L'anarco-insurrezionalismo minaccia più seria della Jihad

L'anarco-insurrezionalismo minaccia più seria della Jihad
di Marco Ventura
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Giovedì 22 Febbraio 2018, 08:30

Il passato non è passato e la violenza politica in Italia è talmente radicata, che fenomeni come l'anarco-insurrezionalismo sono più preoccupanti, per la loro costanza e irriducibilità, dello stesso jihadismo dell'Isis. È questa la non scontata impressione degli addetti ai lavori, gli analisti e gli operatori dei servizi. Che non ha caso, nella relazione annuale appena presentata indicano l'anarco-insurrezionalismo ancora al primo posto tra le minacce interne, seguito dall'estremismo marxista-leninista, dai circuiti antagonisti che contestano le politiche europee e cavalcano le emergenze sociali, e dalle derive della destra oltranzista che soffia sulla paura degli immigrati. «Per trent'anni, dal 1972 anno del primo attentato alla Fiat delle BR, fino al 2002 con l'uccisione di Marco Biagi, in Italia si è registrato ricorda Alfredo Mantici, direttore delle analisi di Oltrefrontiera News e ex capo degli analisti del Sisde un fenomeno terroristico di destra e di sinistra che ha interessato almeno due o tre generazioni, se partiamo dal '68 e dalla strage di Piazza Fontana del 69».

LA STORIA
Dal 1999, l'anno di fondazione della Federazione anarchica informale (Fai), gli anarco-insurrezionalisti hanno compiuto centinaia di attentati dinamitardi contro questure e caserme dei carabinieri. Nel 2011 hanno gambizzato Roberto Adinolfi, Amministratore delegato di Ansaldo nucleare. Aggiunge Mantici che il neofascismo ha colpito «in modo più grave ma sporadico rispetto all'estremismo di sinistra che aveva una maggiore organicità nell'attacco».
Quanto agli anarco-insurrezionalisti, agiscono per piccoli nuclei d'azione, o gruppi di affinità di persone che non obbediscono a una precisa strategia come nelle BR, ma in chiave genericamente antisistema o antifascista. Sono presenti a Torino, Milano, Firenze, Roma, Bologna, i più organizzati a Trento.

SOTTO LA CENERE
Poi c'è il fascismo che cova sotto la cenere. «Una patologia dell'ideologia politica epidemica in Italia». Oggi però non ci sono più gruppi che elaborano strategie, ma che reagiscono, come il criminale che a Macerata spara ai neri. Episodi che è difficile prevedere e anticipare. «La consistenza culturale di questi gruppi è la stessa delle tifoserie del calcio», conclude Mantici. «Dai centri sociali o dagli anarco-insurrezionalisti non arrivano scritti strutturati e organici di marxismo-leninismo, così come da Casapound, a parte le teste rasate e spesso vuote, i saluti romani e la violenza spicciola, non viene fuori alcuna vera strategia».

Si tratta di una violenza amplificata «dai social media e dai manipolatori della pubblica opinione. Non esiste alcuna intellighenzia clandestina». Solo insulti. «Gruppi, a destra come a sinistra, che fanno aggressioni ma non sono in grado di destabilizzare il Paese come le BR».

 

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