reato di devastazione nei confronti degli arrestati e di altri soggetti.

Gli arrestati, ha aggiunto il pm, hanno agito in un «contesto di devastazione collettiva con attività violente e pericolose mettendo a rischio anche l'incolumità dei cittadini» presenti nelle strade, teatro della guerriglia urbana.

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