Salvini, leadership a rischio? Le correnti leghiste ribollono. Bossi e i governatori spingono per l'autonomia

La corrente veneta "invita" il segretario a diventare ministro degli Affari Regionali, mentre il "cerchio magico" si fa sempre più stretto

Salvini, la leadership a rischio? Le correnti leghiste ribollono. Bossi e i governatori spingono per l'autonomia
di Fausto Caruso
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Lunedì 3 Ottobre 2022, 17:36 - Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre, 16:28

Lui vuole il ministero dell’Interno. Lei vuole dargli il Lavoro o le Infrastrutture. Gli altri hanno una terza idea. Lui è Matteo Salvini, il segretario della Lega che il risultato elettorale sotto al 9% sembrava aver messo in bilico, ma è riuscito a restare in sella. Lei è Giorgia Meloni, ormai leader indiscussa della coalizione di centrodestra e futura premier. Gli altri sono i consiglieri veneti della Lega, che mentre a Roma il loro leader si batte per avere le posizioni migliori possibili nel nuovo governo hanno rilasciato un comunicato in cui dicono dove vedrebbero bene il proprio leader: «L’Autonomia delle regioni del Nord è una priorità politica pari al caro bollette. Il segretario Matteo Salvini è sicuramente l’uomo migliore per il ministero degli Affari Regionali». Un comunicato che ha la forma di una manifestazione di sostegno, ma in realtà è un monito al segretario - che mai accetterebbe la posizione indicata - sull’argomento da mettere in cima all’agenda, sintomo di una Lega frazionata che ribolle di correnti in attesa di un passo falso da parte del leader.

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I governatori e il fronte del Nord

L’ultima corrente in ordine cronologico è il Comitato del Nord, nato ufficialmente il 1 ottobre intorno al fondatore Umberto Bossi. «Quello che sto facendo è in linea con ciò che ho fatto tutta la vita: far valere le ragioni del Nord», ha dichiarato il Senatur per spiegare la sua iniziativa. Bossi ha poi precisato che si tratta di un gruppo «interno» alla Lega per Salvini Premier e che coinvolge solo militanti del partito. La scelta delle persone che gestiranno il neonato gruppo fa però intuire che la formazione potrebbe trasformarsi in una spina nel fianco per il segretario: l’organizzazione è affidata all’eurodeputato Angelo Ciocca e a Pietro Grimoldi, ex segretario della Lega Lombarda apertamente critico con Salvini dopo le elezioni: «Dignità impone dimissioni immediate», aveva scritto su Facebook il 26 settembre, definendo il risultato elettorale un «disastro assoluto».

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Il gruppo di Bossi promette di aggregare i nostalgici della Lega delle origini che si contrappongono al sogno sfiorato da Salvini di rendere la Lega un partito a carattere nazionale. Ma il fronte del Nord ha a sua volta diverse correnti, la più forte delle quali è quella dei governatori capeggiata da Massimiliano Fedriga. Il presidente del Friuli Venezia-Giulia è dato il favorito dei bookmaker come nuovo segretario in caso di caduta di Salvini, ma il’11% raccolto dalla Lega nella sua regione non gli dà la forza necessaria per tentare ora di contrapporsi al leader. Discorso simile per il governatore del veneto Luca Zaia, che però guida una fronda più compatta e più riottosa: sono suoi i consiglieri che hanno proposto Salvini come ministro degli Affari Regionali, un modo non troppo velato per far sapere al leader che non si intendono più accettare temporeggiamenti su una delle questioni storiche e identitarie della Lega. Alla “corrente veneta” è riconducibile anche Erika Stefani, ministra delle disabilità del governo Draghi che potrebbe mantenere il proprio posto nell’esecutivo di centrodestra.

A Roma tra salviniani di ferro e salviniani titubanti

Se il fronte del Nord preme sulle battaglie di lunga data della Lega, le correnti romane sono quelle che gravitano più da vicino intorno al segretario. Il vero e proprio “cerchio magico” di Salvini include Alberto Bagnai, Caludio Borghi e Claudio Durigon, segretario laziale del partito, finito mesi fa al centro delle polemiche per l’ipotesi di intitolare ad Arnaldo Mussolini un parco di Latina dedicato a Falcone e Borsellino. Fino a poco fa in questo gruppo si sarebbero annoverati anche Riccardo Molinari, papabile nuovo presidente della Camera, e il tesoriere Marco Centinaio, che però sarebbero tra i salviniani delusi dalle ultime iniziative del segretario, come la decisione di seguire i Cinquestelle nella mancata fiducia al governo Draghi. Il sostegno resta ma con riserva.

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Degli ambienti romani è anche il gruppo dei giorgettiani, che include l’ex sottosegretario alla Difesa Raffele Volpi e il ministro del Turismo Massimo Garavaglia. Durante tutta l’esperienza del governo Draghi il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, è stato visto come l’uomo forte dell’ala governista della Lega che spingeva per dare al partito un volto più istituzionale e meno barricadero, fino ad essere individuato come possibile sostituto di Salvini alla segreteria. Ora che il sostegno al governo Draghi è stato individuato come uno dei motivi del crollo di consensi le sue pretese sulla leadership si sono molto indebolite, mentre lui stesso non sarebbe propenso ad assumere ruoli di primo piano.

Salvini è al sicuro? Sì… per ora

Da questo quadro così frazionato si potrebbe dedurre che la posizione del segretario sia tutt’altro che solida. In realtà nessuno all’interno del partito al momento ha il sostegno necessario per rappresentare un’alternativa concreta, quindi la leadership di Salvini rimane salda, nonostante la debacle elettorale, e il consiglio federale convocato all’indomani delle elezioni ha ribadito la piena fiducia nell’attuale segreteria. Il fattore decisivo sarà il tempo. Stanno cominciando in questi giorni i congressi cittadini del partito, con la base che rumoreggia e raccoglie le firme contro Salvini. Il congresso nazionale non si avrà però prima di un anno e tutto dipenderà da quello che il Capitano riuscirà a ottenere da e nel governo in questo periodo. Nessuna delle correnti ha ora la forza di metterlo in dubbio, ma se non si vedranno risultati concreti sul piano dell’autonomia regionale la fiducia a tempo concessa al segretario potrebbe arrivare a scadenza.

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