GOVERNO

Governo, Zingaretti: «Adesso in Italia si cambia tutto. A Conte chiediamo lealtà»

Domenica 8 Settembre 2019
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​Pd, Zingaretti: «Adesso in Italia si cambia tutto. A Conte chiediamo lealtà»

Ora si cambia tutto. Non solo in Italia, ma anche dentro al Pd, ripartendo magari da quell'unità, spesso invocata e «finalmente» praticata. Nicola Zingaretti ha concluso la con questo messaggio la sua prima festa del'Unità da segretario. Con un discorso che, solo poche settimane fa, immaginava completamente diverso. Anche i militanti più anziani, quelli che facevano volontariato alla feste del partito con Togliatti, riconoscono che una festa dell'Unità più strana di questa non c'è mai stata: era stata pensata con il Pd all'opposizione, è cominciata in una fase di incertezza assoluta ed è finita con il Pd al governo, con cinque dei nuovi nove ministri democratici sul palco al fianco del segretario e con il presidente del partito, l'ex premier Paolo Gentiloni, acclamatissimo dal pubblico della festa, in procinto di andare a Bruxelles a fare il commissario europeo. Tutto cambia e cambia in fretta. Ma ora, la cosa più importante secondo Zingaretti, è che a cambiare dev'essere l'Italia. «Nei prossimi giorni nascerà il governo - ha detto Zingaretti - è tornato il tempo di rialzarsi in piedi, in queste settimana è stata l'azione della politica che dopo mesi di litigi, odio, che ci fa dire: adesso in Italia si cambia tutto. Questo nuovo governo nasce per dire basta all'imbarbarimento e all'odio».

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E, per il segretario del Pd, dovrà mettere il lavoro al primo posto della propria agenda. Certo, c'è il tema del rapporto con alleati nuovi di zecca che fino a pochi settimane fa erano acerrimi avversari. Dal palco della festa Zingaretti si è rivolto a loro, si è rivolto al presidente del consiglio Conte, ma si è rivolto anche a chi, all'interno del Pd, non è convinto al 100% di questa operazione. «A Conte - ha detto - chiediamo lealtà e saremo leali, tutti dobbiamo essere convinti che tra nemici non si governa per il bene dell'Italia e quindi dobbiamo cambiare passo. Pd e M5s sono forze diverse e per certi versi alternative: non dobbiamo avere paura di dirlo. Ma dobbiamo affrontare queste divisioni per approdare a sintesi nuove». Perché l'avversario comune adesso si chiama Lega e un banco di sfida elettorale è vicinissimo con le elezioni regionali in due regioni dove il centrosinistra non ha mai perso, l'Umbria prima e l'Emilia-Romagna poi. Ma la «svolta d'agosto», secondo Zingaretti, dev'essere un'occasione per cambiare anche per il Pd, «che non smobilita», anzi grazie anche alla collaborazione del vicesegretario Andrea Orlando che rimane ad occuparsi a tempo pieno del partito, dovrà rigenerarsi, a cominciare da una campagna di tesseramento straordinario per riportarlo ad essere protagonista nella società e «perché dobbiamo essere noi a scrivere la storia di questi anni Venti». Ma il Pd, per Zingaretti, ha, stavolta, un punto di partenza non scontato. «Nella politica, - ha detto ripercorrendo la storia delle ultime settimane - e in particolare nel Pd, ha prevalso la ragione, abbiamo combattuto tutti uniti, tutti per lo stesso obiettivo. Il Pd, in uno dei momenti più drammatici della nostra storia, ha vinto perché ha affrontato questo tornante con l'unità, finalmente nel Pd si è affermato il primato del 'noì ed è stata sconfitta l'ossessione dell'io». Punto di partenza fondamentale, per il segretario, per affrontare questa nuova fase che sta per cominciare con i voti di fiducia che daranno il via al nuovo governo.

Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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