Due giovani su tre favorevoli alla pena di morte

Due giovani su tre favorevoli alla pena di morte
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Venerdì 12 Maggio 2017, 13:32 - Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 14:22

La disoccupazione fa paura. Lo dice il 22,9% dei giovani intervistati nell'ambito dal Quinto Rapporto di ricerca realizzato dall'Osservatorio «Generazione Proteo» della Link Campus University che, quest'anno, ha intervistato circa 20 mila ragazzi italiani, fra i 17 e i 19 anni. Il rapporto è stato presentato oggi a Roma. Secondo la ricerca quasi 4 giovani su dieci (il 37,5%) hanno una preoccupazione ancora più alta, quella di non poter realizzare i propri sogni. Disposta a fare sacrifici (29,7%), la cult generation è pronta anche ad andare all'estero dove, per il 45,1%, è molto più facile fare impresa. Pronta ma non entusiasta: il 38% degli intervistati sostiene infatti che lasciare l'Italia non gli piacerebbe affatto.

Preoccupazione, paura e rabbia emergono quando si parla di terrorismo, rischio che, per il 69,3% degli intervistati, esiste anche per l'Italia. Ma, nonostante questo, il 79,8% dei ragazzi intervistati dice di non aver modificato le proprie abitudini. La politica resta lontana con il 67,1% degli intervistati dice che gli interessa poco o per nulla. I giovani dimostrano vicinanza anche agli immigrati: il 37,8% li considera un'emergenza umanitaria, mentre il 24,5% una questione internazionale. Una «società giusta», del resto è quella in cui si rispetta la legge (26,9%), si tutelano i diritti (25,7%) e si rendono uguali le persone (21,4%).  Guai però a sgarrare: il 62,4% degli intervistati non rifiuta la pena di morte.

Per il 41,6% dei ragazzi essere colti vuol dire innanzitutto conoscere, ma anche avere la giusta dose di curiosità (19,4%) e mantenere legami con la tradizione (14,9%). Secondo il 18,4% la cultura rappresenta uno dei modi in cui declinare il «vivere all'italiana». Decisivo il ruolo della scuola, sinonimo di crescita per il 40,8% dei giovani, ma non sufficiente: il 26,2% ritiene infatti che si diventa persone colte anche viaggiando e conoscendo tradizioni diverse. «Una generazione futuristicamente tradizionale - spiega Nicola Ferrigni, direttore dell'Osservatorio Generazione Proteo e docente della Link Campus University- che reagisce alla fluidità del presente ancorandosi alla cultura, dalle sue forme più tradizionali alle sue espressioni più nuove e originali quali la street art, i video clip, finanche il cake design, per dare tangibilità alla propria esperienza quotidiana e, nel contempo, per trasformare in futuro quella dimensione temporale coniugata al presente continuo in cui vive».

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