Partito unico, Salvini ad Arcore. Berlusconi: «Sei tu il mio erede»

Partito unico, Salvini ad Arcore. Berlusconi: «Sei tu il mio erede»
di Mario Ajello
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Lunedì 21 Giugno 2021, 07:37 - Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 10:08

I due si parlano. Cenano insieme. Gioiscono per la Nazionale: «Possiamo vincere gli Europei». Apprezzano Oscar di Montigny, dirigente di Banca Mediolanum, come candidato sindaco a Milano. Si fanno i complimenti a vicenda. Berlusconi a Salvini: «Mi è piaciuta molto la vostra manifestazione, tutta colorata di azzurro, moderata e sulla giustizia tu sei il mio erede. Questa è l'Italia che serve per mandare avanti l'Italia, gente senza grilli per la testa, che lavora e vuole fare. Ecco un bel popolo, caro Matteo. A cui dobbiamo dare un grande partito unitario». E Salvini: «Presidente, si deve a te l'esistenza di questa Italia moderata e laboriosa, la porteremo al governo nel 2023». I due leader viaggiano insieme, ormai, ma l'assenza di Giorgia Meloni sul convoglio del partito unitario è l'ostacolo insormontabile adesso e difficilmente superabile poi. Specie tra i leghisti si ragiona così: «È troppa la sproporzione delle percentuali nostre e di Forza Italia. Troppo grandi noi e troppo piccoli loro. Ma soprattutto è troppo grande FdI che resta fuori dal progetto del partito unitario». Quindi non se ne farà niente anche se Silvio e Matteo vorrebbero tanto fare?

GLI OSTACOLI

Perfino chi ha doppia tessera sia leghista sia forzista, come il senatore Giro, è scettico proprio considerando il rischio che il tutto finisca per essere un'annessione dei berlusconiani ai leghisti. E comunque, la cena di Arcore - dove Matteo ha dato a Silvio di moduli per sottoscrivere i referendum di leghisti e radicali sulla giustizia: «La tua firma vale oro» - trasuda di reciproca voglia di fare un percorso comune tra Salvini e Berlusconi: uno ha bisogno di non farsi superare da Fratelli d'Italia, e con l'aggiunta degli azzurri l'obiettivo è possibile, per l'altro è necessario dare un futuro - in un listone condiviso - a Forza Italia ormai sempre più debole.

E dunque la convitata di pietra della cena di Arcore è la Meloni. Lo schema non ancora esplicitato nella cena prevede, più che il partito unitario che non ci potrà essere, una sorta di cartellone pre-elettorale tra Lega e Forza Italia con candidati comuni, che o porterà Salvini a Palazzo Chigi con il voto del 2023 oppure - ipotesi tutt'altro che da scartare - fungerà da bilanciamento forte rispetto alla leader di FdI che da guida del partito più votato potrebbe sedersi direttamente lei nel ruolo di capo del governo del centrodestra.

Berlusconi, l'appello a Salvini e Meloni: «Costruiamo partito unico entro il 2023»

Nel frattempo, la suggestione del partito unico ci sta benissimo. Ma come suggestione appunto. «E' indispensabile farlo entro il 2023, sarà lo strumento per far ripartire davvero l'Italia», dice Berlusconi a Salvini: «Ma Giorgia non riusciamo proprio a convincerla?». «Diamo tempo al tempo», è la linea di Salvini. E in effetti le evoluzioni politiche, le salite e le discese, sono così repentine che chissà. Anche partecipando telefonicamente alla Convention di Forza Italia nel Bergamasco, il Cavaliere, ha rivolto il suo appello per il partito unico: «Un grande partito repubblicano». Il cui padre nobile - «Ti trovo bene, Presidente, ci batti a tutti», gli ha detto Salvini - sarà il Cavaliere: «Sono ancora in campo e intendo rimanerci», ha ribadito infatti lui.

LA FAMIGLIA

E ancora Berlusconi, ai forzisti, a tutti i suoi interlocutori e a Salvini soprattutto: «Abbiamo quasi due anni di tempo, fino alle elezioni del 2023, per costruire dal basso il centrodestra unito, con una attività intensa, cominciando da un coordinamento delle iniziative parlamentari, e poi coinvolgendo tante persone e tante energie. Si tratta di trasformare in un movimento politico unitario quello che già oggi è il comune sentire di tanti elettori di centrodestra. La manifestazione della Lega a Roma, senza urla scomposte, senza i vecchi estremismi, ci ha detto questo: siamo lo stesso popolo e dobbiamo essere lo stesso partito».

Il Cavaliere ha voluto smentire con forza le indiscrezioni su un «contrattò stipulato da Salvini con i suoi figli, Marina e Pier Silvio», per il passaggio di Forza Italia al Carroccio: «Qualsiasi decisione su Forza Italia la prendo io facendo sintesi con il nostro gruppo dirigente». Un modo per placare le ansie degli azzurri. Che restano profonde però. Mentre Giorgia fa spallucce di fronte ai progetti di Matteo e Silvio.
 

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