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Pd, Serracchiani capogruppo in ticket con De Luca jr. Madia, idea Campidoglio

Pd, Serracchiani capogruppo in ticket con De Luca jr. Madia, idea Campidoglio
di Mario Ajello
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 31 Marzo 2021, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 19:46

La «terapia choc» di femminismo nel Pd, voluta da Enrico Letta, si compone di un altro tassello. Quello della presidenza del gruppo alla Camera: donna contro donna, ha vinto Debora Serracchiani su Marianna Madia: ma comunque fosse andata, sempre l’opzione femminile si sarebbe imposta. Serracchiani ha prevalso con 66 voti contro i 24 della Madia. La quale subito dopo l’esito della gara - preceduta nei giorni scorsi dalle polemiche sull’uscente Delrio e sulla cooptazione come metodo di carriera nel Pd - ha commentato: «Buon lavoro a Debora Serracchiani, nostra nuova capogruppo. C’è tanto da costruire insieme». La soddisfazione di Letta, che già ha spinto con successo la settimana scorsa per una donna capogruppo al Senato, Simona Malpezzi, è così: «Sarò felice di lavorare insieme a Serracchiani e Malpezzi. Due donne determinate, di qualità e competenti». 

Serracchiani nuovo capogruppo Pd alla Camera: «Grazie Letta, un grande passo in avanti»

Siccome però il Pd prima ancora che un partito di donne è un partito di correnti, a considerarsi super vincitore è il gruppo degli ex renziani di Base Riformista, guidati da Guerini e Lotti. «Abbiamo dei dirigenti più bravi degli altri, evidentemente», così gioiscono quelli e quelle di Br. Nel senso che la Serracchiani, al contrario della Malpezzi, non aderisce alla corrente Guerini-Lotti (semmai è vicina a Delrio) ma gli ex renziani, oltre ad aver vinto la partita per il capogruppo dei senatori, alla Camera hanno avuto in cambio del sostegno a Debora uno dei loro come vicecapogruppo vicario: ossia Piero De Luca, figlio del presidente della Campania. 

EQUILIBRI
La Serracchiani ha un percorso che va da segretaria di circoscrizione a vicesegretaria del partito con Renzi e vicepresidente con Zingaretti. Nel 2009 si lanciò con un’arringa da rottamatrice ante litteram, anche se già c’era chi segnalava la sua vicinanza a Franceschini che lei avrebbe sostenuto alle successive primarie. Ma soprattutto: da eurodeputata ha preso 10mila voti più di Berlusconi, poi è diventata presidente a del Friuli. Vince insomma il fattore donna e le correnti non c’entrano? Certo che c’entrano. Serracchiani ha avuto tra l’altro il sostegno dell’area franceschiniana, che è molto pesante.
Letta - che ieri è stato ricevuto da Giorgia Meloni per il primo incontro tra il Pd e la leader dell’opposizone - si è messo in posizione win win nella partita capigruppo. Della serie l’importante è che siano donne. E ora dice: «La situazione del Pd è incrostata di un maschilismo per il rompere il quale c’è bisogno di gesti forti. Quando mi hanno chiamato per invitarmi a fare il segretario, ho detto: scegliete piuttosto un segretario donna. C’è bisogno di una cura shock per un sistema anchilosato». 

Si pensa anche per la corsa al Campidoglio a una figura femminile forte da schierare alle primarie. Insiste su questo la deputata Patrizia Prestipino insieme ad altre e ieri si sono aggiunte su questa opzione la consigliera regionale Leonori e la Alfonsi presidente del I Municipio. Ed è partito il tam tam: perché non proporre la carta Madia?
 

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