Giulia Sarti: «Ho detto sì all'autorizzazione a procedere. Luigi e gli altri big hanno fatto come me»

Martedì 26 Febbraio 2019 di Simone Canettieri
«Non ho ancora votato, ma certo che lo farò, ci mancherebbe». Giulia Sarti, presidente della commissione Giustizia della Camera, è una grillina della vecchia guardia, ovvero è alla seconda legislatura. È appena uscita dall'Aula e sta mangiando «un boccone» alla buvette. Una pizza con la mortadella, «rinforzata con la mozzarella», e un the al limone. Giusto uno spuntino, poi andrà a votare sulla piattaforma Rousseau.

Dunque presidente Sarti, salverà Salvini dal processo: sì o no?
«Macché. La mia posizione è nota, l'ho anche dichiarata i tempi non sospetti. Anzi, se preferisce, se la vada a cercare».

In effetti lei lo scorso 28 gennaio dichiarò alle agenzie di stampa, citiamo testuale: Salvini ha chiesto libertà di coscienza che però non è la nostra posizione, la nostra posizione sulle autorizzazioni a procedere credo sia risaputa. Dunque voterà no, ovvero sì al processo al ministro dell'Interno?
«Certo, e senza il minimo dubbio. Anche Luigi Di Maio la pensa come me e voterà come me. Così come i ministri 5 Stelle. Ne sono sicura. I nostri valori, la nostra storia non si discutono e sono noti».

Attenzione, ma così il governo Conte non rischia di cadere o di andare in crisi?
«Ma non penso proprio. Ma perché dovrebbe accadere questo?».

Perché è una questione di fiducia alla politica migratoria del governo.
«Non vedo alcuna fiducia, questa è un'altra cosa. Quello su Salvini non sarà un voto di fiducia per un ramo del parlamento».

Ci saranno ripercussioni.
«Io non ne vedo, anzi. Almeno così facciamo chiarezza, e sgomberiamo il campo da una serie di equivoci».

In che senso?
«Scusi e quando l'autorizzazione a procedere investirà Conte, Di Maio e Toninelli ricomincerà questa tarantella? Almeno così mettiamo un bel punto e non ci pensiamo più. Andranno tutti a processo. Qui semmai c'è uno scontro tra poteri: tra quello legislativo e quello giudiziario».

Ma lei votando sì al processo a Salvini dice che non ci fu il preminente interesse dello Stato nel bloccare la Diciotti?
«Infatti lo penso. Cosa c'entrava bloccare una nave con 177 disgraziati, con gli interessi dello Stato?».

I governisti grillini tifano per il contrario, in Senato c'è un altro orientamento.
«Esiste, un solo orientamento. Ma ci sono altri ragionamenti pragmatici, magari, che non mi interessano». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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