Tav, Salvini: «Sabato 500 poliziotti in Val di Susa». Sindaco di Venaus: «È un modo per accendere la miccia»

Giovedì 25 Luglio 2019
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Tav, sindaco di Venaus: «Scudo 500 poliziotti è un modo per accendere la miccia»

La Tav «era, è e rimarrà inutile». Lo ha detto il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli in una diretta Facebook. «Un progetto vecchio prima ancora di vedere la luce, che esperti hanno fragorosamente bocciato perché non porta benefici nemmeno nel lungo periodo», ha detto il ministro, puntualizzando anche che «l'analisi costi-benefici non è stata affatto inutile o superflua come qualcuno ha accusato».

«I tecnici indipendenti che abbiamo assunto hanno fatto uno studio approfondito, che ha evidenziato come i costi di questo progetto superino di gran lunga i benefici. Quindi l'opera è inutile perché troppo costosa e non porta quel cambio modale gomma treno che si prefigge», ha detto il ministro, difendendo l'analisi costi-benefici: «Nessuno l'ha smentita, ha acceso un dibattito consapevole e democratico all'interno del Paese e la sua bontà è stata apprezzata ampiamente in seno al Governo e a base di discussione approfondita a Palazzo Chigi».

Intanti «sabato c'è il campeggio dei No Tav in Val di Susa e quindi la mia priorità è mandare 500 uomini lì per evitare che provochino disastri». Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini rispondendo alle domande dei giornalisti a margine del convegno 'Frequenze strategiche, il 5g nazionale e l'impatto sulla sicurezza' in corso oggi alla Galleria Cardinale a palazzo Colonna a Roma.

«Qui a Venaus oggi inizia il festival dell'alta felicità fino a domenica con artisti di fama nazionale e internazionale, dibattiti culturali su come affrontare il progresso, il tutto con un campeggio al quale partecipano tantissime famiglie. Non vedo violenza, nessun atteggiamento che possa lontanamente ricordarla. L'atteggiamento di barricata di sabato lo sta creando l'esagerazione del Prefetto di Torino, i 40mila che partecipano al campeggio si avvicineranno al cantiere per un momento di informazione, molti sono interessati a vedere coi propri occhi un pezzo di Italia militarizzato al quale nemmeno tutti i coltivatori che lì hanno le vigne possono accedere. C'è l'interesse a capire meglio con mano l'oggetto del contendere. Ci si avvicinerà all'area del cantiere pere prendere visione di quello che è, senza entrare. Sarà una passeggiata a fini conoscitivi». Lo ha detto all'Adnkronos Erwin Durbiano, vicesindaco di Venaus commentando il timore di eventuali scontri sabato prossimo.

«L'altra notte (quando dal campeggio in 200 sono saliti fin davanti alla cancellata tentando di abbatterla con un tronco usato come ariete e lanciando pietre, ndr) - continua il vicesindaco di Venaus- le persone volevano avvicinarsi come i vecchietti al cantiere, per capire come vengono spesi i nostri soldi. Ognuno manifesta nel modo più opportuno, io sono un amministratore del Comune, posso parlare di quello che accade qui. Venaus non c'entra nulla. Sabato non potrò partecipare in prima persona alla manifestazione, di certo rispondere alla volontà di avere un dialogo con uno scudo di 500 poliziotti è il modo per innescare la miccia. Lo Stato non ha volontà di riconciliarsi con il movimento popolare di una zona lacerata dalla Tav da 30 anni. Noi ci abbiamo provato, inutilmente. Lo Stato, dal canto suo, spende 90 mila euro al mese solo per la sicurezza del cantiere».

«Mi auguro vivamente che le scelte politiche non ricadano come sempre sui poliziotti. Purtroppo gli agenti del reparto mobile sono lo scudo sociale di questo Stato, si trovano a fare da padre padrone in una situazione di difficoltà. L'ultima volta che siamo andati a Torino per un servizio del genere, il 3 luglio 2011, ci siamo trovati di fronte a orde barbariche, centri sociali agguerriti che hanno messo in atto vere e proprie scene di guerra e terrorismo. Io stesso ne uscii con lesioni guarite in tre mesi, e come me altri 80 colleghi». Così, all'Adnkronos, Andrea Cecchini, presidente del sindacato del Reparto Mobile 'Italia Celerè. «Se deve succedere questo ancora una volta, diciamo prima al ministro dell'Interno e poi a quello delle Infrastrutture di mandare i loro politici invece che i poliziotti ai quali non rinnovano nemmeno il contratto e a cui non danno tutele e strumenti idonei a fronteggiare le loro guerre. Otto anni fa, dopo aver sentito le minacce ed esser stati bersagli di bombe molotov lanciate nella guerriglia - conclude Cecchini - siamo stati usati dallo Stato per tutelare la loro scelta politica e poi abbandonati quando, di fronte a magistrati e avvocati al soldo dei politici, siamo rimasti soli a testimoniare nell'aula bunker di Torino come fossimo noi i delinquenti».
 

Ultimo aggiornamento: 20:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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