Sardegna, Lega e M5s divisi sulla crisi del latte

Sabato 23 Febbraio 2019 di Mario Ajello

dal nostro inviato
CAGLIARI Reggerà la tregua elettorale dei pastori sardi ancora scontenti sulla questione del latte? Il rischio di boicottaggio ai seggi, magari di qualche testa calda, non è ancora del tutto fugato.

«Proteste? Non lo so, vedremo», dicono ancora oggi gli allevatori. Tutti pronti, però, a sedersi al tavolo con il prefetto di Sassari per riprendere il negoziato «il prima possibile». La rivolta dei pastori è esplosa nel pieno di una campagna elettorale fiacca e ha occupato in un istante la ribalta. Riuscendo anche a compiere un mezzo miracolo: il pensiero unico di tutti gli aspiranti governatore, concordi sulla necessità di intervenire presto e bene. Ma divisi su come raggiungere l'obiettivo. Con attacchi feroci e scambi di accuse tra i diversi schieramenti.

Dei sette candidati in corsa - Christian Solinas (centrodestra), Massimo Zedda (centrosinistra), Francesco Desogus (M5s), Paolo Maninchedda (Pds), Mauro Pili (Sardi Liberi), Andrea Murgia (Autodeterminatzione) e Vindice Lecis (Sinistra sarda) - chi è entrato a gamba tesa contro i vertici della Lega è lo sfidante dei pentastellati, alleati di governo a Roma: «Dopo il fallimento dei tavoli di Roma e Cagliari, appare chiaro che l'azione di Matteo Salvini è del tutto fallimentare e il motivo è molto semplice - attacca Desogus aspirante governatore Grillino - la Lega è dalla parte degli industriali e a loro non chiederà nessun sacrificio». Salvini invece non fa altro che dire agli industriali: “Non fate i furbi”.

Ultimo aggiornamento: 17:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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