Taglio dei parlamentari: verso il secondo ok alla Camera. Ecco cosa cambia

Mercoledì 8 Maggio 2019
Taglio dei parlamentari: verso il secondo ok alla Camera, poi toccherà ancora al Senato. Ecco cosa cambia

Il nuovo Parlamento in formato light e cioè alleggerito di 345 fra senatori e deputati, si avvia verso l'ok della Camera in seconda lettura. È attesa domani l'approvazione finale della proposta di legge che modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Conclusa con una lunga litania di emendamenti tutti respinti, tra le proteste di Pd e Leu e il sostegno di Forza Italia che ha votato in linea con M5s e Lega, l'Aula si aggiorna di poche ore per l'ultimo step (dichiarazioni e voto finale). E vista l'assenza di modifiche passate a Montecitorio, il testo dovrebbe approdare a Palazzo Madama "blindato". Da lì in poi sono previste altre due letture, essendo una riforma costituzionale, ma senza alcuna possibilità di ritocchi. O si approva o si respinge.

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«È un impegno storico», twitta entusiasta il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, seduto tra i banchi del governo dal pomeriggio. E rimarca che la riforma «taglierà 345 parlamentari, rendendo le istituzioni più efficienti e risparmiando 500 milioni a legislatura». Il provvedimento ridisegna la Camera che avrebbe così 400 deputati rispetto agli attuali 630, portando a 8 quelli eletti nella circoscrizione Estero (oggi sono 12). Cambiano pure i numeri dei senatori: i 315 di oggi diventerebbero 200, riducendo da 6 a 4 gli eletti fuori dall'Italia.
 


La riforma immaginata dalla maggioranza giallo-verde e che in prima lettura fu votata anche da FI e FdI, mantiene i senatori di diritto (gli ex presidenti della Repubblica). Mette invece un limite a quelli a vita scelti dal capo dello Stato tra chi ha «illustrato la patria per altissimi meriti»: non potranno essere più di 5.

Un tema su cui in Aula si è acceso un pò il dibattito con Fratelli d'Italia che ha annunciato che non avrebbe votato né quell'articolo né gli emendamenti: «Questa era l'occasione per abolire l'istituto dei senatori a vita», ha spiegato Emanuele Prisco.

Con l'accetta che si impone sui numeri - secondo Pd, Leu e +Europa - non mancheranno conseguenze sulle funzioni e sul lavoro delle Camere oltre che su questioni collaterali come l'elettorato attivo e passivo e le rappresentanze delle minoranze linguistiche. Da qui le loro proteste e gli emendamenti. A ciò si aggiunge il rischio di "sopravvivenza" dei partiti con il 5-7% dei voti: in un emendamento il radicale Riccardo Magi di +Europa ha proposto di introdurre una norma transitoria, in attesa che la riforma entri in vigore e che vengano modificati i regolamenti di Camera e Senato, affinché quei partiti medio-piccoli possano continuare ad avere un gruppo in Parlamento, nonostante la sforbiciata complessiva sui parlamentari. L'emendamento però è stato bocciato.

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