Fondi pubblici al casinò di Saint Vincent, chiuse le indagini: la procura ipotizza danni per 140 milioni

Domenica 11 Febbraio 2018 di Claudia Guasco
3

MILANO Un intreccio tra politica e affari che ha portato il casinò al dissesto e, secondo la Corte dei conti, ha determinato un danno erariale da 140 milioni di euro. Il pm di Aosta Eugenia Menichetti ha chiuso le indagini sulle erogazioni pubbliche nell’ambito dei finanziamenti al casinò di Saint Vincent, inchiesta nella quale pochi giorni fa hanno ricevuto un avviso di garanzia anche l’ex presidente della Regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin e l’ex assessore al bilancio Mauro Baccega, indagati per truffa.

NESSUN RITORNO IN UTILE
 Rollandin e Baccega hanno ricevuto un invito a presentarsi in procura per essere interrogati lunedì 5 febbraio, ma come hanno fatto gli altri indagati hanno scelto di non comparire davanti al magistrato in questa fase delle indagini. Ora è arrivato l’avviso di chiusura indagini, notificato anche all’ex assessore al bilancio Ego Perron, agli amministratori della casa da gioco Luca Frigerio (dal 2008 al 2015) e Lorenzo Sommo (dal 2015 al 2017) e ai membri del collegio sindacale della Casinò de la Vallée spa Laura Filetti, Fabrizio Brunello e Jean Paul Zanini. Secondo l’accusa, nel corso degli anni è stato incrementato il credito di imposte anticipate in assenza di una prospettiva attendibile per la società di tornare in utile negli esercizi successivi. In base alle indagini, nel 2012 le reali perdite della società sono ammontate 25 milioni, a fronte dei 18 dichiarati; nel 2013 a 29 anziché 21; nel 2014 a 26 anziché 19; nel 2015 a 46,6 anziché 18,5. Le perdite sono emerse nel dicembre 2016, quando gli amministratori del casinò hanno sostenuto l’impossibilità di continuare a ipotizzare redditi futuri vista la difficile situazione della casa da gioco.

«INGIUSTO PROFITTO»
 In particolare gli ex assessori regionali al bilancio Augusto Rollandin (ad interim dall’8 febbraio 2012 al 25 luglio 2012), Mauro Baccega (dall’8 luglio 2013 al 10 giugno 2014), attuale assessore alle opere pubbliche, ed Ego Perron (dal 10 giugno 2014 al 10 marzo 2017), sospeso dal dicembre scorso in base alla legge Severino, «procuravano a Casinò de la Vallée spa un ingiusto profitto» facendo conseguire «finanziamenti regionali» alla casa da gioco nonostante fossero «consapevoli della reale situazione patrimoniale» e «della inconsistenza dei piani di sviluppo». I tre infatti, secondo gli inquirenti, hanno indotto «in errore con artifici e raggiri, la Regione autonoma Valle d’Aosta, che deliberava i finanziamenti, e la sua partecipata Finaosta, cui è demandato il servizio di tesoreria regionale». In sostanza, scrive la pm nell’avviso di chiusura indagini, avrebbero «dissimulato nei bilanci la reale consistenza delle perdite (in modo da poter formulare piani industriali di sviluppo in realtà irrealizzabili) e la prospettiva negli anni a venire di conseguire ulteriori esercizi negativi di esercizio». Inoltre, per quanto riguarda il solo Baccega, sarebbero stati attuati raggiri consistiti nell’omettere di evidenziare, in sede di approvazione della delibera concernente la ricapitalizzazione del casinò «per 60 milioni di euro, che il presupposto necessario per deliberare la ricapitalizzazione (perdite registrate superiori ad un terzo del capitale sociale) non si era in realtà verificato».

«ALTRI FINANZIAMENTI NEL 2017»
 Il presunto «ingiusto profitto» si è concretizzato, secondo la procura di Aosta, in alcuni finanziamenti e in un aumento di capitale per un totale di 140 milioni di euro. A cominciare dal mandato a Finaosta per la stipula di due mutui da complessivi 50 milioni di euro («delibera della giunta regionale del 20 luglio 2012») per «il piano di sviluppo della casa da gioco e del complesso alberghiero». Ma anche, nel settembre 2013, con il mutuo da 10 milioni per i «maggiori oneri del piano di sviluppo» attraverso la gestione speciale Finaosta, «al tasso del 6%, poi rideterminato nell’agosto del 2014 al 3,28% e nel dicembre 2015 all’1%». Oltre a questi mutui la pm Eugenia Menichetti contempla nel presunto «ingiusto profitto» l’aumento di capitale da 60 milioni dell’ottobre 2014 e il finanziamento da 20 milioni del dicembre 2015, attraverso la gestione speciale Finaosta, al tasso dell’1%. Nel frattempo gli ex assessori, stando all’accusa, guardavano al futuro: avrebbero commesso «atti idonei diretti in modo univoco ad acquisire ulteriori finanziamenti nel corso del 2017».

LA DIFESA: «RIMBORSI IN CORSO»
I provvedimenti sotto la lente della procura e gli importi complessivi (140 milioni) sono gli stessi contestati dalla Corte dei conti. «L’unica prospettiva di sopravvivenza era e continua a essere il sostegno finanziario della Regione Valle d’Aosta», scrive il procuratore regionale della Corte dei conti Roberto Rizzi nella citazione a giudizio dei 21 politici e un dirigente della Regione per i finanziamenti pubblici elargiti dal 2012 al 2105 al casino di Saint Vincent. La replica delle difese: il fatto che la casa da gioco stesse «procedendo al rimborso delle rate dei mutui escluderebbe qualunque pregiudizio per la regione».

Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 22:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA