Venezuela, scontro M5s-Lega. Salvini: Di Battista parla a vanvera. Conte: no imposizioni

Juan Guaidò
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Sabato 26 Gennaio 2019, 20:22 - Ultimo aggiornamento: 23:48

La crisi in Venezuela spacca il governo gialloverde. E duro è in particolare lo scontro fra il grillino Alessandro Di battista e il leader leghista Matteo Salvini. «In questo momento è di fondamentale importanza scongiurare una escalation della violenza all'interno del paese e al contempo cercare di evitare che il Venezuela, attraverso l'impositivo intervento di Paesi stranieri, possa diventare terreno di confronto e divisioni tra attori globali», scrive invece il capo del governo italiano in un post su Facebook.

Venezuela, ultimatum Ue a Maduro: «Elezioni libere o riconosceremo Guaidò»

Due ideologie a confronto, due leader destinati, da qui alle prossime Europee, ad entrare spesso in conflitto. La crisi venezuelana innesca una furiosa lite tra Di Battista e Salvini. Sul tavolo c'è l'ultimatum di Francia, Germania e Spagna a Nicolas Maduro: se entro 8 giorni non saranno convocate nuove elezioni i tre Paesi Ue riconosceranno Juan Guaidò presidente. Mossa che viene prontamente sostenuta dal vicepremier della Lega. «L'ultimatum è una stronzata, Salvini fa il sovranista ma poi avalla Macron», attacca Di Battista. «Parli a vanvera», replica il leader del
Carroccio.

Il problema, per il premier Conte, diventa così duplice: mediare non solo tra Usa e Russia, entrambe vicine al governo giallo-verde, ma anche tra M5S e Lega. Il responso arriva in serata. Conte, al di là della necessità di mettere uno stop alle violenze, decide di non allinearsi a Emmanuel Macron e Angela Merkel. Parla di elezioni «quanto prima» senza specificare il numero di giorni necessari e invitando le potenze straniere a non fare «interventi impositivi». Abbracciando così il più prudente appello dell'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini con la quale concorda la linea da tenere.

Ma è una mediazione fragile, quella di Conte. E lo si vede dalle sfumature, diversissime, delle dichiarazioni del ministro degli Esteri Moavero e dei suoi sottosegretari: il leghista Guglielmo Picchi (che chiede a Luigi Di Maio di chiarire la posizione del M5S dopo l'affondo di Di Battista) e il pentastellato Manlio Di Stefano, che offre la mediazione dell'Italia tra Maduro e le opposizioni a dispetto di «inutili referendum». Del resto, sono due ideologie lontane a scontrarsi sul terreno venezuelano. Quella della parte più movimentista dei pentastellati, che fa quasi capo ai «non allineati» della Guerra Fredda, e quella leghista che, rispetto ad un «regime di sinistra» - come lo stesso Salvini bolla l'amministrazione Maduro - non può che dirsi contrario.

L'affondo di Di Battista, che arriva in un giorno di totale silenzio di Luigi Di Maio, dà anche un anticipazione della linea del Movimento alle Europee: una linea di totale autonomia dall'alleato leghista che, sfruttando il ruolo di «outsider» del «Dibba», non mancherà di puntare il dito anche sulle destre sovraniste. E non è un caso che, a stretto giro, Salvini risponda duramente al «frontman» del M5S. «Ignora che non solo milioni di Venezuelani, ma anche migliaia di italiani soffrono da anni la fame e la paura» in Venezuela, è la replica del vicepremier.

Le parole di Conte, tuttavia, sembrano distanziarsi soprattutto dalla posizione leghista. Il premier, tra l'altro,
domani volerà negli Emirati (e subito dopo in Oman) per la seconda volta nel giro tre mesi. Accordi commerciali e commesse saranno sul tavolo dell'incontro di Abu Dhabi, dove l'Italia punta a rafforzare la presenza di aziende come Eni, Saipem, Fincantieri o Leonardo. Possibile che, nel bilaterale, si tocchi anche il delicato dossier di Piaggio Aero, in amministrazione concordata proprio su richiesta del fondo emiratino Mubadala. E chissà se Conte porterà all'attenzione del ministro anche la presenza, negli Emirati, di alcuni latitanti italiani che il governo vorrebbe indietro sull'onda del caso Battisti. Non mancherà, forse, un focus sulla Libia, dove gli Emirati Arabi sostengono il generale Haftar, al quale si è avvicinato anche il governo Conte. Che, sulla Libia come sul Venezuela, si fa portavoce del principio di «non ingerenza».

«Firmare l'ultimatum Ue al Venezuela è una stronzata megagalattica. È lo stesso identico schema che si è avuto anni fa con la Libia e con Gheddafi. Identico. Qua non si tratta di difendere Maduro. Si tratta di evitare un'escalation di violenza addirittura peggiore di quella che il Venezuela vive ormai da anni. E mi meraviglio di Salvini che fa il sovranista a parole ma poi avalla, come un Macron o un Saviano qualsiasi, una linea ridicola», è il post publicato da Di Battista su Facebook. 





«L'Italia deve avere coraggio. Il governo deve esclusivamente dichiarare che serve una soluzione politica appoggiando il tentativo di Messico e Uruguay di mediare nella crisi venezuelana. Il popolo italiano si ricorda o no cosa successe in Libia? Eppure ne stiamo ancora pagando le conseguenze. C'è qualcuno che davvero ritiene che abbiano buttato giù Gheddafi per i diritti umani violati? Si trattava di petrolio e basta, esattamente come in Venezuela. Io non ho alcun incarico di governo, ho le mie idee e sono sempre le stesse!», sottolinea nel post l'esponente M5S.

«In pratica l'Ue dice: »Maduro convochi le elezioni entro 8 giorni o noi legittimiamo uno che si è auto-proclamato Presidente«. Ma che razza di ragionamento è? Io non ci sto. E il Movimento non ci sta. Ci siamo già passati mille volte davanti a questioni del genere. Non si è imparato nulla? Saddam, Gheddafi, Assad. Nessuno ha mai parteggiato per questi uomini ma le ingerenze esterne, gli ultimatum, le sanzioni, gli embarghi (spesso preludio alle bombe) hanno sempre portato a guerre, catastrofi, massacri dei civili. Ma chi è l'UE per dire ad un altro stato cosa deve fare? Chi è l'UE per legittimare un tizio che si sveglia la mattina e dice di essere il nuovo presidente.
E Salvini sarebbe l'uomo forte contro i parrucconi dell'Unione Europea?», attacca Di Battista.

«Di Battista ignora e parla a vanvera: non solo milioni di Venezuelani, ma anche migliaia di Italiani soffrono da anni la fame e la paura imposti dal regime di sinistra di Maduro. Prima tornano diritti, benessere e libertà in Venezuela, meglio sarà per il popolo», è la replica del vicepremier e ministro dell'Interno.

 

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