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Amianto in elicotteri gdf e hangar: stop e sigilli a Pratica di Mare, Napoli, Catania e Palermo

Amianto in elicotteri gdf e hangar: stop e sigilli a Pratica di Mare, Napoli, Catania e Palermo
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Sabato 18 Gennaio 2014, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 23:29
Motori spenti, elicotteri a terra e sigilli all'hangar che ospitano alcuni laboratori di meccanica. A Pratica di Mare, così come a Napoli, Catania e Palermo alcuni dei velivoli in dotazione alla Guardia di Finanza non possono decollare, almeno fino a quando mezzi e base non saranno bonificati dalla presenza di amianto». Lo scrive Affaritaliani.it. «A distanza di qualche mese dallo scandalo che ha chiamato in causa l'aviazione della Marina Militare - prosegue l'articolo - ecco la notizia choc che investe anche gli elicotteri prodotti dalla Augusta Westland, società controllata da Finmeccanica, per le Fiamme Gialle.



Secondo i documenti in possesso di affaritaliani.it centinaia di piccoli pezzi di amianto sarebbero presenti nei velivoli e avrebbero disperso polveri e fibre dannose in alcuni laboratori e uffici. Tanto che pochi giorni fa, il 9 gennaio il Comando del Reparto T.L.A. Aereo invia una lettera ufficiale che stabilisce la cessione di tutte le attività nei laboratori della Squadra Elettromeccanici di Bordo e Motoristi.



Ecco cosa scrive l'alto ufficiale: 'In data 9 gennaio 2014 il Comandante del Reparto T.L.A. Aereo di Pratica di Mare ha comunicato l'esito delle analisi eseguite in data 30 dicembre 2013, relativamente alla ricerca delle fibre aereo disperse di asbesto nell'ambito dell'autorimessa sede del I Gruppo Aereò. E prosegue: 'Visto l'esito delle analisi, che hanno rilevato il superamento dei limiti previsti dalla legislazione italiana, lo stesso ha disposto, a titolo precauzionale, la cessazione di ogni attività lavorativa nei laboratori della Squadra Elettromeccanici di Bordo e Motoristì.



E il Comando generale della Guardia di Finanza - si legge ancora sul sito affaritaliani.it - conferma la ricostruzione di Affaritaliani.it: 'Sin dalla scorsa estate è stata avviata un'articolata attività di controllo nel Comparto Aereo della Guardia di Finanza avendo acquisito la notizia della probabile presenza di amianto in alcune parti degli elicotteri in servizio - scrive l'Ufficio stampa del Corpo, rispondendo ad una richiesta ufficiale di Affaritaliani.it - a tal proposito, allo scopo di tutelare la salute dei meccanici e dei piloti, è stato disposto di iniziativa: il blocco cautelativo dei due laboratori del Reparto Tecnico Logistico Amministrativo Aereo nella base di Pratica di Mare; il fermo cautelativo di alcuni elicotteri in dotazione ai reparti di volo. Per entrambi sono in corso approfondimenti tecnicì.



Dunque, l'amianto c'è la Finanza l'ha scoperto quando è venuto fuori il problema della Marina e già sono in corso gli esami tecnici su mezzi e laboratori per tutelare al massimo l'incolumità dei militari. L'intera vicenda inizia quando si è ammalato per mesotelioma pleurico il Maresciallo della Guardia di Finanza G.M. che, assistito dall'avvocato Ezio Bonanni, aveva esposto i fatti all'Autorità Giudiziaria e la Procura di Padova aveva aperto un'indagine. Quando poi la scorsa estate viene diffusa dalle pagine dell'Huffington Post la notizia che gli elicotteri della Marina Militare sono a rischio amianto, alcuni finanzieri dell'Osservatorio Nazionale Amianto segnalano il sospetto anche negli elicotteri della GdF. Dalle Fiamme Gialle la riposta è stata immediata con una serie di indagini interne per capire se le stesse componenti che contengono il materiale killer, fossero presenti anche sugli elicotteri di sua dotazione. Si tratta essenzialmente di guarnizioni di assemblamento presenti nei motori e nell'accoppiamento delle flange. Non c'è alcun dubbio sulla presenza di amianto e lo dicono le analisi, effettuate dalla Asl di Viterbo che ospita il Centro Regionale Amianto, rese note lo scorso 30 dicembre. Un fulmine a ciel sereno per i militari, circa quattrocento nella base di Pratica di Mare. Nessuno di loro aveva mai sospettato di nulla. Circa centocinquanta si occupano di manutenzione: ogni giorno a mani nude e senza alcuna protezione smontano e rimontano pezzi e componenti. Il 15 gennaio parte il primo esposto: sette militari presentano un esposto alla stazione dei Carabinieri di Aprilia chiedendo che confluisca nel fascicolo già pendente presso la Procura della Repubblica di Padova. Questi militari, attraverso l'avvocato Ezio Bonanni, chiedono non solo la bonifica, ma anche il prepensionamento, essendo professionalmente rimasti esposti a polveri e fibre di amianto».
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