Ucraina, Casini: «Kiev combatte pure per noi. Nato forte per avere la pace»

«Ucraina frontiera d’Europa, difende la nostra libertà e la democrazia. Va aiutata»

Ucraina, Casini: «Kiev combatte pure per noi. Nato forte per avere la pace»
di Alberto Gentili
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Sabato 26 Marzo 2022, 00:19 - Ultimo aggiornamento: 15:42

Presidente Casini, in Parlamento a Draghi è stato dato del falco, del guerrafondaio perché ha sostenuto la necessità di armare gli ucraini per difendersi dall’aggressione di Putin. Cosa ne pensa?
«È triste che in Italia si continuino a usare luoghi comuni e categorie del passato senza capire che il mondo ci impone dei mutamenti epocali. Draghi ha risposto in Parlamento in sintonia con il capo dello Stato, sapendo distinguere l’aggredito dall’aggressore e mostrando la solidarietà che si deve a un Paese che vive sul suo territorio un’invasione russa ed è martoriato con bombe che cadono a grappoli. E Draghi sarebbe un falco? Dico solo e semplicemente che questa è la risposta che le persone per bene e in buona fede devono dare».
Però Salvini dice che non riesce ad applaudire quando si parla di armi e Conte è ancora più critico...
«Mi sembra che in Italia molti uomini politici siano più preoccupati di coltivare il proprio orticello e le piccole rendite di posizione, piuttosto che guardare in faccia la realtà e svolgere analisi serie. Certo, è difficile davanti a un’opinione pubblica spaventata e a sacrifici che bisogna mettere in conto, dire la verità. La vecchia politica che tanto si critica aveva il coraggio di assumersi le proprie responsabilità: quando i sovietici puntarono gli SS20 contro le città italiane, fu una scelta dolorosa per Cossiga e Craxi decidere di installare gli euromissili in Italia. Ma quella scelta ha garantito l’equilibrio e la pace negli anni successivi».


Sta dicendo che i nuovi politici non sono all’altezza?
«Oggi qualcuno vorrebbe che gli ucraini si disarmassero o magari alzassero le mani per arrendersi. Ma in che mondo viviamo? Qualcuno dimentica che Putin ha preso la Crimea e nessuno ha reagito perché tutti pensavano che si placasse così. Poi ha occupato il Donbass e anche questa volta nessuno ha reagito perché si credeva gli sarebbe bastato. Infine nessuno pensava che avrebbe indirizzato il suo esercito su Kiev, in quanto si supponeva gli sarebbe bastata la costa. Se noi continuiamo a chiuderci gli occhi e a non vedere la realtà, saremo dei politici irresponsabili e condanneremmo a un’insicurezza permanente le giovani generazioni di questo Paese. Per cui mi dispiace, con buona pace di tutti, ma oggi occorre essere seri, bisogna guardare la realtà in faccia e non continuare a cercare di indorare la pillola. La pillola purtroppo è difficile da ingoiare, ma l’occidente è minacciato. Mi fa aggiungere una cosa?
Prego.
«C’è chi se l’è presa con dei poveracci che sbarcavano a Lampedusa fuggendo dalla fame e dalla miseria e oggi fa la colomba in una situazione che richiede polso fermo e dignità. Se non fosse da piangere ci sarebbe da ridere».
Il leader del Pd Letta dice che in Italia c’è un eccesso di ambiguità filo-putiniana. E’ d’accordo?
«Totalmente d’accordo. Letta in questa vicenda sta dimostrando una postura che gli fa onore e fa onore anche al Partito democratico. E da vecchio moderato dico sorridendo, ma non tanto, che le manifestazioni di solidarietà atlantica in passato le faceva il centrodestra oggi vedo che da quelle parti c’è quasi pudore a solidarizzare con Zelensky».
Secondo lei dove nasce questo malpancismo mascherato da pacifismo? C’è di parla di partito filo-russo...
«Questo partito c’è, ma non è forte ed è destinato a dissolversi come ghiaccio al sole. Però esiste, eccome. E non solo nelle sue manifestazioni più sguaiate alla Petrocelli. Esiste perché abbiamo molti partiti che hanno coltivato il mito dell’uomo forte e, davanti a un occidente in disarmo, hanno ritenuto più conveniente per i loro interessi agganciarsi al carro di chi si riteneva invincibile. Purtroppo ci sono anche fatti di cronaca che lo dimostrano. Oggi però credo che gli stessi che erano pronti a invocare l’uomo forte siano molto più cauti, ma per una conversione completa ci vorrà tempo».
Sul no alle armi si ritrovano Salvini e Conte che in passato hanno intrattenuto rapporti amichevoli con Mosca. E’ il ritorno dell’asse giallo-verde?
«Non lo so. Mi limito a vedere alcune cose: ad esempio quando è stato presidente del Consiglio, Conte non è venuto meno agli impegni internazionali e ha provveduto a incrementare le spese militari».


Ora però il leader 5Stelle si è dichiarato contrario, ha annunciato il “no” all’aumento delle spese militari al 2% del Pil confermato da Draghi. Cosa ne pensa?
«Penso che sono un po’ tutti come Alice nel paese delle meraviglie. Questo impegno è stato stretto con Obama, ci è stato richiesto da Trump e i fatti di questi giorni dimostrano che se non rafforziamo la Nato, non esisterà più capacità di deterrenza e dissuasione. I Paesi democratici non usano le armi per offendere e si pone fuori dalla Costituzione chi pensa di usare le forze militari per attaccare. Ma allo stesso tempo si porrebbe fuori dalla Costituzione chi rinunciasse a difendere l’inviolabilità della nostra patria».
Però anche il Papa si è schierato contro l’aumento delle spese militari, l’ha definitiva una pazzia.
«Il Pontefice non può essere arruolato da nessuna parte, va sempre rispettato. Ricordo dei moniti, in linea con quanto dice oggi papa Francesco, di Giovanni Paolo II anche rispetto all’istallazione degli euromissili. Ma la Chiesa ha una sua dimensione profetica, noi abbiamo il dovere di assumere laicamente decisioni anche impopolari e dolorose che competono agli uomini politici. Per altro ho un sogno: vedere questo Papa a Kiev, l’unico gesto concreto che si potrebbe fare per fermare questa escalation di guerra».
La Nato ha annunciato che fornirà nuove armi all’Ucraina e che reagirà all’uso da parte di Mosca di armi chimiche. Non teme un coinvolgimento diretto, anche dell’Italia, nella guerra?
«Temo la debolezza dell’occidente che è l’unica vera insidia per il mantenimento della pace. Quello che sta accadendo in queste ore dimostra che su Putin abbiamo preso un abbaglio collettivo. Tutti, tutti a partire da me, non intendo puntare l’indice sugli altri. Ma oggi, davanti a quello che succede, continuiamo a far finta che le cose siano come le vorremmo, o le vediamo per come sono? Se sono come sono, il rafforzamento della Nato ha solo un effetto dissuasivo, perché nessun Paese dell’Alleanza si sognerebbe di attaccare un altro Stato».
In molti sostengono che proprio l’allargamento a Est della Nato abbia spinto Mosca ad aggredire l’Ucraina.
«Ai finti ingenui che ancora pensano che a muovere Putin sia stato questo, dico: Putin sapeva benissimo che la Nato non si sarebbe mai esteso in Ucraina. In realtà Putin teme il contagio della democrazia. Ed è la ragione per la quale viene avvelenato Navalny, per cui a Mosca i dissidenti finiscono in galera e la mia amica Svetlana è costretta a scappare dalla Bielorussia. Qui il problema non è la Nato, è la democrazia. Questo è uno scontro di civiltà. Pensavamo che la libertà e la democrazia fossero una conquista che non avesse bisogno di conferme, invece l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia dimostra che dobbiamo difendere la nostra libertà e la nostra democrazia. Come durante la resistenza i resistenti l’hanno conquistata, noi la dobbiamo difendere. L’Ucraina ora è la frontiera d’Europa, la frontiera di libertà e democrazia: i resistenti di Kiev combattono anche per noi».

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