Salvini a San Lazzaro di Bologna: «Dopo 74 anni di Pci e Pd è il momento di cambiare»

Martedì 21 Gennaio 2020 di Mario Ajello
SAN LAZZARO (Bologna) “Dopo 74 anni di Pci e Pd non è il momento di provare qualcosa di diverso? Perché non cambiare?”. Lo dice uno, Marcello, carpentiere, 56 anni, e lo dicono tutti alla tavolata in onore di Salvini, a San Lazzaro, che è praticamente Bologna, nel ristorante da Tomi. Gente normale, gente semplice, lavoratori che si sono presi il permesso per venire a vedere da vicino il capo leghista. Che si offre ai selfie e rassicura tutti: “Stravinceremo domenica”. Molti dei presenti hanno sempre votato a sinistra ma ora basta: “Serve aria nuova”.

E i discorsi davanti al Sangiovese e ai tortellini in brodo sono così tra Anna e Roberto, giovane coppia ancora senza figli, tra il papà di lui che è sempre stato berlusconiano ma adesso è con la Lega e il papà di lei che è cattolico come tutti loro : “Tutto quello che sta fuori dal sistema cooperativo non tocca palla qui. Noi siamo partite Iva e ci tartassano e non ci aiutano in niente. Il sistema funziona così: ti iscrivi al partito cioè al Pd e prima al Pci, al Pd e ai Ds, poi ti iscrivi alla cooperativa, diventi uno di loro e lavori”.

I discorsi e i toni in tavolate come questa non sono estremisti. Ma c’è tradizionalismo cattolico nella tavolata da Tomi e Salvini ascolta compiaciuto parole così: “Il nostro cardinale arcivescovo di Bologna, Zuppi, è schierato con le Sardine. Lui e tanti altri vescovi emiliani sono cattocomunisti e tirano la volata a Bonaccini. In questa regione ormai se fai un figlio non scrivi più madre e padre sui moduli all’anagrafe ma genitore uno e genitore due”.

Conclusione: “Tutto questo deve finire”. E Salvini prima del caffè e del’ammazzacaffè: “Vi do una mano io”. Ma non sarà facile per nessuno, né per la destra né per la sinistra, vincere le elezioni domenica prossima.
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