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«Sanità senza risorse Ue, a pagare di più sarà il Sud». Cartabellotta (Gimbe): così continuerà il turismo medico al Nord

«Sanità senza risorse Ue, a pagare di più sarà il Sud». Cartabellotta (Gimbe): così continuerà il turismo medico al Nord
di Francesco Malfetano
4 Minuti di Lettura
Giovedì 10 Dicembre 2020, 07:21 - Ultimo aggiornamento: 15:01

«Nove miliardi per rilanciare il sistema sanitario è una cifra che non sta né in cielo né in terra». Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, i pochi fondi destinati al sistema sanitario nazionale secondo l'ultima bozza del Recovery Plan circolata «sono cifre inspiegabili».

Solo negli ultimi dieci anni «abbiamo subito tagli che hanno sottratto 37 miliardi alla Sanità pubblica, rendendola non all'altezza - spiega - una situazione che con la Pandemia è diventata evidente per tutti». E che, peraltro, è anche peggiorata perché sono emerse nuove necessità. «Se sommiamo questo al fatto che l'ultima riforma risale al 1999 (per cui bisogna considerare anche i cambiamenti degli ultimi 21 anni) si capisce come un piano da 9 miliardi faccia acqua da tutte le parti».

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Dottor Cartabellotta, eppure una strategia d'intervento più ampia c'era. Nel piano elaborato dal ministero della Salute si parlava di circa 64 miliardi di euro destinati al Ssn.
«Sì ma senza una riforma strutturale, al di là delle risorse, anche in quel caso si tratterebbe solo di un costosissimo lifting. La linea del ministro Speranza, nei temi e negli obiettivi, può essere considerata giusta ma mancano molti passaggi per renderla efficace. Il processo giusto avrebbe previsto prima una discussione sulla riforma strutturale, poi la creazione della programmazione sanitaria che ne consegue e solo in ultimo finalizzare gli investimenti. Noi pare che facciamo il contrario».

A proposito di temi. Nella nuova bozza in pratica rientrano solo assistenza di prossimità e telemedicina, e ricerca. Cosa ne pensa?
«Il problema è che le idee sono deboli. Si tratta di temi integrati con tantissimi fattori. Le faccio un esempio. Se io prendo la telemedicina, che è un obiettivo nobilissimo, non possiamo non considerare il livello inaccettabile di analfabetismo digitale che c'è non solo tra i pazienti ma soprattutto tra i sanitari. Prima bisogna far entrare queste cose nei curricula formativi quindi. Allo stesso modo, quando si immagina di disporre di fondi per un cambiamento così grande, dobbiamo ragionare prima sul fatto che c'è una categoria come i professionisti ambulatoriali a cui bisognerà cambiare il contratto con la telemedicina perché ne cambiano le funzioni. È come se stessimo allungando il braccio del Ssn sul territorio, ma quel braccio è attaccato ad un corpo malato».

A colpire più di ogni altra cosa è che vengono meno i 34 miliardi destinati all'ammodernamento delle infrastrutture. E in Italia il 60% degli ospedali ha più di settant'anni.
«Ecco la parte dell'ammodernamento degli ospedali potrebbe rientrare comunque nei 40 miliardi attribuiti alla voce efficienza energetica e riqualificazione degli edifici pubblici. Ma quanti se ne potranno destinare alla sanità? Certamente non si arriva ai 34 miliardi che erano considerati necessari».

In sostanza è stata depennata anche la voce «contrasto alla migrazione sanitaria» presente nel vecchio piano .
«Il 50% di quei 64 miliardi erano destinati interamente al Sud. Ora non sappiamo come saranno ripartiti i 9 miliardi restanti, ma sappiamo che non saranno sufficienti per una riqualificazione complessiva dei servizi che sono stati indeboliti dai piani di rientro finanziario subiti da tutto il Sud negli anni. La Sanità meridionale infatti oltre a subire il taglio delle risorse tradizionali è stata bloccata nella riorganizzazione dei servizi. Così i cittadini del Sud continueranno a pagare una volontà politica e a doversi spostare al Nord per le cure migliori».

Per cui la «coraggiosa riforma del Sistema sanitario» annunciata da Speranza è un miraggio.
«Io credo che l'assegnazione di soli 9 miliardi di euro di risorse possa significare due cose: ancora una volta al di là delle buone intenzioni la Sanità resta la sorella povera tra le priorità del rilancio dell'Italia e la seconda, su cui però c'è gran confusione, è che l'idea di fondo sia accedere ai 37 miliardi della linea sanitaria del Mes tra qualche mese. Ma non è detto che saremo in grado di farlo».

 

 
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