Statali, confermato sciopero del 9 dicembre: no dei sindacati all'offerta del ministro Dadone

Statali, confermato sciopero del 9 dicembre: no dei sindacati all'offerta del ministro Dadone
di Andrea Bassi
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Lunedì 7 Dicembre 2020, 10:02 - Ultimo aggiornamento: 12:23

Il nove dicembre lo sciopero del pubblico impiego ci sarà. Per i sindacati l'offerta del governo di rendere strutturale il bonus per i redditi bassi e usare i risparmi derivanti dallo smart working per la contrattazione decentrata, arrivata attraverso una lettera del ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone al Messaggero, è da rimandare al mittente. In un lungo documento, i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, hanno elencato tutti quelli che, a loro parere, sono i dieci «errori della ministra Dadone che ipotecano il futuro della Pa». Il primo errore, scrivono, è «parlare di innovazione e competenze e non creare strumenti perché questi slogan si traducono in opportunità reale di cambiamento per la Pa, di investimento sulle persone. Con quali risorse», chiedono i sindacati, «si pensa di riqualificare il personale?». Il secondo errore il troppo entusiasmo sullo smart working. «Non c'è stato», dicono i sindacati, «né un accordo nazionale né una riforma ma solo l'indicazione di collocare il personale impiegato nelle attività che non implicano servizi essenziali al lavoro da remoto come misura di emergenza sanitaria, non perché c'è stata la trasformazione della Pa». Terzo errore è che «senza un piano straordinario di assunzioni la pubblica amministrazione non coglierà la sfida del Recovery Fund». Il quarto errore, secondo i sindacati, è stato «non dire neanche una parola sulla sicurezza e sulla salute dei dipendenti pubblici. Anzi, il personale del settore dei servizi educativi in queste ore si è visto rispondere negativamente ad una richiesta: avere dispositivi di protezione individuale adeguati. Si sono viste rispondere dal Governo che la loro salute non è una priorità, basta una mascherina chirurgica».

Le risposte mancate

Il quinto errore, scrivono Cgil, Cisl e Uil, è che il «contratto è scaduto da due anni ed è senza risorse per la valorizzazione professionale e per far crescere la produttività». Il sesto errore, prosegue il documento, è «avere un'idea del sindacato come organizzazioni da audire se qualcuno o qualcosa te lo impone». Il settimo errore «non dare prospettiva ai precari di vedersi stabilizzati». L'ottavo errore, secondo i sindacati, «fare sempre riferimenti ai dipendenti dei Ministeri». Il nono errore, secondo i sindacati, riguarda proprio il comportamento della ministra. «Se per un anno», scrivono, «i sindacati chiedono di essere convocati su contratto, assunzioni e sicurezza del lavoro e non accade, anzi si presenta la legge di bilancio dicendo cosi è, bere o affogare, la responsabilità non è di chi protesta ma di chi nega il confronto». Decimo e ultimo errore, si legge nel documento, è «contrapporre pubblici e privati. Si è meno credibili, quando si è un personaggio pubblico, se si dice di voler difendere il dipendente pubblico e poi si dice a quello stesso dipendente che nessuna delle sue rivendicazioni troverà risposta perché c'è chi nel privato sta peggio di lui». Il finale è duro. Cara Ministra lei dovrebbe ammettere le sue responsabilità e prenderne atto, cambiando le scelte nella legge di bilancio. Appelli al dialogo non li faccia a chi lei stessa nega il confronto, noi non ci siamo mai sottratti. «Cara Ministra», è la conclusione della risposta alla lettera della Dadone, «lei dovrebbe ammettere le sue responsabilità e prenderne atto, cambiando le scelte nella legge di bilancio. Appelli al dialogo non li faccia a chi lei stessa nega il confronto, noi non ci siamo mai sottratti». Lo sciopero, insomma, rimane confermato e la trattativa sul rinnovo del contratto degli statali rimane, almeno per il momento, in salita.

Contratto PA, resta alta tensione Sindacati-Governo

 

Qui di seguito pubblichiamo lo scambio di lettere tra i sindacati e il ministro Fabiana Dadone 

La lettera al Messaggero del ministro:

«Gentile Direttore,

viviamo tempi difficili, che si caratterizzano per le continue tensioni in molteplici ambiti, in maniera spesso trasversale e complessa. Frizioni tra i livelli istituzionali e tra i segmenti della società nonché tra il mondo privato e quello pubblico.

Da quando è stato annunciato lo sciopero previsto per il 9 dicembre non nascondo che le giornate non sono trascorse senza un focus, uno scambio di messaggi, call e dossier sul tema. Molte sono le sollecitazioni che giungono, in particolare da una certa parte del mondo politico, paradossalmente persino di più che dalle stesse organizzazioni sindacali. Buona parte dell’opinione pubblica e molte delle categorie economiche hanno commentato negativamente l’annuncio sindacale, considerando talune rivendicazioni poco congrue alla luce del momento particolarmente drammatico che stiamo vivendo. Certi altri, poi, nel modo tipicamente irresponsabile che ne contraddistingue l’azione, provano a divaricare questa crepa prodottasi tra il mondo privato e quello pubblico cercando di rilanciare l’immagine di un corpaccione pubblico fannullone, pretenzioso, negligente e ingiustamente tutelato dalle istituzioni.

Credo, anche per questo motivo, che sia opportuno definire un paio di aspetti e offrire ai lavoratori e alla opinione pubblica, e perché no anche alle stesse organizzazioni sindacali, una prospettiva meno miope, non divisiva, e certamente meno suggestiva dell’immaginario belligerante dello scontro testa a testa, che pure sa affascinare la pancia del Paese.

In primo luogo va dato atto alle stesse organizzazioni sindacali, ivi comprese quelle che non hanno aderito all’annuncio di sciopero, che l’aspetto finanziario è solo uno degli aspetti cui si deve prestare attenzione. E agli stessi va riconosciuta la capacità di poter comprendere che, almeno in questa fase, nuove ingenti risorse per la contrattazione non potranno essere garantite.

Ritengo però che si debba fare di più per le fasce più basse e pertanto sarebbe importante stabilizzare quella misura del tutto temporale e provvisoria che venne introdotta nella tornata 2016-2018 al fine di meglio equiparare l’incremento contrattuale tra chi gode di salari più alti e chi no. L’elemento perequativo, infatti, è stato prorogato nel 2018 in attesa che si definisse il nuovo contratto 2019-2021, sarebbe quindi destinato a essere superato ma in considerazione della sua valenza perequatrice credo rappresenti una misura da rendere strutturale.

Penso, inoltre, che i tempi siano ormai maturi per guardare al futuro del lavoro pubblico con coraggio e con un approccio innovativo. Il lavoro agile è entrato prepotentemente nella vita delle amministrazioni pubbliche: i dirigenti stanno riorganizzando gli uffici, la conferenza unificata ha deliberato il proprio parere favorevole alle Linee guida per l’implementazione del Piano organizzativo del lavoro agile che dovrà essere adottato a partire dal 2021; i dati del monitoraggio offrono spunti interessanti e ormai anche per garantire la erogazione dei servizi e la capacità amministrativa si sta ragionando in termini di reingegnerizzazione dei processi organizzativi.

In tal senso, quindi, anche le relazioni sindacali e la contrattazione 2019-2021 assumono una rilevanza persino maggiore di quanto si pensava fino a 12 mesi fa. Questa tornata contrattuale dovrà rappresentare lo spartiacque: credo valga la pena ragionare, come stiamo facendo con via XX Settembre, sulla riallocazione delle risorse derivanti dai risparmi che il lavoro agile porterà con sé prevedendo che una parte di queste finisca nei fondi delle amministrazioni per la contrattazione decentrata integrativa, così da poter valorizzare il personale investendo in formazione continua, in benessere organizzativo, etc. La ringrazio per lo spazio offertomi perché forse oggi più che mai fermarsi a riflettere su aspetti concreti fuori da ideologismi e prese di posizione può rappresentare la sliding door tra continuare a vivere nel passato e iniziare a vivere nel futuro».

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La lettera di risposta "I 10 errori della ministra Dadone per i segretari generali di Fp cgil, Cisl Fp, uil Fpl e Uil Pa"

«Di cosa parla la Ministra Dadone? Ce lo chiediamo dal giorno della proclamazione dello sciopero del prossimo 9 dicembre leggendo le varie dichiarazioni che tentano di mettere in secondo piano le sue responsabilità agitando l’odio sociale nei confronti dei dipendenti pubblici. Ricordiamo tutti le sue roboanti e inaccettabili affermazioni sull’irresponsabilità di chi protesta.

Primo errore: parlare di innovazione e competenze e non creare strumenti perché questi slogan si traducono in opportunità reale di cambiamento per la PA, di investimento sulle persone. Con quali risorse si pensa di riqualificare il personale? Formazione per il sindacato non è un termine da usare nelle interviste ma un processo condiviso di investimento sulle professionalità, a cui la Ministra, con la sua approssimazione nell’individuare le priorità, non da alcuna risposta.

Secondo errore: parlare per un anno di quanto sia stata brava a fare un provvedimento che collocava in smart working i dipendenti pubblici facendo credere di aver dato un privilegio a 3 milioni di lavoratori. La Ministra lo dica a chi si è misurato con la didattica a distanza o ai lavoratori che hanno pagato di tasca loro la connessione per dare continuità alla pubblica amministrazione e che sono rientrati tutti al lavoro appena finita l’emergenza. Si perché sullo smart working non c’è stato né un accordo nazionale né una riforma ma solo l’indicazione di collocare il personale impiegato nelle attività che non implicano servizi essenziali al lavoro da remoto come misura di emergenza sanitaria, non perché c’è stata la trasformazione della PA. Tutti i nodi dei ritardi della PA sono lì esattamente come un anno fa. Cosa ha fatto la Ministra? Se pensiamo al lavoro fatto da altri colleghi del suo stesso Governo margini per essere più produttivi come rappresentante delle Istituzioni ce n’erano eccome.

Terzo errore: senza un piano straordinario di assunzioni la PA non coglierà la sfida del Recovery Fund. Neanche quella di strutturare una rete di welfare per proteggere il Paese e il sistema economico, come la pandemia ha insegnato. Con chi traineremo l’innovazione? Con dipendenti la cui media anagrafica è alta e che andrebbero affiancati da nuove competenze? Con quelle poche assunzioni previste nella legge di bilancio per lo Stato? E negli enti locali, dove oramai abbiamo comuni in cui i precari superano il personale strutturato? E in sanità dove mancano addirittura professionalità indispensabili per ricostruire il SSN nel territorio? Non ci crede neanche il Governo che infatti assumerà 300 precari ad hoc per progettare e spendere il Recovery Fund. Non ci crede neanche il Governo nella pubblica amministrazione, ma quei 300 valorosi nulla potranno se non abbiamo competenze nei comuni che siano in grado di accelerare la spesa e garantire l’esecuzione dei progetti.

Quarto errore: non dire neanche una parola sulla sicurezza e sulla salute dei dipendenti pubblici. Anzi, il personale del settore dei servizi educativi in queste ore si è visto rispondere negativamente ad una richiesta: le maestre e le educatrici si stanno contagiando, non abbiamo supplenti e le sezioni si accorpano, più bimbi più rischi. Chiedono di avere dispositivi di protezione individuale adeguati. Loro sono al lavoro in presenza, curano i nostri figli, il futuro del paese. Si sono viste rispondere dal Governo che la loro salute non è una priorità, basta una mascherina chirurgica. Questo conta di più di quello che la Ministra Dadone scrive sul suo blog e segna la distanza tra il paese reale e palazzo Vidoni.

Quinto errore: pensare che tutto si decida con le direttive, sempre unilaterali, e affermare contemporaneamente che il contratto 2019/2021 rappresenti la svolta. Innanzitutto quel contratto è scaduto da due anni ed è senza risorse per la valorizzazione professionale e per far crescere la produttività. La Ministra, infatti, si è dimostrata anche in questo caso miope. Non sbloccare la contrattazione decentrata toglie strumenti alle amministrazioni e al sindacato nella singola amministrazione per gestire i cambiamenti dell’innovazione, migliorando i servizi e riconoscendo il giusto valore al lavoro delle persone.

Sesto errore: avere un’idea del sindacato come organizzazioni da audire se qualcuno o qualcosa te lo impone. Il sindacato è un pilastro dell’organizzazione sociale del nostro paese, è disciplinato dalla Costituzione, regolato e pesato nelle pubbliche amministrazioni dalla legge sulla rappresentanza. Non accettare il confronto espone non solo al conflitto ma manda un messaggio all’oltre 75% dei dipendenti pubblici che sono iscritti certificati da Aran e hanno votato alle Rsu per Cgil, Cisl e Uil. La democrazia va rispettata, così come la protesta, quando, come nel nostro caso, è esercitata nel rispetto delle leggi che regolano lo sciopero per i settori pubblici.

Settimo errore: non dare prospettiva ai precari di vedersi stabilizzati. Che messaggio devastante da un Governo a chi lavora per i cittadini e ha la tagliola che alla fine quel suo contributo - spesso speso mettendo a rischio anche la propria vita, come la maggioranza dei 36mila assunti con la causale Covid in sanità - non sarà riconosciuto? Lottiamo per abolire la precarietà nel privato e la incrementiamo nel pubblico?

Ottavo errore: fare sempre riferimenti ai dipendenti dei Ministeri. Lei è il ministro di una Pubblica amministrazione che, evidentemente, non conosce e di cui non parla mai. Le sue “non” scelte ricadono sui lavoratori di tutte le amministrazioni: centrali, di tutta la sanità, delle amministrazioni locali e della istruzione. Infermieri, educatori, assistenti sociali, ispettori del lavoro, vigili del fuoco e altri ancora subiranno le scelte unilaterali della Ministra, ovvero non avranno risposte sulle assunzioni e sulla maggiore sicurezza a chi si contagia di più perché i protocolli andrebbero rivisti, così come sul contratto subiranno avranno un salario non solo inferiore a quello della tornata contrattuale precedente ma con una sottrazione, viste le decisioni del Governo, dell’elemento perequativo e dell’indennità di vacanza contrattuale, cioè circa 40 euro di media. Tutto perché la ministra della Pubblica amministrazione ha deciso, lei da sola, che i dipendenti pubblici devono rinunciare alla riforma del sistema di riconoscimento e valorizzazione professionale.

Nono errore: se per un anno i sindacati chiedono di essere convocati su contratto, assunzioni e sicurezza del lavoro e non accade, anzi si presenta la legge di bilancio dicendo “cosi è, bere o affogare”, la responsabilità non è di chi protesta ma di chi nega il confronto. Anzi, da ambienti del Governo in queste ore si riporta che la Ministra a chi chiede di riaprire il confronto dica che lei preferisce far scioperare i sindacati.

Decimo errore: contrapporre pubblici e privati. Si è meno credibili, quando si è un personaggio pubblico, se si dice di voler difendere il dipendente pubblico e poi si dice a quello stesso dipendente che nessuna delle sue rivendicazioni troverà risposta perché c’è chi nel privato sta peggio di lui. Vede Ministra il mondo del lavoro pubblico in questi anni è stato al fianco delle lotte del settore privato per la dignità del lavoro e il rinnovo dei contratti. Tutti i lavoratori sanno che investire nel settore pubblico e nell’occupazione pubblica significa tutelare anche i loro diritti e infatti i sindacati dei lavoratori precari e atipici scioperano insieme a noi. Questi errori compromettono la sfida di una Pubblica Amministrazione rinnovata, che dia qualità al lavoro e ai servizi. Le lavoratrici e lavoratori pubblici continueranno a battersi per un futuro migliore per il nostro Paese, anche se professori pluriretribuiti e commentatori che non conoscono nemmeno le ragioni dello Sciopero li attaccano. Cara Ministra lei dovrebbe ammettere le sue responsabilità e prenderne atto, cambiando le scelte nella legge di bilancio. Appelli al dialogo non li faccia a chi lei stessa nega il confronto, noi non ci siamo mai sottratti. Si ricordi che lei deve rappresentare e lavorare per migliorare tutta la Pubblica Amministrazione e non perché glielo chiede il sindacato bensì perché ha giurato sulla Costituzione. Il 9 Dicembre chi sciopera rinuncia alla propria retribuzione, chi sarà in servizio - perché dovrà garantire i servizi minimi - aderirà comunque alla protesta. Questo sacrificio è per il Paese, questo sì lo facciamo guardando al Futuro: 500 mila giovani possono entrare nella Pubblica Amministrazione per cambiare il nostro Paese e non rinunceremo a questa battaglia di giustizia per i diritti di tutti».

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