MATTEO SALVINI

Salvini e la citofonata al tunisino, la signora che ha denunciato: «Io qui esco con la pistola»

Giovedì 23 Gennaio 2020 di Claudia Guasco

Settemila abitanti all'estrema periferia della città, un quartiere di edilizia popolare con poco spazio, tante etnie, una storia di degrado e tensioni sociali. E di violenza: al Pilastro il 4 gennaio 1991 la banda della Uno bianca crivellò di colpi tre carabinieri di pattuglia. E qui abita Anna Rita Biagini, 61 anni: «Ci vivo da trent'anni, ma le cose negli ultimi tempi sono peggiorate. La sera quando porto il cane a fare una passeggiata ho una pistola in tasca, regolarmente registrata. Mi spiace ma è così», raccontava martedì a Matteo Salvini in campagna elettorale.

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DOSSIER CONTRO I PUSHER
Poi si è spinta oltre, indicando al leader della Lega il citofono di un ragazzo tunisino che, a suo dire, spaccia. E Salvini, ripreso dalle tv, schiaccia il bottone: «Buonasera, suo figlio è un pusher?». Risponde il padre di Y., balbetta qualcosa e appende. Ora la citofonata è un caso politico e diplomatico, con le proteste ufficiali della Tunisia e l'indignazione dell'opposizione. «Se avesse bussato alla mia mamma, che abita al Pilastro, gli sarebbe andata molto peggio», commenta il sindaco Pd di Bologna Virginio Merola. Ma anche l'alleata Giorgia Meloni non apprezza: «Io non l'avrei fatto. Se sei una persona così in vista il pericolo emulazione non si può controllare». Oggi dovrebbe partire la denuncia della famiglia del diciassettenne contro Salvini: «Le possibili ipotesi di reato sono molteplici, a memoria mi vengono in mente almeno sei o sette illeciti tra civili e penali», dice l'avvocato Cathy La Torre, che segue il ragazzo. Ieri pomeriggio era nel suo studio: «Come sto? Male. Sono stato sommerso dalle bugie, non sono uno spacciatore, sono un ragazzo tranquillo. E mi sono visto piombare Matteo Salvini in casa». Y. gioca a calcio e va a scuola, ma vuole abbandonarla per trovarsi un impiego perché tra pochi mesi diventerà papà. Il padre lavora come corriere alla Bartolini, ha un fratello più grande con un precedente per rissa, «la droga non c'entra nulla». E allora perché la signora Biagini ha scelto proprio il suo citofono? «Si incontrano a spasso con il cane, sotto il portico del condominio del ragazzo si spaccia e l'ha tirato in mezzo», è la ricostruzione del legale. Lei, mentre scorta Salvini tra le aiuole del quartiere, racconta la sua vita difficile, del figlio trentenne malato di Sla e stroncato da un'overdose. Dal quel momento la lotta agli stupefacenti è diventata la sua missione e per questo, afferma, la minacciano e lei gira con un'arma. Consegna all'ex ministro il dossier di una personale indagine, con foto e segnalazioni dei pusher di zona. «Chiedo solo di poter uscire di casa tranquilla e qui non mi sento sicura. Dal presidente di quartiere mi sento dire che invece le cose vanno bene, ci promettono una nuova caserma dei carabinieri ma rimandano sempre. Per questo apprezzo Salvini, mi sembra che su questi problemi abbia le idee chiare».
 

SCONTRO DIPLOMATICO
Ieri mattina i familiari di Anna Rita Biagini si sono ritrovati con la macchina semi distrutta, il parabrezza danneggiato e i vetri laterali in frantumi. «Tornerò - promette Salvini - Non sono pentito, ho risposto a una madre coraggiosa. Noi siamo andati a disturbare la piazza dello spaccio. In galera in questo momento ci sono più di duemila spacciatori tunisini». Il vicepresidente del Parlamento di Tunisi, Osama Sghaier, irrompe nella polemica definendo il segretario «un razzista, che mina i rapporti tra Italia e Tunisia». L'ambasciatore Moez Sinaoui scrive al presidente del Senato Elisabetta Casellati denunciando «una deplorevole provocazione, fatta in maniera illecita, senza rispetto per il domicilio privato di una famiglia tunisina». All'autorità per la privacy è già arrivata una segnalazione e il presidente Antonello Soro anticipa: «La esamineremo».

Ultimo aggiornamento: 13:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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