MATTEO SALVINI

Gregoretti, sì del Senato al processo a Salvini. Lui: mio dovere difendere confini

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Simone Canettieri
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Gregoretti, sì del Senato al processo a Salvini. Lui: «Difendere confini era mio dovere»

Con 152 voti il Senato da il via libera al processo per Matteo Salvini sul caso Gregoretti. Tanti i senatori che hanno bocciato l'ordine del giorno di Forza Italia e Fratelli d'Italia, che fino all'ultimo hanno provato a salvare l'ex ministro dall'accusa di sequestro per i 131 migranti bloccati a luglio per 4 giorni sulla nave militare, prima di poter sbarcare ad Augusta. Invano. Si chiude così una partita con un finale già scritto. Lo sa bene il leader della Lega.

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 Parla in Aula un pò a fatica e riconosce che contro di lui i «numeri della maggioranza sono evidenti» ma tiene il punto: «Ho fatto il mio dovere. La difesa dei confini nazionali è un sacro dovere». E rilancia: «Se ci deve essere un processo, che ci sia». Alza le mani il 'capitanò pronto ad affrontare il tribunale e chiede ai suoi parlamentari di non opporsi. Loro eseguono «per rispetto»: non partecipano al voto ed escono dall'Aula. L'esito definitivo arriva in serata: l'ordine del giorno si ferma a 76 'sì', ma non bastano. Serve la maggioranza assoluta dei senatori ossia 160. Numeri che il centrodestra non ha a Palazzo Madama (sulla carta sono in tutto 139). 
 

La maggioranza invece si compatta sull'ordine del giorno e in 152 lo respingono (si aggiungono due delle Autonomie). Dunque, senza nessun soccorso rosso (che non c'è stato nemmeno da Italia viva, come qualcuno sospettava), il caso Gregoretti finisce all'opposto di quello della Diciotti, stoppato un anno fa dal 'nò al processo, complice il sostegno del M5s allora alleato di Salvini. A proposito di ex alleati, l'ex vicepremier comincia l«arringà attaccando il governo assente.

»Se c'è qualcuno che scappa oggi non è la Lega, ma tra i banchi del governo«. Gli scranni in effetti sono deserti ma alcuni sottosegretari sono seduti tra i colleghi di partito. La presidente Casellati puntualizza: »Non era prevista la presenza del governo«. Salvini va avanti, insiste che la sua è stata difesa della patria, altro che sequestro di persona. E annuncia che disobbedirà ai consigli dell'avvocato fidato Giulia Bongiorno. 
 


Lei che è pure senatrice, ci prova anche pubblicamente: »Salvini non si faccia processare« e ancora più accorato è l'appello all'Aula: »Siate liberi, coraggiosi e forti«, votando no al processo perché »non siamo azzeccagarbugli«. Il leghista non cambia idea: »Lei ha ragione ma sono testone e stufo di impegnare quest'aula con il caso Diciotti, Gregoretti, Open arms e chissà quanti altri ne arriveranno«. Profetico, da Milano spunta la chiusura delle indagini sulla diffamazione nei suoi confronti dopo la querela di Carola Rackete, comandante della Sea Watch3. »È surreale«, osserva poi e finge ironia: »I processi li mettiamo in serie. Una speronatrice di motovedette militari italiane ha poco da insegnarmi«. 
 

Resta sulle sue anche dopo il voto: »Lo sapevo, ma sono tranquillo e orgoglioso di quello che ho fatto. Lo rifarò appena torno al governo«. Ma aggiunge: »In tribunale rivendicherò quello che ho fatto, non da solo« dicendo che non teme di non potersi ricandidare, in caso di processo. In Aula perde la pazienza solo sui figli. »Mi spiace per loro, non per me« raccontando che il figlio gli ha mandato un messaggio con un 'Forza papà». Alcuni senatori allora protestano vociando, altri lo criticano apertamente: «Io i miei figli non li tiro in ballo per questioni di politica - attacca il capogruppo M5s Gianluca Perilli - La verità è che Salvini cerca l'ombrello del presidente del Consiglio».

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L'affondo più duro è del leader dei 5 Stelle: «Salvini è da mesi in stato confusionale», dice Vito Crimi che ricorda: «Prima dice di volersi far processare, poi non vuole più, poi vuole di nuovo. Ha cambiato idea talmente tante volte che è impossibile capire come la pensi veramente». Intanto Salvini deve affrontare subito un'altra battaglia, questa volta all'interno del suo campo. Appena chiusa la vicenda Gregoretti è Fratelli d'Italia ad alazare la voce sulle regionali: «non rompa l'unità del centrodestra», minaccia il capogruppo Lollobrigida. Serve aria nuova, è l'immediata replica che trapela dalla Lega.
 

 
 

 

Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 07:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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