Expo, la Corte dei Conti archivia accuse all'ex ad Sala su forniture di 6mila alberi

Expo, la Corte dei Conti archivia accuse all'ex ad Sala su forniture di 6mila alberi
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Venerdì 6 Luglio 2018, 18:39 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 15:27

Giuseppe Sala, sindaco di Milano ed ex commissario unico di Expo, incassa un altro proscioglimento per la vicenda della fornitura di 6mila alberi per arredare il sito affidata nel 2013, con assegnazione diretta e senza gara, alla Mantovani spa, che aveva vinto l'appalto per la Piastra dei Servizi.

Dopo la decisione del gup dello scorso marzo in sede penale, che cancellò l'accusa di abuso d'ufficio, ora infatti la Procura della Corte dei Conti della Lombardia ha deciso di archiviare per l'ex ad dell'Esposizione Universale la contestazione per danno erariale, che gli era stata notificata a inizio anno. Negli atti, infatti, hanno stabilito i magistrati contabili, non c'è alcun «elemento utile dal quale desumere» la «consapevolezza o la possibilità di conoscenza da parte del dott. Sala della diseconomicità del prezzo della fornitura » sulle cosiddette «essenze arboree». Gli stessi pm, in realtà, hanno individuato che ci sarebbe stato un danno di oltre 2,2 milioni di euro alla società pubblica Expo 2015 spa nell'affidare quella fornitura alla Mantovani. E ciò perché, stando anche ad un audit interno, il prezzo congruo della fornitura avrebbe dovuto essere di poco più di 2 milioni e, invece, alla Mantovani, che tra l'altro subappaltò quei lavori a meno di 1,7 milioni, Expo versò circa 4,3 milioni. Ad ogni modo, ha chiarito la Procura contabile, guidata da Salvatore Pilato, questo danno non può essere imputato a Sala ma al «responsabile del procedimento», al «progettista» e all'«organo deputato alle attività di assistenza e di supporto».

E quindi gli atti di citazione (l'udienza alla Corte dei Conti è fissata per il 10 luglio) sono stati inviati rispettivamente all'ingegnere Dario Comini, che per conto di Metropolitana Milanese spa ha «curato il progetto esecutivo propedeutico all'affidamento» e all'ex manager Expo Angelo Paris, ex «responsabile unico del procedimento, che ha curato i profili della definizione amministrativa ed economica dell'offerta contrattuale, risultata svantaggiosa». E ad Antonio Rognoni, ex dg Ilspa, la cui condotta «ha comportato gravi vizi ed errori nell'espletamento delle attività di assistenza e di supporto al responsabile del procedimento ed alla stazione appaltante». La responsabilità, chiariscono i magistrati, «non può estendersi all'ad che ha deliberato la spesa contrattuale», perché ha «fatto legittimo e ragionevole affidamento sul contenuto degli atti provenienti dagli uffici tecnici». In più, così come già il gup aveva evidenziato prosciogliendo Sala, i pm contabili hanno evidenziato «la legittimità formale» dell'allora ad nel «procedere con l'affidamento diretto», senza gara, di quella fornitura, dati i suoi poteri di deroga, essendo commissario unico. Su questo fronte, tuttavia, i sostituti pg Vincenzo Calia e Massimo Gaballo hanno impugnato il provvedimento del giudice davanti alla Corte d'Appello (l'udienza deve essere ancora fissata) chiedendo che il sindaco venga mandato a processo per abuso d'ufficio. E mentre per un'altra accusa di turbativa d'asta gli stessi pg hanno chiesto l'archiviazione, il primo cittadino è già a processo, con udienza al 27 settembre, per falso per la presunta retrodatazione di due verbali.

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