Caso Sarti, l'ex: «Non pagava nemmeno i contributi». Ma Giulia: «Mi ha fregato»

Giovedì 28 Febbraio 2019 di Simone Canettieri e Valentina Errante

ROMA «Sono la vittima di questa storia, credetemi. Ma voglio tutelare il M5S: ecco perché mi sono fatta da parte. Sto vivendo un incubo». Il posto di Giulia Sarti rimane vuoto al quarto piano di Montecitorio. La commissione si riunisce senza la presidente, ormai dimissionaria. La grillina è a Roma. Passa la giornata a sfogarsi con i colleghi. In tanti la cercano. Anche Di Maio la sente. Il concetto dei deputati, tra novizi e quelli delle vecchia guardia, non cambia: «Massima solidarietà umana per Giulia, ma il Movimento viene prima di tutto».

Tra i membri della commissione giustizia serpeggia tristezza. Francesca Businarolo è provata, Angela Salafia l'ha sentita di prima mattina per organizzare i lavori. Il sottosegretario alla Giustizia, Mattia Ferraresi, apre le braccia. C'è sconforto nell'aria. Ma c'è anche chi, tra i parlamentari pentastellati, dice: «Perché Giulia ha aspettato 30 giorni per raccontarci questa vicenda?». Ieri l'altro appena pubblicato il post di addio su Facebook, Sarti ha riunito i deputati della commissione e, trattenendo a sforzo le lacrime, ha annunciato la «dolorosa decisione». «Giulia ha sbagliato per amore, era davvero cotta di quel ragazzo», confida un senatore. In un movimento già provato anche la partita per la successione diventa un problema. In lizza ci sarebbero Francesca Businarolo e Angela Salafia. La prima, secondo alcune fonti M5S, sarebbe favorita. Ma la seconda è tra le esponenti che fanno riferimento alla corrente «dimaiana».

L'INCHIESTA
Le nove pagine nelle quali i magistrati di Rimini ricostruiscono la vicenda hanno fatto comunque il giro della Camera. La parola magica per l'anticasta era restituire. E Sarti non voleva sfigurare nel Movimento. Tanto da non rendicontare spese effettivamente sostenute e da non pagare neppure i contributi ai suoi collaboratori. Andrea Bogdan, l'ex fidanzato che, come hanno stabilito i pm, gestiva i soldi della parlamentare in pieno accordo con la donna, lo ha raccontato in procura. Era lei a dirgli di «rendicontare di meno per restituire di più allo Stato. Bonifici molto alti - spiega - che Giulia non poteva permettersi». E aggiunge: «I componenti del M5S facevano a gara a chi rendicontava di più». Dietro le bugie che la Sarti ha raccontato ai pm, sostenendo di essere stata truffata dal fidanzato c'è ben altro: spese superiori alle proprie possibilità. La Sarti, ha spiegato Bogdan «aveva tra l'altro due collaboratori per i quali, fino al 2014, venivano pagati solo gli stipendi con esclusione dei contributi. E, per tale motivo l'Agenzia delle Entrate chiese il pagamento di alcune cartelle da 9, 10 e 12mila euro da pagare per tasse e contributi». Sanata la posizione con l'Agenzia delle entrate i soldi erano finiti. Così Sarti e Bogdan, insieme, decidono di caricare sul sito del Movimento il finto bonifico. Eseguito e poi revocato. «Per una cifra simile sono stato messo alla porta con grande durezza - commenta Andrea Cecconi, deputato ora nel Misto - questa volta trovo un tempismo un po' strano. Anche non restituisco più i soldi al Movimento, continuo a dare una mano a chi ne ha bisogno: ho appena regalato un container agli sfollati di Amatrice».

Ultimo aggiornamento: 16:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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