Salvini: «Nella Lega comando io». Il piano per andare al voto che spaventa le truppe

Convocata l’assemblea programmatica. L’obiettivo? Draghi al Quirinale e le urne. Schiaffo a Giorgetti: colloquio con Orban e Morawiecki per allearsi con i sovranisti

Salvini: «Nella Lega comando io». Il piano per andare al voto che spaventa le truppe
di Marco Conti
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Mercoledì 3 Novembre 2021, 22:38 - Ultimo aggiornamento: 5 Novembre, 09:32

«La linea la do io», sarà l’incipit con il quale Matteo Salvini avvia oggi l’assemblea federale. Ma l’interesse non è sul chi ma sul dove l’attuale segretario intende portare una Lega che in Italia sostiene il governo dell’ex banchiere centrale e a Bruxelles si affanna per costruire un’alleanza con partiti sovranisti che non si sopportano l’uno con l’altro. Qualche certezza in più potrebbe arrivare dall’Assemblea programmatica che Salvini intende convocare a Roma per l’11 e il 12 dicembre nel tentativo di ricompattare il partito ed evitare «distinguo e malintesi». 

La sfida

Per rispondere alle bordate di Giancarlo Giorgetti che continua ad invitarlo ad entrare nel Ppe, Salvini si è affrettato ieri a mettere in piedi una video-chiamata a tre con il premier ungherese Viktor Orban e il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. Tramontata l’idea di comporre un unico gruppone con i conservatori di Ecr, Salvini lavora per mettere insieme gli ungheresi di Orban con i polacchi di Pis e il Rassemblement national di Marine Le Pen, lasciando fuori i filo-nazisti di Afd. Molti sono però i nodi irrisolti, a cominciare dal rapporto che i quattro hanno con la Russia. Il tempo però stringe perché a Bruxelles a metà dicembre il gruppo dovrà essere formalizzata se vuole ottenere gli incarichi che vengono spartiti a metà gennaio. Anche se Salvini oggi darà l’operazione per fatta, avendo anche parlato al telefono con Giorgia Meloni che è presidente di Ecr e che patirebbe l’uscita dei polacchi, i problemi sono tutt’altro che risolti e lo “schiaffo” a Giorgetti rischia di trasformarsi in un boomerang mentre FI - che non si affanna di certo per aiutare l’ingresso della Lega nel Ppe - tira un sospiro di sollievo. Comunque vada la Lega rischia l’emarginazione - come accaduto ad inizio della legislatura Ue - o di ritrovarsi in compagnia di due leader, Orban e Morawiecki, prossimi alle elezioni in patria (in Ungheria il prossimo anno, in Polonia nel 2023) e che già si preparano ad una campagna elettorale tutta contro Bruxelles. L’assemblea di oggi è destinata comunque a non riservare sorprese per Salvini anche se qualche parola d’ordine, come il “no” al reddito di cittadinanza, verrà rilanciato mentre è sfumato - per la gioia di Riccardo Magi, deputato di +Europa - il blitz messo a punto con FdI che puntava a rendere inutilizzabili le firme raccolte per i referendum sulla caccia e sulla liberalizzazione della cannabis.


Mentre non si sa se l’invito al Federale di oggi è stato allargato anche a Umberto Bossi, di sicuro vi parteciperà Giancarlo Giorgetti che, pur non avendo ambizioni di leadership, ha piantato ieri l’altro una serie di paletti sul prosieguo della legislatura e su ciò che dovrebbe fare la Lega, che costringeranno Salvini a venire allo scoperto soprattutto su un passaggio decisivo: come portare Mario Draghi al Quirinale senza interrompere la legislatura. Sul punto Salvini continua a non offrire garanzie ai suoi interlocutori. Berlusconi, non potrà mai dire pubblicamente che Salvini è «inaffidabile», come invece ha fatto anche ieri Luigi Di Maio, ma con i suoi continua a rimpiangere sia Bossi che Maroni. In attesa di entrare nel vivo della partita del Colle, il Cavaliere è riuscito a tenere compatto il centrodestra avanzando la sua candidatura che per ora “serve” a tenere Draghi a Palazzo Chigi.


Pur guidando la Lega, decidendo all’impronta quando è il giorno della “lotta” o quello del “governo”, resta in Salvini la tentazione di cogliere l’occasione del “trasloco” di Draghi al Quirinale per andare al voto un anno prima, in modo da sbarrare la strada all’ascesa di Giorgia Meloni ed evitare anche il cambio della legge elettorale. Una “voglia” che Salvini tiene coperta - che potrebbe saldarsi a quella parte di Pd e M5S che ha fretta di cambiare gruppi parlamentari che non controlla - ma che la Lega del Nord, guidata dai governatori, Fedriga e Zaia, non condividono per le ricadute che l’instabilità avrebbe sui progetti del Pnrr. La blindatura del partito, completata da Salvini con il commissariamento delle federazioni regionali, rende priva di pathos l’assemblea di oggi. Non c’è da attendersi una conta interna ma sarà importante vedere sino a quanto Salvini lascerà spingere il “processo” a Giorgetti che i suoi accusavano ieri di «lavorare contro la Lega con l’obiettivo di prendere il posto di Draghi a palazzo Chigi» facendo riferimento anche al recente viaggio del ministro a Washington.

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