Ucraina, Draghi chiede sacrifici: «Il nostro Paese non può voltarsi dall'altra parte»

Sulla crisi in Ucraina, ecco l'intervento di Mario Draghi al Senato della Repubblica

Ucraina, Draghi: «Serve una reazione rapida e unitaria, solidarietà al popolo eroico che resiste»
di Marco Conti
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Martedì 1 Marzo 2022, 10:21 - Ultimo aggiornamento: 2 Marzo, 09:20

«Non esiste più la pace reciproca tra due stati». «Per cercare la pace bisogna volerla e chi ha più di sessanta chilometri di carri armati alle porte di Kiev non vuole la pace in questo momento». Mario Draghi spiega al Parlamento e al Paese il decreto a sostegno dell’Ucraina che deroga al divieto di esportazione delle armi. L’aggressione di uno Stato libero e sovrano «riporta indietro l’Europa di ottant’anni» e l’Italia «non si volterà dall’altra parte», spiega il presidente del Consiglio che da giorni è impegnato in una girandola di incontri e vertici a distanza. «La lotta che appoggiamo oggi - avverte il premier - i sacrifici che compiremo domani sono una difesa dei nostri principi e del nostro futuro».

IL DISEGNO

Draghi parla prima al Senato e poi alla Camera. Replica a braccio agli interventi ringraziando prima di tutto le forze politiche per l’unanime condanna e sorvolando sui maldipancia leghisti e su quei voti contrari della sinistra. L’Italia è schierata con la comunità internazionale e ha condiviso le sanzioni economiche contro Mosca e Vladimir Putin. L’escalation dell’aggressione russa impone ora un nuovo pacchetto di aiuti e l’invio di armi a Kiev. «Non c’è alternativa al dialogo e alla diplomazia. Ma - aggiunge il premier - la diplomazia è fatta di dialogo ma anche di forza». Draghi parla del «disegno revanscista di Putin», dell’invasione della Crimea e di quella parte del Donbass che i russi hanno per anni foraggiato di armi e propaganda. «Serve una reazione ferma» e questi «eventi hanno reso l’Europa più unita. Ci vedevamo divisi, indifferenti e ci siamo scoperti uniti, solidali». Draghi parla di «eroica resistenza del popolo ucraino, del suo presidente Zelensky». Si impongono, dice il presidente del Consiglio, «scelte fino a pochi mesi fa impensabili». Solidarietà al presidente Zelensky, al governo ucraino, a tutti i cittadini dell’Ucraina e agli oltre duecentomila che vivono da tempo in Italia. Nel disegno “putiniano” Draghi inserisce anche il referendum in Bielorussia dove «i cittadini domenica hanno votato a favore di alcune rilevanti modifiche della Costituzione ed eliminato lo status di Paese “denuclearizzato”». «Questo - avverte il premier - potrebbe implicare la volontà di dispiegare sul proprio suolo armi nucleari provenienti da altri Paesi». Il decreto messo a punto il giorno prima dal governo riceve a larghissima maggioranza il via libera del Parlamento. Ma Draghi non fatica molto per convincere i partiti di maggioranza, ma anche di opposizione (FdI). Con il decreto «l’Italia ha risposto all’appello del Presidente Zelensky che aveva chiesto equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione russa». L’obiettivo dell’Italia e della comunità internazionale è che «il governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese. A un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie - ricorda il presidente del Consiglio - non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza. Questa è la posizione italiana, dell’Unione Europea, dei nostri alleati». Draghi dice anche che l’Italia «è pronta anche ad altre misure restrittive». Ringrazia l’ambasciatore italiano a Kiev Pier Francesco Zazo, il personale dell’ambasciata per lo spirito di servizio, la dedizione, il coraggio mostrati in questi giorni drammatici».

I RUBINETTI

Parole tranquillizzanti sul fronte energetico. Il presidente del Consiglio spiega che «l’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia». «Anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi». Questo perché «l’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie». Ovviamente, aggiunge il presidente del Consiglio, la guerra avrà conseguenze sul prezzo dell’energia e serviranno «nuove misure» e, anche se Draghi non lo dice, nuovi scostamenti di bilancio e quindi occorre fare altro debito. Le imprese ne risentiranno così come le famiglie. «È opportuno che l’Unione Europea le agevoli, per evitare contraccolpi eccessivi sulla ripresa». Inoltre, aggiunge Draghi ricordando la discussione appena iniziata a Bruxelles sulla revisione delle regole sul patto di stabilità, «questa crisi ci ricorda l’importanza di avere una visione davvero strategica e di lungo periodo nella discussione sulle nuove regole di bilancio in Europa». Così come Bruxelles dovrebbe muoversi insieme Draghi anche «per lo stoccaggio e l’approvvigionamento di gas. Infine il presidente del Consiglio chiude con la necessità di lasciare le porte aperte al dialogo e la promessa che «mi impegnerò per la pace», ma per arrivarci «occorre il dialogo». 

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