Governo, Paolo Zangrillo: «Lavoro agile, nella Pa ma non sarà al 100%»

Zangrillo succede a Renato Brunetta, che in un anno e otto mesi ha avviato una profonda riforma del pubblico impiego come richiesto dal Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza

Paolo Zangrillo: «Lavoro agile nella Pa ma non sarà al 100%»
di Andrea Bassi
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Lunedì 24 Ottobre 2022, 01:11 - Ultimo aggiornamento: 13:05

Paolo Zangrillo è il nuovo ministro per la Pubblica amministrazione. Succede a Renato Brunetta, che in un anno e otto mesi ha avviato una profonda riforma del pubblico impiego come richiesto dal Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza. Zangrillo ha accettato di parlare con il Messaggero subito dopo il primo consiglio dei ministri. «Un consiglio durante il quale», spiega, «la presidente Meloni ha richiamato due concetti che ho molto apprezzato, perché li ritengo essenziali per qualsiasi organizzazione».

Che concetti?

«Prima di tutto il senso di responsabilità. Governare non è solo un onore, ma è un onere. Soprattutto in un momento difficile come quello attuale, con i cittadini che attendono risposte e che questo governo è chiamato a dare».

Quindi?

«Quindi dobbiamo lasciarci subito alle spalle i festeggiamenti e metterci a lavorare per concorrere a proporre delle soluzioni».

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Il secondo concetto?

«Il richiamo al senso della squadra. E per essere squadra dobbiamo condividere gli obiettivi e collaborare lealmente. Solo così si possono portare risultati».

Qual è la sua idea sulla Pubblica amministrazione?

«Che è un fattore di competitività per il sistema economico. Lavorerò di conseguenza continuando a fornire, come già sta avvenendo grazie al Pnrr, tutti gli strumenti necessari a renderla efficiente, digitalizzata e moderna. Ma c’è anche un’altra cosa che ci tengo a dire».

Quale?

«Che la Pubblica amministrazione non è un carrozzone. Al suo interno ci sono professionalità di grande spessore. È vittima di una cattiva narrazione portata avanti per anni».

Intanto però i concorsi pubblici non riescono più a coprire i posti. Come si fa a renderla di nuovo attraente per i giovani?

«Coltivando il capitale umano. Va ridato l’orgoglio ai dipendenti pubblici di lavorare per la Pubblica amministrazione. Da questo punto di vista non credo ci siano differenze tra il pubblico e il privato, mondo dal quale provengo. Non ho mai conosciuto un’organizzazione con dipendenti disillusi e disamorati in grado di produrre risultati positivi».

Il privato ha una maggiore forza contrattuale, paga meglio i giovani talenti. C’è un problema di retribuzioni nel Pubblico impiego?

«I trattamenti economici devono essere sicuramente adeguati alle professionalità. Ma questo è un tema contrattuale».

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A proposito di contratto, sono stati appena rinnovati, scuola a parte, gli accordi per il 2019-2021. Ora in teoria bisognerebbe avviare la contrattazione per il triennio in corso?

«È un tema che va affrontato. Mi sono appena insediato, ma una dei primi passi che vorrei compiere è incontrare i sindacati per raccontare la mia idea della Pubblica amministrazione e su quello che ho intenzione di fare. Anche per avviare un percorso di collaborazione e di concertazione. Dobbiamo anche tenere conto della crisi energetica che stiamo affrontando e della necessità di dare risposte a tutti i cittadini e a tutti i lavoratori. Bisogna avere la consapevolezza che le risorse disponibili sono limitate».

A proposito di crisi energetica. Diverse amministrazioni, come il Comune di Milano o la Regione Lazio, hanno messo i dipendenti in smart working per risparmiare sulle bollette. È una via che potrebbe essere estesa a tutta la Pa?

«Parto da una premessa. Prima della pandemia in Italia non c’erano neanche 500 mila lavoratori che ricorrevano allo smart working. Con la pandemia siamo passati a 5 milioni. E devo dire che tutte le aziende che vi hanno fatto ricorso non hanno subito particolari cali dal punto di vista dei risultati».

Dunque?

«Voglio dire che lo smart working è un modo diverso di organizzare il lavoro ed è una modifica strutturale del rapporto di lavoro, si passa da un concetto di controllo del lavoratore a un concetto di verifica dei risultati. Visto in quest’ottica è una opportunità anche per la Pubblica amministrazione. Perciò non lo limiterei a una soluzione per il risparmio energetico».

Questo potrebbe aprire a un maggiore lavoro agile nella Pubblica amministrazione superando il concetto di «prevalenza in presenza»?

«Personalmente non sono per i modelli estremi, come lo smart working totale, al 100 per cento. Sono convinto che per il buon funzionamento di un’organizzazione non si può rinunciare alla socialità. Va coltivato il senso di appartenenza e lo spirito di squadra. Un dipendente che non sta mai in ufficio e che non incontra mai i colleghi, smette a poco a poco di essere un dipendente e assomiglia più a un libero professioni. E questo non fa bene all’organizzazione».

 

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