Vaccino, ecco il piano, il generale Portolano: «Pronti a immunizzare porta a porta»

Vaccino, ecco il piano, il generale Portolano: «Pronti a immunizzare porta a porta»
di Cristiana Mangani
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Giovedì 4 Marzo 2021, 00:37 - Ultimo aggiornamento: 11:14

Libano, Balcani, Afghanistan,Iraq, Iran: non c’è missione che il generale Luciano Portolano non abbia pianificato e diretto. Ed è sempre lui, come comandante del Coi (il Comando operativo di vertice interforze) a gestire quei militari che il ministro Lorenzo Guerini ha schierato per contrastare la pandemia.

Generale Portolano, cosa è cambiato da gennaio dello scorso anno quando i militari sono entrati in campo per dare battaglia al virus?
«Nella prima fase la Difesa ha fornito un concorso importante in termini qualitativo e quantitativi di mezzi, materiali, personale, esperienza, e supporto sanitario. Poi c’è stata l’estate, e un periodo di apparente stasi, durante il quale abbiamo lavorato sull’esperienza maturata, sviluppando piani di contingenza proprio in vista di una seconda possibile ondata».

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Seconda ondata che non si è fatta attendere.
«Purtroppo era prevedibile e, su input del ministro Guerini, abbiamo messo in campo l’Operazione Igea, capace di esprimere fino a 200 Drive through difesa su tutto il territorio nazionale. Ieri erano attivi 142, ma cambiano di giorno in giorno, alcuni sono stati chiusi perché non c’è affluenza. Si tratta di operazioni molto fluide, molto dinamiche. E quello che è vero oggi non è detto che valga domani. Per questo motivo il mio team è costantemente in contatto con tutti gli organismi nazionali, per poter adeguare la pianificazione alla situazione contingente».

Gli ultimi dati parlano di un continuo aumento dei contagi. È possibile immaginare, così come è avvenuto in Israele, di poter effettuare anche una vaccinazione “porta a porta”?
«L’operazione Eos, naturale evoluzione dell’Operazione Igea, disciplina proprio il piano di vaccinazione nazionale. Molti dei Dtd già in campo sono stati rimodulati per effettuare le somministrazioni del siero. E ciò viene fatto su indicazione delle Aziende sanitarie locali. Siamo andati nelle Rsa, negli ospedali civili. E su richiesta del ministero della Salute, potremmo anche supportare l’attività di vaccinazione nelle scuole, negli uffici, e dove sarà necessario su tutto il territorio nazionale, compatibilmente con le risorse disponibili. Nello stesso tempo siamo e continueremo a essere impegnati nella ricezione, lo stoccaggio, la conservazione e la distribuzione dei vaccini nell’hub centrale di Pratica di Mare. Un’operazione che può apparire semplice ma che, invece, risulta essere molto complessa. E richiede la presenza di molteplici attori. Abbiamo, a esempio, un ufficiale esperto della catena del freddo, che ha il compito di controllare che tutto sia in regola nel rispetto della tenuta dei vaccini».

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Come potrebbe avvenire concretamente la vaccinazione “a domicilio”?

«Quello che abbiamo fatto con le Rsa prevede la famosa trasformazione dei Drive through in Nuclei vaccinali mobili, per cui se ci viene richiesto dalle istituzioni preposte - pur non riuscendo a soddisfare tutte le richieste nazionali -, il nostro concorso ci sarà sempre e costituirà un importante valore aggiunto. Oltre a questi rimarranno i centri vaccinali fissi come la Cecchignola a Roma e a Milano».

Quanto personale ha messo in campo il Coi?
«Una media giornaliera di 1700 militari, circa 500 medici e 8-900 infermieri, oltre a personale preposto alla sicurezza e al sostegno logistico. Abbiamo garantito e continueremo a garantire il supporto massimo a tutte le istituzioni nazionali, coinvolte nella lotta alla pandemia, mettendo in campo oltre 250 mezzi di varia tipologia, circa 80 aeromobili, tra aerei ed elicotteri per il trasporto di materiali, di dispositivi di protezione individuale e per il trasferimento di pazienti in biocontenimento. Inoltre la Difesa rende disponibili 10 laboratori biomolecolari stanziali: di questi cinque dell’Esercito nella città di Roma, Milano, Padova, Cagliari e Messina; 4 della Marina militare a Taranto, Ancona, Augusta e La Spezia; 1 dell’Aeronautica militare a Milano. A questi si aggiungono 2 laboratori biomolecolari mobili, oggi attivi nelle città di Caserta e Cosenza. Ma la Difesa attraverso il Comando interforze soddisfa anche le esigenze dei nostri contingenti all’estero. Oggi siamo presenti in 36 missioni su 24 paesi. Nei conftonti del personale schierato all’estero il Coi svolge, in termini di supporto alla lotta alla pandemia, tutte le azioni volte a mitigare i possibili rischi per il personale, interfacciandosi costantemente con la Nato, l’Onu, l’Ue e le coalizioni per armonizzare l’applicazione delle norme nazionali con quelle dei citati organismi internazionali, nel rispetto delle normative dei paesi in cui operiamo».

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Lei è stato in quasi tutti gli scenari di guerra, che tipo di guerra è il contrasto a questo virus?
«Sono stato impegnato dall’Iran all’Iraq, all’Afghanistan, al Libano e ai Balcani, a me piace sempre dire ai miei collaboratori in operazione che “mi piace fare le sorprese, non amo assolutamente riceverle”. Il Covid purtroppo ti sorprende in qualsiasi circostanza perché è un nemico invisibile. Tra le azioni mitigatrici che ritengo sia opportuno implementare rientra il più attento rispetto delle norme che vengono dettate dal ministero della Salute. Disciplina, rigore nell’applicazione delle misure di sicurezza, di protezione individuale, sono gli unici veri strumenti che penso ci possano tutelare, al momento, da questo nemico in attesa della vaccinazione».

Quando riusciremo a liberarci da questo nemico?
«Ci vorrà tempo ma gli italiani possono essere certi che noi faremo tutto il possibile affinché questo tempo sia molto breve. Da questa pandemia ne usciremo insieme uniti consapevoli di aver superato la crisi, ma con alle spalle un’esperienza che ci avrà maturato in termini emotivi e in capacità di poter reagire a simili imprevisti. Sono lezioni apprese che non dovranno mai essere dimenticate e che dovranno essere poste alla base per affrontare eventuali future situazioni emergenziali. Vorrei approfittare dell’occasione per augurare un buon lavoro al generale Francesco Paolo Figliuolo e al neo nominato capo della Protezione civile, ingegner Curcio, confermando che come Difesa e Coi daremo il massimo supporto alla struttura commissariale e alla Protezione civile, come già fatto con i dottori Arcuri e Borrelli».

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