Architetto russo denuncia la corruzione di «un potente della Duma», i giudici di Milano negano l'estradizione

Architetto russo denuncia la corruzione di «un potente della Duma», i giudici di Milano negano l'estradizione
2 Minuti di Lettura
Martedì 28 Agosto 2018, 16:47 - Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 08:37

MILANO No all’estradizione. Non deve consegnato al suo Paese l’architetto russo, arrestato in Italia nei mesi scorsi su mandato dell’autorità giudiziaria di Mosca, che afferma di essere «perseguitato» per aver denunciato un caso di corruzione che coinvolgerebbe anche «un potente membro della Duma». Lo ha deciso la Corte d’Appello di Milano, che ha accolto la richiesta degli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini. «In Russia sono un uomo morto», ha detto ai giudici l’uomo, ora tornato libero.
TANGENTI PER APPALTI
Secondo la Corte, nel mandato d’arresto della Russia non ci sono prove a suo carico. «Sono costantemente minacciato, chiamano i miei genitori e amici con l’obiettivo di farli testimoniare contro di me, li minacciano e gli dicono che la mia lotta non ha senso e che loro riusciranno ad ottenere la mia estradizione e mi uccideranno», ha riferito l’uomo bella memoria depositata ai giudici della quinta sezione penale d’appello (Nova-Sola-Curami). I ricercato, che ha 48 anni, nel frattempo ha presentato anche domanda di asilo politico in Italia. «Sono un architetto della città di Samara», ha scritto, raccontando di aver «scoperto che i subappaltatori» di una gara per la costruzione «di una stazione dei pompieri» erano «costretti a pagare delle tangenti all’appaltatore generale». Appaltatore che, secondo la sua denuncia, era la «società Volga», uno «schermo attraverso il quale opera un potente membro del Parlamento centrale». Accuse queste che, a suo dire, in Russia gli sono costate il mandato d’arresto per appropriazione indebita, emesso nel 2015. Ora la Corte ha deciso che non verrà riconsegnato alla Russia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA