Mattarella: «Libertà e democrazia incompatibili con chi cerca sempre nemici»

Sabato 1 Giugno 2019 di Mario Ajello
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Al Quirinale, durante la festa in giardino, i padroni di casa fanno notare: «Il discorso del presidente Mattarella non è rivolto contro Salvini, ma è un richiamo a tutti quelli che in Europa creano divisioni, alzano muri, aizzano polemiche». Dunque non ha parlato di politica italiana Mattarella ieri, per il 2 giugno, ma anche l'Italia è parte dell'Europa.
«Soltanto la via della collaborazione e del dialogo», è il messaggio del capo dello Stato, «permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale». E parla così il presidente, in occasione del concerto per il corpo diplomatico che apre le celebrazioni della Festa della Repubblica. Un modo garbato per chiedere al governo di superare la fase di scontro e di conseguente paralisi, per dare risposte ai cittadini.
Per Mattarella le ultime elezioni europee sono state «un grande esercizio di democrazia». Il problema, per lui, è che la politica deve dimostrarsi capace di essere all'altezza del momento storico importante e delicato che vivono i popoli del continente.
RISPETTO RECIPROCO
Abbiano bisogno», incalza il Presidente, «di praticare attenzione e rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità internazionale, per avanzare sulla strada del progresso con il dinamismo che contrassegna il mondo contemporaneo in cui viviamo». Ancora, e naturalmente questo invito ci riguarda da vicino: «Libertà e democrazie non sono compatibili con chi alimenta conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo».
Sta parlando ad esempio del premier ungherese Orban? Mattarella si riferisce, e con molta severità, in generale ai sovranisti che stanno rendendo la dialettica politica e le politiche nazionali piuttosto muscolari. In una Europa che invece, agli occhi del Colle, necessita di concentrazione per non sprofondare nel baratro.
Mattarella si appresta, insomma, alla parata e alle cerimonie di oggi con l'animo turbato per le tensioni in corso. Nel discorso ai prefetti ha insistito sulle necessarie «sinergie» da trovare e pratiche nella vita politica e nel dimensione pubblica. Insomma: un basta scontri è la sua linea e la sua sensibilità lo porta a fare un richiamo al pubblico servire, senza faziosità e con la bussola del bene comune. «Solo con il dialogo si superano i contrasti».
La pluralità e diversità, che la Carta repubblicana ha voluto garantire, insiste il presidente nel discorso della mattinata, «vive nella leale collaborazione fra lo Stato e le autonomie, nella sinergia fra i livelli di governo, nell'esercizio quotidiano dei principi di solidarietà e sussidiarietà, finalizzati ad assicurare l'unità della nazione insieme all'efficacia dell'azione pubblica». Le regole, i valori: «L'interesse generale viene sempre prima delle convenienze particolari». E ai prefetti Mattarella chiede di «vigilare» anche «a tutela della libera determinazione degli organi elettivi».
Ma è poi nel suo monito serale che il Capo dello Stato incalza sulla sua convinzione che le divisioni fanno perdere tutti. E parla in generale Mattarella ma, visto il momento, parla soprattutto alle forze di maggioranza, impegnate in queste ore in uno scontro perfino sulla parata dei Fori Imperiale. Ai prefetti, inoltre, il Presidente sottolinea il permanere dell'esigenza di combattere i fenomeni di mafia e corruzione che «sottraggono illecitamente risorse alle collettività e alle loro prospettive di crescita, alterando gli equilibri di mercato e le dinamiche competitive fra operatori economici». Per questo il capo dello Stato stimola i prefetti a impegnarsi sempre più «a tutela della sicurezza e serenità della convivenza» seguendo «lo spirito della nostra Costituzione». Ed ecco l'ennesimo appello alla Carta fondamentale che tutela certamente «diritti e doveri dei cittadini», ma regola anche con estrema chiarezza i «limiti» che le «autorità» hanno in democrazia.
La preoccupazione è anche per l'economia. Argomenta Mattarella: La crescita è quasi assente e parte del Paese è in difficoltà. Specie in alcune aree le incertezze del ciclo economico sembrano non offrire solide prospettive a molti lavoratori, soprattutto giovani, ed alle loro famiglie. Non un 2 giugno semplice, insomma, per un Paese in continua emergenza.

Ultimo aggiornamento: 2 Giugno, 11:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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