Sicilia evita la zona gialla e resta bianca: Regione rivede piano posti Covid disponibili. Verso nessun cambio di colore Regioni da lunedì

Zona gialla, Sicilia resterebbe bianca: probabile nessun cambio di colore domani in Italia
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Giovedì 19 Agosto 2021, 16:41 - Ultimo aggiornamento: 20 Agosto, 11:32

La Sicilia evita il "giallo" in extremis, anche se rimane alta l'attenzione sui contagi ma soprattutto sull'impatto dei positivi nel sistema sanitario. I valori stabili registrati nei reparti di terapia intensiva (10%) e area medica (17%) hanno indotto il governo Draghi a non assumere ordinanze restrittive almeno per il momento. L'isola "bianca" sarà monitorata e alla fine della prossima settimana, in base agli indicatori, si vedrà. Un sospiro di sollievo soprattutto per ristoratori, titolari di bar e pub, che già si preparavano alla stretta, nonostante il passaggio in 'giallò non sarebbe stato comunque drastico. 

Sicilia resta zona bianca?

Per giorni si è ipotizzato il cambio di colore per l'isola, invasa dai turisti e con i contagi in aumento. Numeri che hanno fatto temere il peggio, tant'è che una indagine di StatGroup19, gruppo inter-accademico di studi sul Covid19 addirittura prevede, al netto degli attuali valori, il passaggio in "arancione" a inizio settembre . Proprio l'incremento dei contagi ha convinto il governo regionale guidato da Nello Musumeci a rivedere il piano dei posti letto Covid disponibili; l'indicazione data ai manager di aziende sanitarie e ospedaliere è di aumentare le postazioni Covid in prevenzione sui ricoveri e calmierare così gli indicatori mantenendo la soglia di sicurezza, mentre si studiano nuove iniziative per invogliare la gente a vaccinarsi. La Sicilia infatti rimane in coda per numero di vaccinati, in particolare nelle fasce d'età più alte.

I ristoratori

È proprio il vaccino «'l'arma» che invocano i ristoratori contro l'incubo chiusura delle attività. «Con la 'zona giallà cambia poco per noi ristoratori, con le regole attuali in 'arancionè invece dovremmo chiudere e questo non ha senso considerato che intanto è stato introdotto il green pass», dice il presidente della Fipe di Palermo, l'imprenditore Antonio Cottone, titolare di quattro ristoranti nel capoluogo siciliano. «Serve una via d'uscita, la soluzione è il vaccino e se proprio bisogna chiudere lo si faccia con quelle attività che non chiedono il green pass, quello della doppia vaccinazione non certamente quello di 48 ore rilasciato col semplice tampone». «Abbiamo fatto di tutto in questi mesi pur di mandare avanti le nostre attività, abbiamo fatto vaccinare i dipendenti, chiediamo il green pass ai clienti, sanifichiamo gli ambienti - aggiunge Cottone - Ora il rischio è che tutto venga vanificato, in una fase di crisi economica permanente, con molte imprese che ce la stanno mettendo tutta per resistere». «Ora che c'è il green pass chiudere significherebbe dare il messaggio che la vaccinazione è inutile - rincara Doriana Ribaudo, ristoratrice - Chi ha fatto la doppia vaccinazione deve avere la possibilità di poter vivere, fermo restando la libertà di chi decide di non vaccinarsi. E poi, è giusto mandare in cassa integrazione quei dipendenti che rispettando le indicazioni hanno fatto il vaccino?».

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