Salvini e Di Maio, gioco al rialzo. Dalla crescita alla flat tax: gli alleati divisi sui dossier

Salvini e Di Maio, gioco al rialzo. Dalla crescita alla flat tax: gli alleati divisi sui dossier
di Marco Conti
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Nel continuo gioco a rialzo tra M5S e Lega, alla fine chi se ne giova è il ministro dell'Economia Giovanni Tria al quale sempre più sono appese le speranze del governo di rimanere in vita dopo le elezioni europee. Dalla sua il titolare del Mef ha non solo i numeri che indicano una crescita dell'Italia vicino allo zero, ma soprattutto l'attenzione che i mercati riservano all'Italia da qualche mese, e la sponda morbida di Bruxelles, che non intende affondare contro l'Italia prima di giugno per non dare spazio alla propaganda sovranista. Anche ieri il presidente del Consiglio è andato in difesa del ministro dell'Economia. Ma stavolta più che un soccorso, quello di Conte è sembrato una sorta di speriamo che non molli. E se Salvini dice di apprezzare «la prudenza» di Tria e Giorgetti conferma di «non essere interessato» a prendere il ministero di via XX Settembre, vuol dire che qualcosa sta cambiando nel governo e che Tria da problema sta diventando una sorta di scudo rispetto ad una situazione dei conti pubblici più complicata di quanto la raccontino sulle piazze-tv i due vicepremier.

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LA SPINTA
Conte e Tria sono attesi da una settimana non facile. Entro domani dovrà essere licenziato il Documento di Economia e Finanza e potrebbero avere - il condizionale è d'obbligo - il via libera il decreto crescita, lo sblocca cantieri e i provvedimenti per risarcire i truffati dalle banche. Il titolare del Mef è al lavoro per trovare le coperture avendo a disposizione una coperta cortissima per l'impegno assunto su Reddito e Quota100, e per una congiuntura economica europea particolarmente sfavorevole per l'Italia. Per spingere un po' la crescita serviranno un paio di miliardi, ma gli effetti dei provvedimenti si vedranno solo nella seconda parte dell'anno. Ciò che preme al titolare di via XX Settembre è però continuare a tenere una linea di galleggiamento molto prudente proponendo un Def credibile soprattutto per mercati e investitori che contenga stime di crescita più o meno condivise con Bruxelles e il Fmi, alla cui riunione primaverile a Washington Tria parteciperà nel fine settimana. Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, ieri l'altro ha parlato di una stima di crescita dell'Italia sotto lo 0,2% e Tria non intende discostarsi da quel numero anche se è forte il pressing di M5S e Lega che vorrebbero spostare l'asticella sopra lo 0,5%. Tanto per complicare i problemi, insieme al decreto crescita, viaggiano anche le voci di spesa che sono sotto la spada di Damocle della clausola di salvaguardia da due miliardi che per Bruxelles deve scattare.

LA PROFEZIA
Oggi a palazzo Chigi sono previste riunioni del presidente del Consiglio con il ministro Tria e i tecnici del Mef per mettere a punto il consiglio dei ministri di domani, ma molti sono i nodi non ancora risolti. A cominciare dalla Flat-tax che la Lega vuole inserire nel Def in modo da attuarla con la legge di Bilancio di fine anno. Su questo punto Tria è molto, ma molto, prudente perché teme non solo l'ira di Bruxelles, ma che possa passare un messaggio di finanza allegra sui mercati. Su questa linea è anche il M5S che si è progressivamente spostato su una linea più realista, al punto da mettere in discussione - in più di una conversazione - anche Quota100.
Nel continuo gioco a rialzo tra i due partner di governo, è la Lega a spingere sventolando il contratto di governo, mentre il M5S è costretto ad inseguire nel tentativo di non far saltare il banco. Di Maio ha sostenuto ieri sera che dopo le Europee «si tranquillizzerà un po' tutto e il governo non cadrà». Più o meno l'analisi del sottosegretario Giorgetti che però quando dice che sulla durata del governo «non c'entrano nulla le elezioni europee», indica di fatto un altro, e a lui ben noto fronte: quello della tenuta sui mercati dei conti pubblici. Dopo le raccomandazioni dei primi di maggio, il 5 giugno - quindi dopo le elezioni - la Commissione Ue potrebbe infatti decidere di mettere sotto procedura l'Italia per eccesso di debito visto che - a giudizio di Bruxelles - il rapporto pil-debito già viaggia sopra il 2,4%.
L'estate scorsa fu proprio Giorgetti a tirare la leva dell'allarme rosso parlando di possibile attacco della speculazione sull'Italia come accadde nel 92 e con l'ultimo governo Berlusconi. Dalle parti di palazzo Chigi c'è chi pensa che le premesse temporali ci possano essere di nuovo tutte.
 

Lunedì 8 Aprile 2019, 07:42
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