Scuole, nuovo dpcm: riapertura dopo la Befana, regioni e sindaci contro il piano Azzolina

Scuole, nuovo dpcm: riapertura dopo la Befana, regioni e sindaci contro il piano Azzolina
di Marco Conti
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Venerdì 27 Novembre 2020, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 14:15

Stavolta sono le Regioni a chiedere che la didattica a distanza venga prolungata sino a dopo le vacanze di Natale. La linea è emersa con forza nella riunioni della Conferenza Stato-Regioni, convocata dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, in vista del decreto che regolerà aperture e chiusure dal 4 dicembre. E la notizia è che il governo è deciso ad accogliere la richiesta per tornare in classe non prima dell’Epifania.

 

L’obiettivo

Un confronto a distanza al quale hanno preso parte anche il ministro della Salute Roberto Speranza, il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e il presidente dell’Anci Antonio De Caro. Sul fronte opposto i presidenti del Veneto Luca Zaia, della Liguria Giovanni Toti, della Basilicata Vito Bardi, del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, del Molise Donato Toma, della Calabria Nino Spirlì e della Toscana, Eugenio Giani. Al ligure Toti è toccato il compito di mettere in guardia i colleghi dai rischi che si corrono riaprendo le scuole «per sette giorni al netto del weekend, così da dover mettere in isolamento gli eventuali positivi proprio a Natale». Ragionamento analogo quello di Zaia che giudica «rischioso aprire la scuola il 9 dicembre e chiudere subito dopo». E del laziale Zingaretti, che da giorni va ripetendo che la decisione dev’essere dei virologi, non della politica. E così tocca a Toti - in qualità di vicepresidente della Conferenza delle Regioni - raccontare che «unanimemente le regioni hanno ritenuto di suggerire al governo di procrastinare al 7 gennaio ogni riapertura della didattica in presenza». E che sia il “Natale in zona gialla” l’obiettivo che tutte le regioni intendono raggiungere, è ormai evidente. Ogni sforzo, compresa la chiusura degli impianti sciistici oltre che delle scuole, viene utilizzato per abbattere il più possibile la curva dei contagi in vista delle feste natalizie. La richiesta delle Regioni di tenere le scuole chiuse il governo è orientato ad accoglierla già nel Dpcm del 4 dicembre anche se una risposta potrebbe arrivare solo dopo la riunione che oggi avranno i capidelegazione anche in vista di un nuovo decreto ristori che il consiglio dei ministro dovrebbe licenziare domenica prossima. Mentre l’Emilia Romagna fa sapere di essere pronta a riaprire le scuole non appena il dpcm del governo lo consentirà, anche sindaci e presidenti di Provincia hanno manifestato dubbi. Anche perché la capienza nei mezzi pubblici rimane al 50% e il nodo degli spostamenti resta irrisolto soprattutto nelle grandi città.

Nell’esecutivo, e nella maggioranza, non tutti sono però sulla linea dei presidenti di regione che comunque trovano nell’ala intransigente dell’esecutivo, composta dai ministri Speranza, Franceschini e Boccia, una sponda non da poco. Italia Viva e M5S spingono infatti per una rapida riapertura. «Penso che un giorno guadagnato di didattica in presenza per questa generazione valga tutto il nostro sforzo ed il nostro impegno», ha sostenuto la ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti (Iv). Sul piede di guerra sono i 5S che difendono la ministra all’Istruzione Lucia Azzolina la quale si sta battendo da giorni per limitare i danni e tenere gli istituti aperti, visto che nessun paese europeo ha chiuso le scuole come l’Italia. Nel rispondere sui social ai quesiti dei ragazzi, la ministra dell’Istruzione ha ribadito la sua linea seppur con qualche cautela in più: «Sto lavorando per riportarvi quanto prima a scuola. È importante farlo. Serve prudenza, dobbiamo essere cauti e fare delle scelte. Credo che la scuola sia la priorità del Paese, ne va del vostro futuro». Anche dentro Leu c’è chi spinge, come Nicola Fratoianni: «Le scuole vanno riaperte, qui ed ora, non si può più rinviare questa scelta». Altra richiesta dei presidenti di regione riguarda la chiusura delle frontiere qualora non si riaprano gli impianti sciistici. Obiettivo del governo resta quello di avere in Europa una linea comune. Speranza condivisa ieri anche dalla Cancelliera Angela Merkel, ma i problemi non mancano anche perché paesi come Austria, Svizzera e Slovenia sembrano andare in direzione opposta. Sui “ristori” il governo è stato più esplicito facendo riferimento ai 250 milioni di euro già stanziati e ad altri provvedimenti che potrebbero essere presi nel consiglio dei ministri di domenica. Gli impianti da sci, ha detto Boccia, «riapriranno quando l’epidemia si sarà raffreddata. Speriamo nel giro di un mese, un mese e mezzo. I ristori saranno garantiti per tutte le attività che non potranno aprire».

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