Ue, svolta dei quattro falchi anti-italiani il fronte del sì a misure straordinarie si allarga

Venerdì 3 Aprile 2020
Angela Merkel
 «Siamo tutti italiani. Todos somos Espana. Siamo tutti europei», sostiene il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire che da giorni sta cercando di trovare una sintesi tra i paesi che chiedono maggiore solidarietà e quelli che pensano di farcela da soli. A quattro giorni dalla riunione dell’Eurogruppo, qualcosa si muove ma molti pregiudizi restano e, ad essere onesti, l’Italia poco ha fatto per rimuoverli. A cominciare dalla riforma delle pensioni che nel 2010 il governo Berlusconi non riuscì a fare. Ci pensò poi Mario Monti, ma poi il governo gialloverde, forse il più anti europeista della storia repubblicana, ha prodotto, oltre al reddito di cittadinanza, Quota100, e noi siamo tornati ad essere il Paese che va in pensione prima anche se, sulla carta, ha una delle età pensionabili più alta. 

Ora dobbiamo convincere tedeschi e olandesi che con i soldi che arriveranno in qualunque modo dall’Europa, non salveremo per l’ennesima volta Alitalia, o qualche altra decotta impresa che con il Covid-19 ha ricevuto il colpo di grazie. Mentre frotte di pm già si fregano le mani per le inchieste che potranno aprire appena si chiude la fase dell’emergenza, il presidente del Consiglio continua nel suo pressing mediatico per evitare il Mes, che il M5S non vuole nemmeno ammorbidito, e ottenere qualche forma di messa in comune del debito.

La strada è in salita anche se in Germania, Olanda, Austria e Finlandia, il dibattito si è aperto. Ma c’è da sospettare che non si tratti di improvvisa generosità quanto della consapevolezza che pesanti conseguenze si scaricheranno anche sulle rispettive economie.

Mentre in Germania non c’è autorità statale che comunica alle sei del pomeriggio il numero dei morti da e per Covid-19 ma le somme sono divulgate dai giornali e messe insieme dalla Johns Hopkins University, in Olanda il premier olandese Mark Rutte lavora ad una proposta per un Fondo di emergenza Covid-19 per aiutare gli Stati membri più colpiti dalla pandemia. I Paesi Bassi sono pronti a mettere un miliardo, altrettanto dovrebbero fare gli altri paesi, e servirà per far fronte alle spese legate all'emergenza sanitaria, senza alcuna condizionalità. 
«Non ci siamo», direbbe Conte, visto che di risorse, per affrontare la pesante crisi economica che ci attende, ne serviranno molte, ma molte di più.

Rutte, che in Europa è il leader più longevo dietro Angela Merkel, è ormai diventato il leader di quella Lega anseatica - che raccoglie i paesi baltici - depositaria di un rigore che di fatto blocca anche le spinte tedesche più preoccupate dei Dutch del destino dell’Europa. Essere riuscito a trasformare il Paese in una sorta di paradiso fiscale per aziende desiderose di pagare - come tutti - meno tasse, rende ora complicato accettare forme di messa in comune del debito che inevitabilmente spingerebbe l’Europa verso una politica fiscale comune. 
È così i governi europei si dividono tra coloro che cercano di camuffare gli eurobond, limitandoli nel tempo o nella destinazione, e affidandoli ora alla Bei ora alla Commissione, e chi cerca di cambiare qualche connotato al Fondo salva-stati (Mes), per farlo sembrare più digeribile e meno invasivo della sovranità. 
L’appuntamento è per il 7 con i ministri dell’Economia e il 10 con il Consiglio Ue, poi si vedrà quando e come iniziare a riaprire perché forse non possiamo permetterci di stare ancora tutti a casa.
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