Massacro del Circeo, l'orrore nei verbali di Angelo Izzo

Mercoledì 6 Giugno 2018
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L'allora 17enne Rossella Corazzin scomparsa in Cadore

«Eravamo guerrieri, quindi stupravamo, rapinavamo, rubavamo. Questo come la nostra mentalità, aveva anche lo scopo di legarci tra noi, personaggi dell’ambiente pariolino». È l’orrore infinito che spunta dai verbali dell’interrogatorio reso da Angelo Izzo, mostro del Circeo, a Belluno, il 12 agosto del 2015 all’allora procuratore di Belluno, Francesco Saverio Pavone. In quell’orrore sarebbe finita, secondo la confessione choc di Izzo, anche Rossella Corazzin, la 17enne pordenonese di San Vito al Tagliamento, sparita nel nulla mentre era in vacanza a Tai di Cadore il pomeriggio del 21 agosto 1975. Su quella scomparsa l’ergastolano di Velletri spiegò al magistrato: «Facemmo la stessa cosa del Circeo. Il Circeo se lo rilegge alla luce di quanto le ho detto si accorgerà che è esattamente la stessa storia». Ecco il suo racconto di quel sequestro, stupro e omicidio, ricostruito attraverso gli stralci dei verbali dell’inchiesta.

L’INCONTRO «Incontrai questo Francesco Narducci e Stefano D. L., che erano più addentro a queste storie massoniche e mi dissero: “Se riusciamo prendiamo una vergine, sarebbe l’ideale per la cerimonia e facciamo un’iniziazione di massa. Gianni Guido - prosegue Izzo - era in vacanza a Cortina, già aveva fatto due o tre mesi lì. Mi dicono che ha conosciuto una ragazza vergine. Era perfetta in quanto vergine, tontolona, insomma, molto semplice da... Era di Pordenone, aveva 17-18 anni». «E come la rapiscono?
 
Le ha detto se c’era stato qualche approccio precedente con questa ragazza», chiede il procuratore. «Questa ragazza con Gianni si era vista qualche volta. Credo che non sia successo...ecco se intendiamo un approccio di sesso, credo di no. Però che si erano conosciuti, che Gianni l’aveva un po’ corteggiata, insomma, a modo suo. Gianni era un bellissimo ragazzo, tra l’altro...Aveva la casa a Cortina. Diciamo che è una famiglia...il padre era il numero due della Banca nazionale del lavoro e la mamma un’armatrice. Era gente ricca insomma». Gianni Guido dà un appuntamento a Rossella, quel pomeriggio a Tai, con la scusa di fare delle fotografie, così dice Izzo, che prosegue: «Lei è salita tranquilla in macchina, senza insospettirsi, con la scusa che doveva andare a fare delle foto».

IL RAPIMENTO
«Mi hanno raccontato che sono riusciti a farla salire senza problemi. Erano armati comunque. E questa (riferendosi a Rossella ndr) a un certo punto si è agitata, evidentemente ha capito qualche cosa, quando però era già in macchina e quindi erano preoccupati che qualche passante, o qualcuno potesse aver visto qualcosa, cioè, per cui se...la targa del Land Rover (auto che Izzo dice essere i proprietà di Marco A. che la guidava ndr) era pericoloso insomma. Questa era la questione. Comunque se la portarono via. Inizialmente a Perla Verde, dove Giampiero P. aveva un casale dietro Riccione. Era praticamente disabitato, infatti noi ci facemmo pur un omicidio là dentro». «Andai a trovare questa ragazza che stava prigioniera là, la tenevano piena di sonniferi. Era qualche giorno prima del mio compleanno, che è il 23 agosto». Sì perché Izzo non avrebbe partecipato al sequestro, visto che era in ferie a Positano, e racconta che tutte le informazioni le apprende al telefono dal Andrea Ghira e Gianni Guido. Quando incontra Ghira al Circeo, gli amici gli avrebbero detto: «Abbiamo trovato una per la cerimonia, la vuoi vedere?». «Io dissi: ormai non posso farci niente, che deve stare vergine, ma mi portarono a Perla Verde. Lì c’era Giampiero che la guardava, la sorvegliava, si davano il cambio. La tenevano imbottita di sonniferi, infatti io ci ho provato a parlarle, ma non.. stava lì rimbambita, insomma». Poi la descrive: «Era una ragazzetta così, non particolarmente attraente, poco truccata, un po’ cicciotella con i capelli ondulati non tanto alta». Non sa descrivere però come era vestita: «Mi pare che l’avessero cambiata, l’avevano vestita con una specie di camicia da notte. Non so come era vestita al momento del rapimento. Ne abusavano per un po’, ma senza violentarla perché alla cerimonia doveva essere vergine». Per Rossella, secondo il racconto di Izzo saranno 25 giorni di prigionia fino alla «consegna ai perugini» e alla cerimonia che sarebbe avvenuta sul lago Trasimeno a metà settembre del 1975. Un orrore infinito che si sarebbe chiuso con l’omicidio della ragazza.

Ultimo aggiornamento: 7 Giugno, 11:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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