«Terza dose per tutti». Rasi: «Subito ai 50enni. Obbligo per i prof»

Il consulente di Figliuolo: «Rinforziamo la protezione degli over 60 e poi da gennaio per le altre classi d’età»

«Terza dose per tutti». Rasi: «Subito ai 50enni. Obbligo per i prof»
di Mauro Evangelisti
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Martedì 2 Novembre 2021, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 12:22

Covid, l’Italia ha raggiunto un equilibrio molto fragile, che va preservato. Per questo bisogna ridurre ulteriormente la platea di 7 milioni di cittadini non immunizzati, ricorrendo anche a un ampliamento delle categorie che, visto che lavorano a contatto con il pubblico, saranno obbligate a vaccinarsi. Ad esempio i professori. Inoltre, è necessario rafforzare la campagna sulle terze dosi, oggi riservate agli over 60, aprendo nelle prossime settimane anche ai cinquantenni, per poi valutare a gennaio, sulla base dei numeri, di offrirle a tutti, senza distinzione di età. A sostenerlo è il professore Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Ema (agenzia europea del farmaco) e consulente del commissario Francesco Figliuolo.

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Professor Rasi, ritiene necessaria la proroga dello stato di emergenza anche nel 2022 ipotizzata dal ministro della Salute, Roberto Speranza?
«È assolutamente logico. Il ministro ha detto una cosa giustissima: vediamo i numeri. Detto questo, bisogna essere pronti alla proroga, perché ogni tentennamento sarebbe un disastro».

È preoccupato dall’aumento costante dei nuovi casi?
«Un po’ sì. Il nostro è un equilibrio fragilissimo, serve un monitoraggio molto stretto, un po’ di preoccupazione c’è. Vero è che come nuovi casi e ricoveri cresciamo meno di altri Paesi, abbiamo una situazione migliore e abbiamo forse la migliore performance in termini di vaccinazione. Se ci comportiamo bene, se continuiamo con il Green pass, se continuiamo con le mascherine, allora lo manteniamo questo equilibrio. Però è fragile».

Cosa possiamo fare per convincere a vaccinarsi coloro che fino ad oggi si sono tirati indietro?
«Si tratta di un problema serio, sette milioni di non vaccinati sono tanti, è una piccola nazione. Abbiamo due scenari di fronte: stabilizzare la situazione epidemiologica che stiamo vivendo e sarebbe ottimo. O, al contrario, assistere a un peggioramento: guardi Trieste, essendo, come dicevo, un equilibrio fragile, sono state sufficienti delle manifestazioni non regolamentate dal punto di vista delle misure contro la diffusione del contagio per mettere in crisi un’intera città, il pronto soccorso, l’ospedale. Non si può sbagliare nulla. Se non manteniamo questo equilibrio, bisogna prendere dei provvedimenti. Ricordiamoci sempre che tollerando il non rispetto delle regole contro il Covid di chi manifesta, causeremmo un aumento dei contagi tale da impedire alle persone di andare allo stadio, a teatro, al cinema, al ristorante. Non sarebbe giusto».

E per aumentare i vaccinati qual è la strada?
«Estendere le obbligatorietà a tutte le persone che sono esposte al pubblico».

Anche gli insegnanti?
«Sì, anche gli insegnanti se i numeri, nelle prossime settimane, dovessero dirci che è necessario. Sia chiaro: non si può decidere sulla base dell’andamento dei contagi settimanale, bisogna fare una valutazione attenta e ponderata. Però per convincere coloro che rifiutano i vaccini sarà importante anche coinvolgere maggiormente i medici di famiglia, sia per le vaccinazioni sia per una corretta informazione agli assistiti. Bisognerebbe andare a valutare se vi sono anomalie tra gli assistiti di un determinato medico di famiglia: ove vedessimo che per quel singolo medico c’è un’alta percentuale di non vaccinati, allora forse bisognerebbe intervenire».

Quanto ci aiuteranno le terze dosi?
«A sei mesi dalla seconda dose, la protezione scende, gradualmente. Nel dettaglio: dalla malattia grave, dal ricovero e dalla morte la protezione del vaccino dura di più, però quella dalla trasmissione virale è meno duratura e questo favorisce la circolazione del virus. Questi elementi vanno messi tutti insieme, per prendere dei provvedimenti che devono essere tutti, però, basati sui dati consolidati».

Oggi, oltre che ai fragili e agli operatori sanitari, la terza dose è riservata solo agli over 60. Ma se vogliamo fermare la circolazione del virus e se sappiamo che dopo sei mesi la protezione dall’infezione si riduce, non avrebbe senso dare la terza dose anche ai più giovani, che sono quelli che hanno una vita sociale più intensa?
«A tempo debito sì. Però per i giovani non c’è fretta, perché si sono vaccinati dopo. E i dati disponibili oggi ci confermano un decadimento della protezione dopo sei mesi tra gli anziani, per le altre classi di età dobbiamo attendere nuovi numeri consolidati. Se avremo la conferma che in tutte le classi di età, dopo sei mesi, la protezione diminuisce, allora si proseguirà con le terze dosi a tutti, ma se ne parlerà a gennaio. Certo, per la classe di età tra i 50 e i 59 anni, si potrà partire prima, già nelle prossime settimane, dopo che avremo dato il booster a un numero alto di over 60».
 

 
 

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