Zona gialla, l'ipotesi di un automatismo per le riaperture da aprile se calano i contagi

Riaperture, ipotesi automatismo per entrare in zona gialla da aprile se calano i contagi
di Alberto Gentili
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Martedì 30 Marzo 2021, 00:16 - Ultimo aggiornamento: 10:44

Potrebbero rispuntare le zone gialle. Non da subito, ma dopo metà aprile. E forse di un “giallo rafforzato”, con bar e ristoranti chiusi alle quattro di pomeriggio e non alle sei per evitare movida e assembramenti. Dopo il pressing di Matteo Salvini e delle Regioni di centrodestra, Mario Draghi è orientato a introdurre nel nuovo decreto anti-Covid un più chiaro riferimento alla possibilità di allentare le misure restrittive di fronte a un oggettivo miglioramento dei dati. La Lega, i governatori di centrodestra e ora anche Forza Italia, vorrebbero un «meccanismo automatico». Così, in vista del Consiglio dei ministri fissato per domani, è scattata la trattativa. 

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Il premier, dopo aver sposato venerdì la linea della «massima cautela» suggerita dal ministro della Salute Roberto Speranza, da Pd, 5Stelle, Leu e dai tecnici del Comitato tecnico scientifico, è alla ricerca di una mediazione nel nome del «pragmatismo» per non spaccare governo e maggioranza. «Occorre ridare speranza al Paese pensando a programmare le riaperture, bisogna cominciare ad aver di nuovo il “gusto del futuro” e uscire da questa situazione di inattività», ha detto Draghi durante il vertice con le Regioni.

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In più, Mariastella Gelmini nello stesso summit con i governatori ha messo a verbale: «Il testo del decreto Covid non è ancora pronto, ma stiamo dicendo tutti la stessa cosa», ha affermato la ministra agli Affari regionali, «bisogna dare ai cittadini una prospettiva di speranza. Allo stesso tempo questo non è il momento per dire “riapriamo tutto”, fino al 15-20 aprile ci vorrà ancora molta attenzione. Poi però se i numeri migliorano, all’interno del decreto servirebbe un automatismo per prevedere aperture mirate senza il bisogno di approvare un nuovo provvedimento».

C’è da dire che un allentamento in corsa per Speranza e per il fronte rigorista non sarebbe una sconfitta. Anzi: «Nessuno è felice delle chiusure». E già adesso ogni venerdì, in base al report settimanale sull’andamento dell’epidemia, la cabina di regia costituita dal ministero della Salute, dall’Istituto superiore della Sanità e dai rappresentanti delle Regioni, stringe o ammorbidisce le misure anti-Covid. Secondo Speranza insomma il meccanismo automatico per mitigare la stretta già esiste, ma le regole delle zone gialle non sarebbero però in grado di contenere le varianti del Covid. Da qui la decisione, venerdì scorso, di lasciare fino al 30 aprile solo aree rosse o arancioni.

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La Lega e Forza Italia, questa volta con la disponibilità di Draghi, vorrebbero però introdurre nel decreto di domani un automatismo verso la zona gialla. E se passasse il «meccanismo automatico», le restrizioni verrebbero allentate appena i dati dell’epidemia lo consentirebbero senza la necessità di un nuovo provvedimento. Ciò potrebbe avvenire il 16 aprile, o quando la curva dell’epidemia e lo stato delle terapie intensive lo permetterebbero. E significherebbe la riapertura di bar e ristoranti nelle aree dove più bassa sarà l’incidenza del virus e inferiori le criticità negli ospedali.

Salvini già festeggia a prescindere: «Per noi le frasi di Draghi sulle possibili riaperture sono una vittoria», ha fatto filtrare in serata il leader leghista, «nessuna chiusura inesorabile per tutto aprile, ma attenta e ragionevole valutazione dei dati per non penalizzare ulteriormente famiglie e imprese anche nelle zone meno colpite dal virus».

LE ALTRE NORME

Nel decreto verrà inserito inoltre l’obbligo vaccinale per gli «operatori sanitari a contatto con i malati». Medici e infermieri che continueranno a rifiutare l’immunizzazione andranno incontro allo spostamento ad altro incarico o, dove non è possibile, all’interdizione dal lavoro con la sospensione dello stipendio. Il testo però non è ancora definito perché, come filtra dal ministero del Lavoro, «c’è una valutazione in corso sull’entità delle sanzioni». Nel provvedimento troverà poi spazio anche una «norma di garanzia» rispetto ad eventuali conseguenze penali per chi somministrerà il vaccino, tranne nel caso di colpa grave.
 

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