Tav, flat tax, autonomia: Salvini detta l'agenda: «Un mese per decidere»

Martedì 28 Maggio 2019 di Alberto Gentili
Tav, flat tax, autonomia: Salvini detta l'agenda: «Un mese per decidere»

«Forse Giggino non ha capito come sono andate le elezioni e che d'ora in poi sarò io decidere cosa si fa e cosa non si fa. Non si è mai visto un leader di partito che perde la metà dei voti, chiedere la convocazione di un vertice di maggioranza. Piuttosto mi sarei aspettato da lui delle scuse per gli attacchi vergognosi della campagna elettorale, un abbiamo sbagliato. Invece niente...». Matteo Salvini, commentando le dichiarazioni di Luigi Di Maio, non nasconde la propria irritazione. E all'odiato alleato presenta il conto e dà trenta giorni: entro fine giugno vuole ricevere in risposta alle richieste leghiste «soltanto sì». Se riceverà no, a partire da Tav e autonomia, sarà crisi. Ed elezioni in settembre.

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A mandare su tutte le furie il vincitore della elezioni, non è «solo l'arroganza» del capo grillino. Raccontano che quando ha ascoltato Di Maio frenare sulla riforma dell'autonomia differenziata («si farà solo rispettando la coesione nazionale»), quando l'ha sentito dire di non essere pentito di avere cacciato il sottosegretario Armando Siri, Salvini abbia trattenuto a stento un moto di stizza. Ma visto che stare al governo con i 5Stelle («se quelli non imploderanno...») alla Lega conviene (in un anno è passata dal 17% al 34%), piuttosto che mandare al diavolo i grillini, il leader leghista preferisce gonfiare i muscoli. E, appunto, dettare l'agenda. Ma senza una telefonata d'intesa, senza neppure un sms con il leader 5Stelle.
Domani, nel primo Consiglio dei ministri post-voto, Salvini ha deciso di portare il decreto sicurezza bis. In serata circolava una bozza: il ministro dell'Interno, per motivi di ordine pubblico, può bloccare le navi in acque italiane «di concerto» con gli altri ministri competenti, Difesa e Trasporti, e «informandone il presidente del Consiglio dei ministri». La mediazione andrà bene a M5S? L'autonomia differenziata invece - «visto che non dobbiamo umiliarli e spingerli oltremisura alle corde», dice Salvini - dovrebbe slittare alla prossima settimana. Non ancora fissato il vertice di maggioranza invocato da Di Maio.
Ciò che sta più a cuore a Salvini è però il taglio fiscale. Chi a via Bellerio ha studiato i flussi elettorali e le motivazioni di voto, ha riferito al Capitano che il 34,3% conquistato è frutto anche, e soprattutto, della promessa di tagliare le tasse. Per questo la flat tax è la prima proposta che Salvini ha sbandierato domenica notte. E che ha rilanciato ieri per l'intera giornata: «Non mi impicco ai parametri e alle regolette europee, le tasse vanno tagliate. E se la Ue ci scriverà una lettera vecchia maniera, tipo fate i compiti a casa, tagliate, io risponderò no. Ho il mandato degli italiani per farlo».
Il problema è che il premier Giuseppe Conte, giocando di sponda con il Quirinale, non ha intenzione di andare allo scontro con Bruxelles. Teme l'impennata dello spread, schizzato ieri a 282 punti dopo che Di Maio non ha sbattuto la porta in faccia a Salvini sulla flat tax. E teme, al pari di Sergio Mattarella, che il governo venga travolto da una tempeste finanziaria come accadde a Berlusconi nel 2011.

LA PRUDENZA DI GARAVAGLIA
In fondo anche Salvini mostra qualche prudenza se, come rivela il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia, «la Lega non ha intenzione di sforare il tetto del 3%»: «Le risorse per la flat tax e per evitare l'aumento dell'Iva le troveremo riformando detrazioni e deduzioni fiscali e il bonus da 80 euro».
In questa operazione sul fisco, Salvini è deciso a ottenere la riabilitazione di Siri. Tant'è, che l'ex sottosegretario (padre della flat tax) «sarà convocato nei prossimi vertici economici». In più, il capo leghista non ha intenzione di far dimettere il viceministro alle Infrastrutture, Armando Rixi, se giovedì dovesse essere condannato: un'altra bella botta a Di Maio che in campagna elettorale ha più volte sollecitato l'addio del leghista.
Il capo grillino, ormai nell'angolo e commissariato dal Movimento, reagisce come può. Chiede il «reddito minino». Si dice sicuro di varare il disegno di legge «per le famiglie» nel Cdm di domani. Ma si prepara a ingoiare perfino la Tav pur di evitare la crisi: nel decreto sblocca cantieri, i leghisti oggi inseriranno una norma a favore delle grandi opere e altre per i commissari ad acta negli appalti. E' il conto (salato) presentato da Salvini. Quello che Di Battista & C. non vorrebbero pagare.
 

Ultimo aggiornamento: 14:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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