Governo, maggioranza ai ferri corti: Conte irritato con Salvini

Giovedì 18 Aprile 2019 di Marco Conti

Impantanata, incapace di produrre nei tempi i decreti promessi e di tenere un vertice a palazzo Chigi sulla giustizia. La maggioranza M5S e Lega semplicemente non c'è più.

L'UNICO
Morte presunta in attesa del 26 maggio, anche se arrivare a quella data è missione complicatissima per Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio ci prova. Ieri con Strategia Italia e la centrale unica di progettazione. Oggi con il consiglio dei ministri a Reggio Calabria che dovrebbe sbloccare il decreto cantieri fermo da un mese, mentre per dopo Pasqua è atteso il decreto crescita. Tutto a rilento, tranne la campagna elettorale che ovviamente non prevede annunci di aumenti di nuove tasse.

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E così, quando il ministro dell'Economia Giovani Tria ripete più o meno ciò che è contenuto nel Def - ovvero che l'aumento dell'Iva è confermato in attesa si trovino strade alternative - è immediata la reazione di M5S e Lega. Più duri i primi («se la pensa così si iscriva al Pd»), più soft i secondi che dicono no, ma alla fine non escludono del tutto l'aumento dell'Iva se servirà per finanziare la flat tax anche a costo - sostengono i leghisti - di non rispettare del tutto la promessa sul debito. Più che uno scontro è ormai una sfida tra il titolare del Mef e i due vicepremier. Una tenzone destinata oggi ad arrivare in Parlamento quando M5S e Lega voteranno una risoluzione al Def nella quale si chiede di bloccare l'aumento dell'Iva pur nel «rispetto dei saldi» e verrà ribadito l'impegno sulla flat tax.
Suggerimenti light, ma precisi che danno anche sostanza alle candidature alle Europee di molti no-euro nelle file della Lega. Tutto ciò non sposta la sostanza dei problemi dei conti pubblici e rimanda lo scontro a dopo le elezioni quando sarà difficile uscire dalle raccomandazioni che ai primi di giugno arriveranno da Bruxelles. La scommessa del governo su una ripresa dell'economia italiana nel secondo semestre è contraddetta da tutti gli istituti di ricerca, ma è l'unico collante che permette alla maggioranza di restare unita. Sul resto si naviga invece a vista con una sempre maggiore insofferenza dello stesso premier Conte nei confronti del vicepremier leghista che si aggiunge a quella del vicepremier grillino per l'alleato. Più che «dissidi tecnici», come sostiene ufficialmente Conte, si tratta di un continuo ostacolarsi l'un l'altro. Ieri Salvini ha disertato il previsto vertice sulla giustizia con il ministro Bonafede ed è stato ripagato con lo stop che ha subito il ministro Centinaio su un pacchetto di misure legate al turismo che sarebbero dovute finire nel Consiglio dei ministri di oggi. Tensioni che si scatenano ormai su ogni dichiarazione e provvedimento, come dimostra la circolare di Salvini sui prefetti o quella del giorno prima sull'uso delle forze armate, che hanno fatto irritare i grillini.

Impantanato da settimane è il decreto crescita ormai diventato una sorta di decreto omnibus che dovrebbe contenere - oltre alle misure per la ripresa - anche le modalità di rimborso dei truffati, la norma che rivede i debiti di Roma e l'ennesima soluzione per Alitalia. Conte ieri ha cercato di riportare un po' di armonia tra i due vicepremier organizzando un pranzo lontano da palazzo Chigi che è però terminato con le consuete e poco credibili promesse sulla durata dell'esecutivo e della maggioranza.
 

Ultimo aggiornamento: 10:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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