Zona gialla in Lombardia e Lazio, Liguria verso l'arancione: ecco dove corre Omicron

Possibile cambio di colore anche per Piemonte, Umbria ed Emilia-Romagna. La variante in 37 province: vola a Milano e cresce a Roma, Rieti, Viterbo e Siena

Zona gialla in Lombardia e Lazio, Liguria verso l'arancione
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 29 Dicembre 2021, 21:42 - Ultimo aggiornamento: 21:46

Quasi 100mila casi in un giorno: 98.030, con un tasso di positività molto alto, al 9,5 per cento e 148 decessi. La Omicron corre a velocità supersonica in 37 province. Milano ha triplicato l’incidenza settimanale (i casi ogni 100mila abitanti) sfiorando quota mille, Perugia e Terni hanno avuto la stessa accelerazione, Alessandria addirittura ha quintuplicato le infezioni. Nella lista delle province in cui i numeri mostrano la corsa della Omicron anche Roma (da 265 casi ogni 100mila abitanti a 387), Viterbo (da 196 a 395), Rieti (da 161 a 387). Nello studio, realizzato dal professor Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr, emerge che dopo Milano le province con l’incidenza più alta, campanello d’allarme per la Omicron, sono Siena (a 681, casi quintuplicati in una settimana) e Rimini (669). Nel giorno in cui l’Italia sfiora la soglia dei centomila nuovi infezioni, il sistema dei colori delle Regioni va verso variazioni molto limitate. Il report è previsto per domani.

Zona gialla e arancione, i colori delle regioni

Andranno in giallo Lazio e Lombardia. Sono a un passo dalle percentuali di occupazione dei reparti tale da giustificare il passaggio in giallo anche Piemonte, Sicilia, Umbria ed Emilia-Romagna. Per il salto di colore ci sono due parametri, il superamento della percentuale del 10 per cento di letti occupati in terapia intensiva da pazienti Covid e del 15 negli altri reparti. Il Lazio (dati Agenas) è al 14 e al 16. Anche l’Rt (indice di trasmissione) è tornato sopra quota 1 (a 1,08), l’incidenza è a 374 casi ogni 100mila abitanti. La Lombardia ha dati simili: 13 per cento in terapia intensiva, 16 negli altri reparti. L’Emilia-Romagna è in bilico: le terapie intensive sono al 13 per cento, ma gli altri reparti sono appena sotto il valore critico, al 14. Per il Piemonte pochi dubbi: il 15 per cento per le terapie intensive, 19 per le aree mediche. Incertezza per la Sicilia che supera il valore critico per le aree mediche (19), ma è ancora al 10 per le terapie intensive. L’Umbria è al 9 per cento per le terapie intensive e al 16 per le aree mediche. C’è poi il caso della Liguria, la Regione più vicina all’arancione. I valori da non superare sono 20 per cento per terapia intensiva e 30 per gli altri reparti: la Liguria è al 19 e al 29, dunque a un soffio, ma l’amministrazione guidata da Toti è convinta che per questa settimana non ci sarà il passaggio. Rischio arancione anche nelle Marche. Ricapitolando: restano in giallo le Regioni che già sono in quella fascia (Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, province autonome di Bolzano e Trento, Veneto), vi andranno Lombardia, Lazio e Piemonte, molto a rischio anche Sicilia ed Emilia-Romagna.

 

L'avanzata di Omicron

L’andamento della pandemia, con l’impennata seguita alle festività di Natale, certifica la diffusione della variante Omicron, molto più contagiosa. L’ultima indagine la indicava al 28 per cento dei casi positivi, ma la recente accelerazione fa pensare che sia ormai sopra al 50. Il risvolto incoraggiante è che tutti gli studi, ma anche i dati della vita reale, mostrano che causa - in genere - una malattia meno grave. Non dimentichiamolo mai: se anche si riduce la percentuale di chi finisce in ospedale, comunque il sistema sanitario crolla se il numero dei contagiati è molto alto. Il professor Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr, ha realizzato una comparazione sui dati del Sudafrica tra la precedente ondata e quella attuale con la Omicron (tra l’altro già in discesa): «Analizzando la sequenza temporale dell’incidenza dei decessi in Sudafrica in funzione di quella dei positivi durante la fase di espansione epidemia recente, e confrontando il risultato con quello relativo alla fase di espansione epidemica di cinque mesi e mezzo fa, risulta che la letalità apparente nella fase recente (7,7 decessi ogni 1000 positivi) è circa un terzo di quella di cinque mesi e mezzo fa (22). Il confronto è quindi fatto a parità di profilo demografico, mentre ci possono essere piccole differenze legate alla percentuale della copertura vaccinale e al numero di test al giorno effettuati».

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