Bologna, il camionista tamponato dall'autocisterna: «L'ho vista arrivare, ho dato l'allarme»

Bologna, il camionista tamponato dall'autocisterna posta un video su Fb: «Il lupo è ferito ma non è morto»
di Riccardo Stravino
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Mercoledì 8 Agosto 2018, 20:11 - Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 19:03

«Macinando migliaia di chilometri al giorno mi sono imbattuto in centinaia di incidenti. Ma mai avrei pensato di potermi trovare in una situazione del genere. Ancora non riesco a credere di essere vivo». E' un maddalonese l'autista del primo camion tamponato dall'autocisterna di gpl. Antonio Verdicchio, 42 anni di cui ventisei trascorsi su e giù per la Penisola alla guida di tir, sa di essere un uomo fortunato.

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Cosa ricorda degli attimi prima dell'incidente?
«Mi sono accorto dallo specchietto retrovisore che stava arrivando un camion a velocità sostenuta. Ho avuto l'intuizione di accelerare e sterzare a destra, mentre mi trovavo incolonnato nel traffico della tangenziale. Così ho affiancato l'altro autoarticolato che mi precedeva in modo da poter scendere subito dalla cabina di guida. Una volta sganciata la cintura di sicurezza, appena il camion si è capovolto mi sono lanciato dall'abitacolo».

Si sente un miracolato?
«Credo proprio di sì. Ho riportato solo la rottura del setto nasale e leggere ustioni alla schiena e alle braccia in seguito all'esplosione. Se penso al collega che mi ha tamponato e ai tanti amici che ho perso sul lavoro mi vengono i brividi».

Una volta sceso dal camion cosa ha fatto?
«Ho iniziato a urlare, gridavo a tutti quelli che si trovavano intorno al disastro di allontanarsi rapidamente. Avevo chiara la percezione di quello che sarebbe potuto accadere. Siamo del mestiere e certi incubi ce li portiamo dietro. La cisterna è esplosa in pochi minuti sprigionando un'aria irrespirabile e caldissima. Le fiamme ci hanno raggiunto nonostante ci trovassimo a duecento metri di distanza».

Chi vi ha aiutato?
«In quell'inferno ho trovato tanta solidarietà. Centinaia di persone ci venivano incontro con bottiglie e secchi d'acqua per bagnare i vestiti che avevamo addosso e stavano andando a fuoco. Un turista tedesco mi ha portato uno spray contro le ustioni. Sono scene che non dimenticherò mai».

E poi?
«Insieme all'autista della bisarca che mi precedeva, andata a fuoco con tutte le auto che trasportava, siamo stati caricati in ambulanza e ricoverati all'ospedale Rizzoli di Bologna, poi al Maggiore. La seconda notte ho potuto dormire a casa, ma i medici mi hanno già detto che dovrò tornare in ospedale per curare le bolle che ho lungo la schiena. Avverto molto dolore, anche se fortunatamente mi sembra che la situazione non sia grave. Quella delle cure sarà la prima tappa obbligata. Poi con tutta la famiglia, mia moglie e i miei tre figli, mi recherò in visita all'abbazia benedettina del Santissimo Salvatore per onorare questo miracoloso 6 agosto che mi ha consegnato tanta fede. Porterò in dono la tuta che indossavo andata in fiamme».

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