Von der Leyen apre a Meloni: «È un’europeista. Le Pen e Afd vogliono distruggere la Ue»

Von der Leyen apre a Meloni: «È un’europeista. Le Pen e Afd vogliono distruggere la Ue»
di Gabriele Rosana
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Venerdì 24 Maggio 2024, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 08:40

BRUXELLES «Chiaramente europeista, anti-Putin e a favore dello stato di diritto». A due settimane dall’apertura delle urne delle europee, Ursula von der Leyen dà a Giorgia Meloni la patente di alleata (quasi) perfetta nella costruzione della maggioranza che verrà nella nuova legislatura dell’Eurocamera. Con la premier italiana «sto lavorando molto bene, come con tutti i leader; è questo il mio compito», ha messo le mani avanti la presidente della Commissione Ue che punta a succedere a sé stessa, rispondendo a una domanda sulla disponibilità a collaborare con Meloni e i conservatori Ue dell’Ecr, nel corso del dibattito in formato Eurovision tra i candidati di punta dei principali partiti continentali che si è svolto ieri nell’emiciclo di Bruxelles.

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Grandi assenti del confronto tv (non avendo designato degli “Spitzenkandidat”), le destre date per favorite dai sondaggi sono state però sulla bocca di tutti i cinque contendenti.

Con von der Leyen e la sua sponda a Meloni sulla graticola, al netto di alcuni distinguo come sui diritti Lgbtq («Ho un approccio completamente diverso»). Ma l’esponente dei popolari del Ppe, si è spinta oltre, fornendo qualche dettaglio in più ad avvalorare una sintonia e un corteggiamento politico che vanno avanti ormai da mesi con l’obiettivo di avere Fratelli d’Italia, se non pure importanti pezzi dell’Ecr, a bordo della prossima euro-maggioranza: dopo il voto, «guarderemo ai temi; vedremo chi è pro-europeo, e lei (Meloni, ndr) chiaramente lo è; chi è contro Putin, e anche su questo lei è stata molto chiara, e a favore dello stato di diritto… se questo regge. Allora offriremo di lavorare insieme», ha aggiunto von der Leyen.

L’apertura all’Ecr, che la tedesca aveva già lasciato intendere in più di un’occasione, adesso è sdoganata, nonostante gli affondi degli altri partecipanti all’euro-dibattito (il socialista Nicolas Schmit, la verde Terry Reintke, il liberale Sandro Gozi e il comunista Walter Baier). A delimitare il perimetro, tuttavia, c’è un muro che la “Spitzenkandidatin” del Ppe è tornata ad alzare ieri, insieme ai paletti fermi sull’identikit dei potenziali alleati. Riguarda alcune forze sovraniste che oggi siedono perlopiù nel gruppo Identità e democrazia (Id), guidato dalla Lega: von der Leyen ha citato i francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen, i tedeschi di AfD (ai ferri corti con i loro stessi compagni di cordata), i polacchi di Konfederacja e i bulgari di Vazrazhdane, per poi dire che «sono tutti la stessa cosa: marionette e mandatari di Putin che calpestano i nostri valori. Ma non permetteremo loro di distruggere ciò che abbiamo costruito insieme». Insomma, con Ecr (forse) sì, con loro mai. Prima di andare a caccia di voti per la riconferma, von der Leyen non vuole prendere impegni e aspetta di vedere che aspetto avrà il prossimo emiciclo: «Il Parlamento Ue è molto diverso da quelli nazionali»; «dobbiamo vedere come saranno composti i singoli gruppi» e poi scegliere sulla base dei «principi».

L’ESPULSIONE DA ID
E a dimostrazione del fatto che, nell’affollata galassia delle destre, grandi manovre con il potenziale di cambiare i rapporti di forza siano già in corso, una conferma è arrivata proprio nel bel mezzo del dibattito: dopo che gli azionisti di maggioranza leghisti e lepenisti avevano escluso la collaborazione con AfD nel prossimo mandato a causa di alcune posizioni filo-neonaziste, ieri il direttivo di Id ha espulso la delegazione tedesca (9 eletti sui 58 totali), precisando in una nota che il gruppo «non vuole più essere associato agli incidenti che hanno coinvolto Maximilian Krah», capolista AfD alle europee che aveva azzardato dei distinguo sulla classificazione tout court delle SS come criminali di guerra.

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