Abu Dhabi invita il Vitesse ma senza il giocatore israeliano. La squadra accetta

Martedì 7 Gennaio 2014 di Federico Tagliacozzo
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La squadra di calcio olandese del Vitesse Arnhem va negli Emirati Arabi per disputare due partite amichevoli. Ma tra i calciatori c'è un cittadino israeliano, Dan Mori. E' bastato questo alle autorità del paese del Golfo per minacciare il club: "Se Mori sbarca con il resto della squadra negli Emirati, sarà arrestato. La squadra olandese invece di opporsi al diktat, ha scelto di sbarcare nel paese arabo lasciando il giocatore israeliano in Olanda.



La vicenda ha subito innescato aspre polemiche in Olanda, dove il comportamento del Vitesse (attualmente al secondo posto inclassifica) viene biasimato da più parti. Uno dei politici più noti, il conservatore Geert Wilders, ha sostenuto che la squadraolandese avrebbe dovuto rinunciare al viaggio. Altri deputati hanno accusato il Vitesse di «codardia», mentre la comunità ebraica olandese si è detta «sconvolta» dalla vicenda.



Citando la stampa olandese, Yediot Ahronot aggiunge che l'allenatore del Vitesse, Peter Bosz, ha ammesso di essere rimasto dispiaciuto per il forzato forfait di Mori in Abu Dhabi.



Ma le critiche giunte dal mondo politico, ha aggiunto, non lo interessano affatto. «Io faccio solo il mio mestiere, ossia l'allenatore», ha precisato. Fra quanti hanno cercato di sfumare i toni è stato proprio il centrocampista Mori, che ha detto che i dirigenti del Golfo all'inizio non si erano opposti al suo arrivo ma che poco prima del viaggio si sono irrigiditi giudicandolo "persona non grata" e minacciandolo qindi di arresto.



"La squadra olandese del Vitesse non doveva andare negli Emirati Arabi. Semplice - ha dichiarato al Messaggero Vittorio Pavoncello, Presidente della Federazione Italiana Maccabi (Federazione che raccoglie e organizza le attività sportive e culturali nelle comunità ebraiche nel mondo) - Quella di cui stiamo parlando è una pagina nera dello sport. Un precedente bruttissimo. Abbiamo assistito a un episodio di emarginazione di un atleta israeliano che ha come unica colpa quella di essere israeliano. La federazione mondiale del calcio Fifa dovrebbe intervenire. La mia critica va all'atteggiamento del paese arabo ma anche al Vitesse che non avrebbe mai dovuto piegarsi a questa minaccia. Lo sport non può assistere passivamente a questi episodi"



La stampa israeliana denuncia intanto con forza l' atteggiamento discriminatorio applicato verso i suoi atleti da alcuni Paesi arabi. Cita ad esempio il rifiuto di ingresso imposto dal Dubai nel 2009 alla tennista israeliana Shahar Peer: gli organizzatori dei campionati di tennis ricevettero allora una multa di 300mila dollari. Anche a Doha, rileva Yediot Ahronot, nuotatori israeliani sono stati di recente discriminati. Sono stati ammessi alle gare ma la bandiera israeliana è stata fatta «scomparire» per non urtare suscettibilità locali. L'ostilita degli sportivi di certi Paesi arabi nei confronti di quelli israeliani si è manifestata anche alle Olimpiadi. A Pechino 2008 nelle batterie dei 100 rana il nuotatore Mohammed Alireazei si rifiutò di gareggiare contro l'israeliano Tom Beeri. Un anno dopo Alirezaei fece lo stesso ai mondiali di nuoto a Roma, per la presenza dell'israeliano Mickey Malul. Ad Atene 2004 iljudoka iraniano Arash Miresmaeili, candidato alla vittoria finale nella sua categoria, disertò il tatami pur di non misurarsi con l'israeliano Ehud Vaks. Due anni fa a Catania ai mondiali di scherma fece una scelta analoga la tunisina Sarra Besbes, che preferì farsi squalificare piuttosto che gareggiare contro l'israeliana Noam Mills. Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio, 18:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA