SILVIA ROMANO

Il ritorno di Silvia Romano e il rito della passerella a Ciampino (con scarsa sobrietà)

Lunedì 11 Maggio 2020 di mario ajello
Il ritorno di Silvia Romano e il rito della passerella a Ciampino (con scarsa sobrietà)

Va bene, sarà pure come assicurano le fonti del governo. Ossia che non esistono gelosie e scontri, tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, premier e ministro degli Esteri,  sulla gestione ma soprattutto sulla rappresentazione del ritorno in Italia di Silvia Romano. Però esiste, e ormai è diventato un rito di passaggio  della neopolitica, la passerella a Ciampino con il simbolo italiano del momento - positivo come Silvia o negativissimo come il terrorista rosso Cesare Battisti preso in Brasile e che fu fatto atterrare qui  con il ministro Bonafede e gli altri sotto la scaletta dell'aereo  a fare a gara  nel farsi belli per la cattura - da sbandierare anche a dispetto di questioni di sicurezza e di opportunità nazionale. La sfida tra Conte e Di Maio, che per l'occasione ha ostentato a Ciampino  una mascherina tricolore per battere il rivale in tasso di patriottismo esibito, ha un po' rimplicciolito una grande operazione di intelligence. Molto ben gestita nelle sue varie fasi ma poi banalizzata nella corsa politica a chi dava prima la notizia  del lieto fine e nella sceneggiatura  aeroportuale. Poteva esssere fatto tutto con una sobrietà maggiore. Più rispettosa anche nei confronti di Silvia e della sua famiglia, ma in primo luogo più adatta a uno Stato importante che gioca tante partite delicate e non le gioca male nello scenario mondiale e dunque gli sarebbe richiesta quella compostezza degna di un Paese serio e non concentrato sui ritorni d'immagine di questo o di quello. Magari, appunto, come dice Palazzo Chigi e come sostiene la Farnesina, nessuno  scontro tra gli ex amici e attuali colleghi di governo diventati rivali, ma esiste l'impressione di un vicendevole andare  sopra le righe da parte di entrambi. E forse la passerella di Ciampino potrebbe aver favorito non tanto Conte o Di Maio, quanto la propaganda che Al Shabaab voleva dare alla liberazione di Silvia. 

 

 

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