Clochard, da Roma a Milano in Italia sono 51mila. E il fenomeno ora raggiunge la provincia

Lunedì 19 Febbraio 2018 di Franca Giansoldati
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CITTÀ DEL VATICANO - In Italia fino a qualche anno fa i senzatetto si concentravano soprattutto nelle grandi città. Si aggregavano in particolar modo attorno alle stazioni, dove non era difficile notare che, sul fare della sera, a gruppi, cercavano un angolo tranquillo e riparato dove potersi sistemare per passare la notte. Milano, Bologna, Torino ma anche a Roma, a Palermo o a Napoli. Gli anni della crisi hanno però amplificato il fenomeno e lo hanno esteso alle province. Un po' per effetto della massiccia ondata migratoria che non è riuscita ad integrare migliaia di stranieri, un po' per i rovesci della vita di tanti italiani di mezza età che, dopo avere perso il lavoro, non sono più riusciti a riemergere e rientrare nel sistema; spesso soli e alla deriva si sono lasciati andare fino a diventare homeless, senza fissa dimora.

LA SITUAZIONE
Gli indicatori raccontano che non si diventa senzatetto da un giorno all'altro. Ci sono tanti segni rivelatori fino all'ultima tappa, quella che esclude qualsiasi appiglio. Lo raccontano gli stessi clochard che si trovano a San Pietro la notte, mentre le statistiche nazionali registrano implacabili un incremento costante. Un esercito di disperati che si estende anche ai piccoli centri. Cittadine benestanti del Nord, come Modena, Reggio Emilia, Pavia, Bergamo, Aosta, Pordenone, Bolzano non sono più estranee al fenomeno.

Ne sanno qualcosa i vescovi e i parroci che alimentano la preziosa rete delle Caritas e del volontariato notturno per distribuire coperte e bevande calde. È la tragica realtà dei senzatetto.

Le stime Istat dicono che gli homeless superano i 51mila. Pensare che nel 2011 erano 47mila. Grosso modo rappresentano lo 0,2% della popolazione residente. Nell'85% dei casi sono di sesso maschile e con un'età media di 44 anni; il 58% di loro è straniero e si trova prevalentemente al Nord (56%). Solo il 28% ha un lavoro con un livello di istruzione generalmente basso e appena un terzo possiede il diploma di scuola media superiore.
Ma i numeri naturalmente non dicono tutto. Si tratta di stime al ribasso, basta transitare nelle grandi stazioni che sono diventate un barometro di previsione dello stato socio economico del Paese.

A Roma Termini funziona a tempo pieno l'Ostello Caritas, intitolato a don Luigi Di Liegro, un sacerdote romano che aveva iniziato a occuparsi degli homeless trent'anni fa, quando erano pochi. Oggi solo da quell'hub vengono offerti a chi ha bisogno 500 pasti al giorno e fino a 300 posti letto nei 4.000 metri quadri di locali che il Gruppo delle Ferrovie dello Stato ha concesso in comodato gratuito alla Chiesa. I numeri di questa forma di welfare civile sono impressionanti: negli ultimi anni sono state registrate - solo nei centri realizzati nelle grandi stazioni - oltre 50.000 persone senza fissa dimora. Circa 90.000 profughi di varia origine sono passati per hub migranti di Milano Centrale.

IL VOLONTARIATO
Il lavoro non manca nemmeno agli Help Center che sono stati creati. I volontari raccontano di quasi 1 milione di interventi di aiuto, grazie a 2.000 volontari. Se non ci fosse la rete del volontariato - cattolico e non - sarebbe difficile affrontare la dimensione reale del fenomeno. Chi lavora nelle Caritas sa che la realtà è ben più complessa e preoccupante. Le rilevazioni statistiche sugli homeless non sono precise, perché basate sull'utilizzo dei servizi (mense, ostelli, centri di ascolto, ambulatori). Chi sfugge a ogni rilevazione sono coloro che fanno parte degli invisibili. In genere stranieri senza documenti, fantasmi che vagano nelle retrovie della povertà più estrema e degradata. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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