Trattato Italia-Francia, il ministro Clément Beaune: «Brigate miste alle frontiere, gestiremo insieme i migranti»

Il Segretario di Stato francese agli Affari Ue: «L’amicizia è finalmente forza politica»

Trattato Italia-Francia, il ministro Clément Beaune: «Brigate miste alle frontiere, gestiremo insieme i migranti»
di Francesca Pierantozzi
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Sabato 27 Novembre 2021, 01:38 - Ultimo aggiornamento: 10:12

«Il Trattato del Quirinale diventerà un modello: è il più moderno, nessun altro trattato tra due paesi copre cosi tanti settori, l’amicizia tra Francia e Italia è finalmente una forza politica»: per Clément Beaune, segretario di Stato francese agli Affari Europei, reduce dal viaggio a Roma, le firme di Macron e Draghi avviano «un nuovo modo di funzionamento dell’Europa». 


Si è insistito molto sul valore simbolico del Trattato, ma quali sono i cambiamenti concreti che introduce: niente sarà più come prima tra Francia e Italia? 
«Non si tratta soltanto di uno strumento diplomatico. Questo trattato ha due virtù principali: intanto è una sorta di consacrazione della specificità della relazione franco-italiana al di là della politica contingente: questa relazione che siamo abituati a definire antica, ricca, forte, trova finalmente un’organizzazione concreta. Secondo: iscriviamo questo rapporto nel lungo termine. La forza dei trattati bilaterali sta proprio nel fatto che, crea tra due paesi una relazione che va oltre l’amicizia, le affinità o le tensioni, ma s’incarna nel settore culturale, in quello scientifico, nella sicurezza e nella Difesa. Naturalmente la firma avviene in un momento eccezionale delle relazioni politiche tra i due paesi, e di grande sintonia tra i dirigenti».

 
Il trattato però è stato forse più condizionato dalle difficoltà di questi ultimi anni che dal grande amore che ci lega. 
«Niente può garantire la pace eterna nelle relazioni politiche ed è giusto così. Ma questo trattato crea diversi strumenti per evitare incomprensioni e malintesi. Penso in particolare a un funzionamento fortemente voluto dagli italiani e che la Francia ha accolto con entusiasmo, che prevede meccanismi di concertazione e consultazione regolari e frequenti, per creare un “riflesso comune” franco-italiano. Il paradosso della nostra relazione è che è molto buona, eccellente addirittura, sui temi europei: possiamo dire che nel 95 per cento dei casi pensiamo la stessa cosa, ma questa sintonia ci ha in qualche modo convinto che non serviva lavorare più di tanto insieme. Questo non è vero e il trattato trasforma questa relazione politica e sostanziale di buona qualità, nella capacità di incidere insieme in Europa».

 
Quali sono le vere novità che il trattato introduce tra le relazioni bilaterali? 
«Per noi è molto importante la parte sulle questioni di sicurezza e difesa, la cooperazione nella giustizia e anche nella polizia, perché gli interessi comuni sono molti. Nella giustizia, per esempio, noi francesi abbiamo molto da imparare dalle buone pratiche italiane in materia di lotta alla criminalità. Per quanto riguarda la polizia, dobbiamo imparare dagli errori passati, penso per esempio all’incidente di Bardonecchia (nel marzo 2018, quando dei doganieri francesi sono entrati in una sala della stazione, sul versante italiano, ndr.): dobbiamo gestire una frontiera insieme e la cooperazione tra i servizi di dogana e la polizia, il comitato transfrontaliero che riunirà servizi dello Stato e degli Enti locali, sono strumenti per fare in modo che gli errori o le incomprensioni del passato non si ripetano».

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Con il Trattato si costruisce una gestione dei flussi migratori comune? 
«Creeremo una cooperazione transfrontaliera abbastanza inedita, con una brigata di polizia comune: l’idea è che lavorando insieme si mostra alle opinioni pubbliche che è possibile una gestione coordinata, comune e non conflittuale. Grazie al dispositivo di consultazione rafforzato, portiamo questa visione di cooperazione, solidarietà e gestione più responsabile anche a livello europeo».

 
Non è che ora si toglierà un po’ di spontaneità alla nostra relazione? 
«Dobbiamo naturalmente conservare l’aspetto caloroso, sentimentale, umano delle nostre relazioni, e per questo il trattato e le nostre cooperazioni prevedono un forum economico, scambi culturali, finanziamenti comuni del patrimonio, il sostegno del pass cultura creato in Italia con l’ambizione di estenderlo anche in Europa, un servizio civico franco-italiano, misura questa molto forte. Tutto ciò rafforza la nostra amicizia, e gli dà finalmente una forza politica». 


In un contesto post Brexit e post Merkel, questa firma tra Francia e Italia farà bene all’Europa? 
«Il momento politico è senz’altro straordinario, sia per le relazioni personali sia per il posizionamento politico dei due governi e dei tre presidenti, Macron, Draghi e Mattarella. Lo abbiamo già costatato con la cooperazione sulla Libia e la gestione dei casi dei brigatisti in Francia, un gesto che l’Italia aspettava da tempo. Con la firma al Quirinale abbiamo trasformato questo “attimo” eccezionale in una forza di lungo termine. Il punto importante è che il trattato va oltre le relazioni tra Francia e Italia: in questa Europa a 27, abbiamo bisogno di relazioni bilaterali forti per essere più efficaci. Si pensa che tutto si faccia a Bruxelles, ma se mancano paesi che prendono l’iniziativa, che sia sulla questione degli investimenti, le regole di bilancio, l’immigrazione, le riforme, sarebbe molto difficile far avanzare un’Europa a 27. Poi ogni partenariato ha le sue caratteristiche. Il trattato del Quirinale non è la copia del trattato dell’Eliseo tra Francia e Germania, anzi potrebbe diventare un modello per altri trattati bilaterali perché è moderno, e copre molti più settori di qualsiasi altro trattato. In Europa abbiamo bisogno di queste relazioni bilaterali forti: se non ci fosse stata la spinta franco-italiana oggi non avremmo un piano di rilancio europeo». 


La Francia sta per assumere la presidenza dell’Europa, vedremo subito all’opera i cambiamenti indotti dal trattato?
«Sì, credo che ci sarà un quadro di applicazione immediato. Citerei tre priorità su cui lavorare insieme: la questione climatica, in particolare il tema che difenderemo con l’Italia di una carbon tax alle frontiere; la questione digitale, con l’idea di regolamentare le grandi piattaforme web; e infine la difesa e il rafforzamento del modello sociale, con l’introduzione di un salario minimo decente in Europa. A queste tre priorità, su cui Francia e Italia sono molto vicine, aggiungerei la gestione dei flussi migratori, l’autonomia strategica e la difesa dei valori dello stato di diritto». 
 

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